Garofalo

di Cinzia Colzi // pubblicato il 06 Aprile, 2008

Prorogata al 20 luglio 2008

Eccoci alla prima realizzazione di Ermitage Italia a Ferrara (centro studi e ricerche italorusse inaugurato lo scorso 20 ottobre, di cui Katty vi ha riferito nell'articolo precedente) e se, nel 1720, epoca di Pietro il Grande, la prima opera del Rinascimento italiano giunta in Russia, seppur con l’erronea attribuzione a Raffaello, fu un dipinto di Benvenuto Tisi (quella Deposizione che il cardinal Ottoboni aveva regalato all’agente commerciale dello Zar a Venezia, Petr Beklemisev e che questi aveva “avuto l’ardire…di umilmente portare” alla Maestà Imperiale), è perfettamente comprensibile il perché sia stato scelto di iniziare con una mostra dedicata all'arte di Garofalo.

Ferrarese, fra i maggiori protagonisti della cultura figurativa del Cinquecento, di cui il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo conserva un importante nucleo di opere, la rassegna a lui dedicata, si colloca a conclusione delle manifestazioni di Ferrara città del Rinascimento, indagando l'intera carriera artistica di uno degli artefici di quel periodo felice quando la città estense divenne punta di diamante nel sistema delle corti padane.

Le rotte della storia del collezionismo contribuirono alla dispersione già con la devoluzione del 1598, fino alle razzie napoleoniche. Garofalo ne fu protagonista perché sempre elegante e raffinato e, nelle opere profane, ricco di delicatezza tanto da poter essere confuso talvolta con Raffaello, Tiziano e, più comprensibilmente, con Dosso. Nelle vendite e negli inventari dei due secoli successivi, quando il più delle volte rimaneva se stesso, godeva di un discreto apprezzamento nelle raccolte aristocratiche risultando ben delineate, sia in contesti italiani che europei, tutte le peculiarità della scuola ferrarese del Cinquecento.

Oggi, ricomposto nella prima monografica dedicatagli, arricchito con tutti gli esiti degli studi dell'ultimo ventennio, viene ospitato negli straordinari spazi del Castello Estense dalle cui finestre l'affaccio è sempre emozione indescrivibile.
La mostra, con il temporaneo rientro a Ferrara della maggior parte delle sue opere e il percorso integrato "L'Arte di Garofalo, dalla mostra alla città", permette di ammirare quasi l'ottanta per cento della produzione.

Operazione unica e irripetibile (provate a vedere dove si trova il museo di Khabarovsk che ha prestato La moltiplicazione dei pani e dei pesci ove, a destra in basso, la critica identifica l'autore) curata da Tatiana Kustodieva e Mauro Lucco, e con il contributo dei direttori scientifici di Ermitage Italia, Irina Artemieva e Francesca Cappelletti, e del presidente del comitato scientifico della neonata Fondazione, Michail Piotrovsky, la prima mostra dedicata a Garofalo ci fa scoprire il “Raffaello ferrarese” come lo defini il solito ben informato Vasari.

(Apro una parentesi un po' più lunga a beneficio di chi vorrà aprofondire la biografia: la maggior parte della critica non ritiene valida l’indicazione delle Vite di Vasari che data al 1500 un primo viaggio di Garofalo a Roma. Altrettante perplessità riguardano anche il secondo viaggio nel 1505 dove, sempre secondo "l'Informatissimo", avrebbe ammirato “i miracoli che si predicavano di Raffaello da Urbino e della cappella di Giulio stata dipinta dal Buonarroto”. In quell’anno Raffaello era a Firenze e non aveva ancora iniziato il lavoro per il Papa, mentre Michelangelo era impegnato a disegnare i progetti per il Mausoleo di Giulio II e nel 1507 fuggiva a Firenze, in seguito a una lite con il Pontefice. La critica più recente data quindi la presenza del Tisi a Roma intorno al 1513-14 facendo riferimento soprattutto ad alcune opere, precedenti al 1515, dove sono evidenti influenze stilistiche riferibili al classicismo romano e all’opera di Raffaello, come per esempio la Pala Suxena, realizzata nel dicembre del 1514 per la Chiesa di Santo Spirito a Ferrara).

Sono rimasta piacevolmente sopresa nello scoprire Garofalo a "tutto tondo" perché, fino a venerdì scorso, la sua opera era stata vista in segmenti e in comparazioni che non andavano mai oltre la dozzina di opere. Colpisce quella sua elaborazione di una formula artistica personale basata su armoniose composizioni in sconfinati paesaggi e l'invenzione delle montagne (unicum assoluto) dove le figure prendono vita dal serio studio unito alla profonda meditazione utilizzando la passione giovanile per la materia e il colore di Giorgione e di Tiziano e le forme classiche della maturità di Raffaello, frutto dei suoi viaggi a Venezia e a Roma, restando però coerente ai principi di naturalismo e classicismo.

Fedeltà e coerenza che oggi ci fanno definire Garofalo uno dei più influenti protagonisti di quell'effimero miracolo della cultura figurativa ferrarese e grazie a questo evento, non sarà più possibile metterlo in discussione.
Se per qualche ragione, non ce la farete proprio ad andare a Ferrara entro in 6 luglio, non lasciatevi sfuggire il volume edito da Skira, lettura avvincente che ha ritardato la pubblicazione di questo articolo di ben due giorni!

Per tutte le informazioni, oltre a intinerari e promozioni
www.mostragarofalo.it

 

Dettagli