Georges Adéagbo. ‘La rencontre..!’ Venise-Florence..!
di - pubblicato il 03 Aprile, 2008 in Mostre
Di Daniela Vannini
Non è la classica mostra. Non ci sono scenografie di grande effetto, né quadri corredati da didascalie. C’è tutto quello che non vi aspettereste di trovare. Per esempio, una bottiglia di birra vuota, una vecchia edizione di Notti al circo di Angela Carter in tedesco, stralci di giornali, stracci logorati dal tempo, vecchie riviste, libri usati, oggetti etnici, angeli ovunque, una multa, souvenir e pezzi kitsch. Tutto questo e non solo è “La Rencontre”…! Venise – Florence…! Di Georges Adéagbo, considerato il più importante artista dell’Africa occidentale.
La mostra – promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Firenze e Frittelli arte contemporanea - è stata inaugurata sabato 29 marzo nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, a Firenze e proseguirà fino al 18 giugno 2008.

L’incontro di Georges Adéagbo con la cultura occidentale avviene sullo sfondo di due città, Venezia e Firenze, ricche di storia, cultura e arte, dove l’artista africano più importante a livello internazionale, ha scelto di realizzare le sue istallazioni.
Scoperto nel 1993 a Cotonou (Benin, Africa), dove vive e lavora, per caso da un curatore francese, Georges Adéagbo inizia una nuova fase della sua vita dedicata interamente all’arte. Ma, è la Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1999 e poi Documenta di Kassel nel 2002 a consacrarlo come artista di livello internazionale. Nel 2005, avviene l’incontro con i curatori Chiara Bertola e Stephen Kohler che sfocia, appunto nel percorso espositivo “La Rencontre”…! Venise – Florence…! allestito nel museo della Famiglia Querini, e oggi esposta a Firenze.
Due le sedi espositive: la prima è ospitata presso le sale monumentali di Palazzo Vecchio che per la prima volta apre le sue porte all’arte contemporanea. Un gesto, questo, che rappresenta un segno forte di discontinuità col passato aprendo la strada all’incontro tra culture diverse, tra passato e contemporaneità. E’ in un certo senso, un modo per reinventare la nostra storia attraverso uno sguardo ‘altro’ per aiutarci a capire il nostro tempo, ma anche a guardare in una prospettiva diversa il nostro passato.
Le sale sono allestite con eleganza e sobrietà: gli oggetti entrano in punta di piedi cercando il margine e mai il primo piano. Oggetti completamente diversi dialogano con i dipinti del Vasari del ‘500 e del ‘600 dando vita a inediti richiami e significati.
Le istallazioni di Adéagbo sono ‘site specific’. Nascono in funzione del luogo, della sua storia e dei personaggi che l’hanno resa grande. E così, il Putto con Delfino di Andrea del Verrocchio (1435-1488), un bronzo alto 67 centimetri, e la scultura africana in bronzo di Georges Adéagbo che raffigura una persona morta e che viene posta sul pennacchio durante le processioni vudu s’incontrano. La povertà dell’uno accanto alla ricchezza dell’altro regala una sensazione straniante accentuata dal gioco delle loro ombre riflesse sulla parete.
Nel suo modo di fare arte, non c’è più una versione canonica da rispettare. Per Adéagbo occorre superare l’interpretazione che abbiamo ereditato dai libri di storia. Lui, infatti, con le sue opere riesce a scardinare lo sguardo sull’arte occidentale, rompendo ogni gerarchia e riportando tutto a un livello aulico, anche ciò che di per sé non lo è.
Le opere rinascimentali vengono staccate da noi e riracccontate da altri, da un sapere primitivo africano che evoca antichi riti sciamani.

Spostandoci nella galleria Frittelli, seconda tappa di questo percorso espositivo, si ha la stessa percezione guardando la riproduzione di una Venere di Botticelli dipinta su un piccolo separé dal sapore esotico dove Venere appare come una sirena appena uscita dall’acqua inghirlandata di fiori tropicali.
Qui, l’arte di Adéagbo esplode e si espande in totale libertà. Lo spazio diventa espansione dell’arte, del corpo, del pensiero, dell’anima.
Tutto è minuziosamente studiato dall’artista che colloca ogni pezzo in maniera straordinariamente poetica creando vere e proprie catene di fantasie e storie africane contaminate dalla cultura occidentale invitando chi le osserva a trovare interpretazioni personali.
Al visitatore attento è lasciato il compito di decodificare il messaggio che l’arte di Adéagbo vuole veicolare, che non è mai una sola verità, ma tante. Come dimostrano i messaggini che l’artista lascia in ogni stanza allestita, piccole tracce come in una caccia al tesoro. Sono messaggi di pace tra i popoli, tra individui, tra uomo e donna, per “vedersi e conoscersi, dove, si potrebbe e si può vedersi e conoscersi” (Il Luogo dell’Incontro). E allora, scoprite il vostro tesoro, la vostra chiave di lettura. Per chi è interessato a scoprire la magia dell’arte di Adéagbo, è disponibile anche il catalogo in condizione Carlo Cambi (Siena) e edizioni Spaziotempo (Firenze), con la presentazione di Carlo Frittelli, e i testi di Chiara Bertola, Laura Cherubini, Stephan Kohler e Pier Luigi Tazzi.
Per informazioni: FritteliArte Contemporanea,
www.frittelliarte.it
info@frittelliarte.it
Daniela Vannini
Le due foto pubblicate ci sono state gentilmente fornite da FrittelliArte Contemporanea a esclusiva integrazione del presente articolo.