Formule, prima biennale d’arte contemporanea a Sabbioneta

di Martina Tinti // pubblicato il 17 Settembre, 2008

Sabbioneta si trova in provincia di Mantova. La sua costruzione e ideazione si devono a Vespasiano Gonzaga tra il 1556 e il 1591. Egli volle creare una “città ideale” sulla scia degli studi del periodo nati dalla riscoperta dei trattati di Vitruvio, alla ricerca di una città a misura d'uomo, nella quale buon governo e architettura elaborata secondo criteri geometrici precisi potessero concorrere a permettere una vita civile armoniosa e decorosa.
La città è difesa da una cinta muraria esagonale e all'interno del reticolo urbano ortogonale, due piazze formano i due centri principali: Piazza d'Armi, sulla quale si affaccia il Palazzo del Giardino, centro della vita privata del Signore, decorato da Bernardino Campi e collaboratori e collegato ad una Galleria degli Antichi, nella quale doveva essere esposta la collezione di antichità del duca, testimonianza della sua passione per gli antichi, appunto, in linea con la cultura della famiglia Gonzaga; Piazza Ducale centro, invece, della vita pubblica di Vespasiano Gonzaga, ospita il Palazzo Ducale, luogo di rappresentanza e sede amministrativa.
Tra le due piazze, in ideale connessione, è collocato il Teatro all'Antica, un gioiello costruito tra il 1588 e il 1590 su progetto di Vincenzo Scamozzi.
La sua importanza deriva dal fatto che è il primo teatro in Italia progettato ex novo e non in un edificio preesistente, fornito anche di foyer e camerini per gli artisti con ingresso separato. Recentemente, il 7 luglio 2008, Sabbioneta insieme a Mantova, è stata iscritta dal Comitato dell'Unesco nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità, perchè, come si legge nel comunicato stampa, “rappresenta la messa in atto delle teorie del periodo riguardanti la progettazione della città ideale”... “Entambe le città offrono straordinarie testimonianze delle realizzazioni urbanistiche ed artistiche degli ideali del Rinascimento, incoraggiati e sostenuti dagli interventi della dinastia Gonzaga.”

All'interno degli ambienti ricchi di storia di Palazzo Ducale si snoda, da quest'anno per la prima volta, la Biennale d'arte contemporanea “Formule”, che raccoglie 150 opere di artisti provenienti, oltre che dall'Italia, da Messico, Argentina, Senegal, Marocco, Cina, Giappone, Stati Uniti, con un omaggio a Sandro Chia e una sezione dedicata al rapporto arte-scienza.
La Biennale nasce dall'esigenza di riflessione sulla molteplicità di forme, tecniche, processi creativi che caratterizzano il moderno mondo globale dell'arte ed è quindi, con le parole della curatrice Stefania Provinciali, “...uno sguardo sulla storia dell'arte di oggi e del futuro, con un approccio emozionante nei confronti della ricerca spaziale. Nasce da questi presupposti l'idea di Formule, formule dell'arte in quanto espressione di materia e materiali seppur composti in modo creativo, e formule della scienza , in quanto espressione di una tecnica, di una tecnologia codificata, che insieme paiono destinate a dare altri, essenziali significati all'operazione artistica.”.

Sono presenti artisti affermati e nuove promesse, ma ogni artista ha avuto la possibilità di esporre più opere così da poter esprimere appieno la propria personalità e la sperimentazione è la parola d'ordine.
Gli artisti presenti sono: Jonathan Guaitamacchi (pittura), Stefano Di Stasio (pittura), Sandro Chia (pittura e scultura), Giovanni Sala (pittura), Candida Ferrari (installazioni), Matteo Ferretti (installazioni), Stefano Grilli (video), Caterina Orzi (processi creativi), Marco Nereo Rotelli (pittura e installazioni), Giovanni Fiamminghi (installazioni e video), Liuccia Buzzoni (installazioni e video), Andrea Jori (scultura e installazioni), Walter Vallini (art design), Tea Giobbio (fotografia), Valerio Tedeschi (scultura), Vittorio Valente (installazioni), Alex Guzzetti (installazioni), Enzo Rovella (pittura), José Luis Gutiérrez (scultura), Gustavo Aceves (pittura), Gabriela Malvido (fotografia), Arturo Rivera (pittura), Javier Marin (scultura), Nicolas Leiva (pittura e scultura), Bassirou Dieng (pittura), Xiao Ge (fotografa, perfomance ed installazioni), Ma Han (scultura), Michelle Odelin (pittura), Giovanni Lunardi (fotografia), Jill Mathis (fotografia), Fukush Ito (installazioni).

Personalmente ho trovato molto interessante e stimolante il dialogo tra le opere e il palazzo cinquecentesco.
Molte sale sono decorate o con affreschi o con soffitti lignei, realizzati da Bernardino Campi e da collaboratori cremonesi.Le più conosciute: la Sala di Diana presenta un affresco centrale raffigurante Diana e Endimione mentre il resto della decorazione è a grottesche, ma questo non appare in contrasto con le opere di Sandro Chia, esponente della Transavanguardia, qui presente con una ripresa della pittura e del disegno in paesaggi ricchi di cromatismi corposi e sculture che guardano alla Cina; la Sala del Duca d'Alba, contenente un grande camino in marmo rosa di Verona e il soffitto ligneo dorato a cassettoni, si sposa appieno con le opere di Stefano di Stasio, uno dei protagonisti del ritorno al figurativo degli ultimi vent'anni e le fotografie dell'argentina Tea Giobbio; bellissima la Sala delle Aquile con le statue equestri lignee della stirpe dei Gonzaga scolpite per celebrare le virtù militari della famiglia nel 1587, uniche sopravvissute ad un incendio ottocentesco.
Così la Sala degli Imperatori, nella quale originariamente erano collocati i busti marmorei di imperatori romani, con il soffitto scolpito, dipinto e dorato con gli stemmi dei Gonzaga, Colonna e Aragona, unite da politiche matrimoniali, con le opere in maiolica dipinta di Nicolas Leiva, le porte dorate di Marco Nereo Rotelli, l'art design di Walter Vallini; la Galleria degli Antenati, così chiamata per i ritratti in bassorilievo degli esponenti principali della famiglia, tra i quali il primo Gonzaga signore di Mantova (inizialmente Corradi da Gonzaga) che assunse il potere nel 1328 e quello del duca stesso, pensata da Vespasiano secondo il gusto degli antichi di porre nell'atrio delle domus i ritratti degli avi, allestita con i monocromi essenziali di Giovanni Sala e le sculture brulicanti del cinese Ma Han.

La sezione dedicata ad arte e scienza presenta la ricerca svolta dall’artista italiana Liuccia Buzzoni in collaborazione con Agenzia Spaziale Italiana, Agenzia Spaziale Europea, astronauti, industria spaziale, docenti universitari. Il progetto “I colori nello spazio” riguarda la Stazione Spaziale Internazionale e l'utilizzo di colori a bordo. Attraverso la percezione dei colori e l'espressione della creatività con l'uso di pellicole colorate gli astronauti riescono a mantenere il contatto con se stessi anche nell'ambiente asettico dello spazio provando sensazioni “terrestri” e naturali ed aumentando il benessere del corpo e della mente. tutto questo in previsione di una futura vita nello spazio.

La mostra, su progetto artistico di Stefania Provinciali, è organizzata dal Comune di Sabbioneta (Mantova) con il patrocinio onorario dell’Ambasciata del Messico, di Regione Lombardia e Provincia di Mantova ed è realizzata grazie alla sensibilità dell’imprenditore Luigi Ghisini, (Padania Alimenti) da sempre appassionato sostenitore dell’arte contemporanea. Hanno dato la loro collaborazione il Centro Italiano per le Arti e la Cultura di Torino, Barbara Paci - Galleria d’arte Pietrasanta .

Il progetto di allestimento è di Walter Vallini. Coordinamento e progetto grafico Studio Sala Advertising.
Fino  al 12 ottobre 2008.  
Orari: 9.30 – 12.30 e dalle 15 - 18. Chiuso il lunedì.
Contatti: Ufficio Eventi Culturali
e-mail: a.ghizzardi@comune.sabbioneta.mn.it

 

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