Fontana è proprio Fontana (a Genova)

di Flavia Molinari // pubblicato il 13 Novembre, 2008

Con Lucio Fontana (Rosario di Santa Fé 1899 - Comabbio, Varese 1968) l’arte ha avuto sicuramente una nuova vita e la mostra retrospettiva, allestita nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale di Genova, lo fa capire senza difficoltà, in quanto sono state riunite moltissime opere, tutte realizzate da lui nei vari periodi della sua vita artistica.

Questa esposizione per la prima volta pone l’accento soprattutto sul tono dei colori usati dal maestro nel tentativo di entrare in maniera profonda nello spirito e nei sentimenti che lo animavano. E questa scelta ha lo scopo preciso di suscitare emozioni spontanee, come desiderava Fontana, che conducano a riflettere sulle “distanze create dalla nostra contemporaneità”.

In “Lucio Fontana luce e colore” sono esposte ben 130 opere, tutte scelte pensando a tre criteri e basta: la luce, il colore e gli ambienti. Il suo percorso è, come ho già detto, insolito, assolutamente non cronologico, ma “di colore”. Nelle stesse sale sono stati messi insieme i “buchi”, le “pietre”, gli “olii”, le “Venezie”, i “teatrini”, le “Fine di Dio”, le “ellissi” e i “tagli” uniti solo dall’essere monocromatici e creati dallo stesso grande e inimitabile poeta: Lucio Fontana.

Sono profondamente convinta che non è facile trovare una capacità espressiva viva e percepibile capace di mediare tra concetti così diversi come l’infinità dell’universo e lo spazio che ci circonda, tra la luce e il colore come è riuscito a fare questo artista che ha anticipato di parecchio le filosofie artistiche di molti artisti dopo di lui.

Faccio un passo indietro per entrare insieme a chi mi legge nel Palazzo Ducale: nel cortile è stato ricostruito il bellissimo arabesco al neon preparato nel 1951 per la Triennale di Milano, si tratta di un particolare impiego della luce, tale da evolversi e condurti nello spazio con leggerezza e armonia. L’immagine che vedete è proprio quella che ha fatto epoca, quella dello scalone presente all’interno della Triennale.



“Lustratici” gli occhi con questa opera, si può raggiungere, al piano nobile, l’esposizione già ben predisposti, pronti a entrare nella prima sala, quella dove sono esposte le opere nere, quelle che hanno fatto conoscere il mondo di Fontana e gli stanno più strettamente vicine.

Nella successiva sala rosa si dovrebbe avere la sensazione che l’artista desideri raggiungere Dio, che il mondo sia “rose e fiori”, ma personalmente ho sentito queste sfumature come se fossero forzate, fatte per accontentare qualche amico (era molto generoso, lo si sa) non personalmente ricercate e volute: insomma l’insieme non mi è piaciuto.

Di seguito c’è la sala oro dove salta fuori il Fontana “barocco”, cioè l’artista è riuscito a fare scaturire lo spazio dalle sue opere provocando una ridondanza di forme semplici ma libere e piene, proprio rinnegando la complessità di ciò che è per lui attuale. Bisogna pensare che prima di lui sulle tele si simulava uno spazio, poi, grazie alle sue ricerche, è la superficie che diventa tridimensionale. Fontana non riproduce lo spazio, ma, visto che esso è una caratteristica della materia, cerca lo spazio reale, quello insito nella materia stessa e lo inserisce direttamente sulla tela.

Eccoci arrivati alla sala rossa, che racconta la gioia e la felicità dell’età più adulta e che lascia stupiti per la quantità di rossi, uno diverso dall’altro, che possono essere creati. Questa considerazione, è evidente, si riesce a fare per tutti i colori proprio perché sono esposte una accanto all’altra tante opere tutte quante della stessa sfumatura.



Entrando nella successiva sala bianca si percepisce un silenzio direi quasi mistico che conduce a riflettere su se stessi e, naturalmente, su quello che si vede; nella sala gialla sono esposti i primi tagli che manifestano la filosofia che li ha fatti nascere, quindi hanno un ritmo direi poetico e esprimono la leggerezza dell’aria e dello spirito.

La sala marrone dovrebbe essere la manifestazione della luce e degli spazi, ma, sicuramente influenzata dalle mie scelte coloristiche molto radicate, non mi ha creato particolari sensazioni, anzi mi ha quasi annoiato.

Entrando nella sala dove si trova il grande lampadario eseguito con neon bianchi e azzurri per il cinema Duse di Pesaro nel 1959/60 ci si riconcilia con lo spirito “illuminante” di Fontana e ci permette di vedere le varie “Nature”, saggiamente esposte nella Cappella Ducale, con il desiderio di tenere in debito conto i valori concettuali che hanno sempre animato e indirizzato l’artista.



Ho lasciato per ultime le due sale dove sono esposte le ceramiche perché danno una simpatica idea della gioia di vivere e di creare divertendosi: impastare l’argilla a caso, ficcandoci dentro le dita senza uno scopo predefinito, dà la possibilità di scoprire che sono nate, dopo avere modificato qualche cosetta, creature nuove, vive e felici di essere state scoperte nella massa della terra che le avvolgeva prima. Questa è la sensazione che provo guardando quelle sculture. Ci sono, è evidente, anche quelle studiate a tavolino, ma hanno il pregio di essere tutte composizioni sprizzanti vitalità, allegria, energia.

Naturalmente sono state organizzate tantissime attività collaterali, coprono tutto il periodo della mostra (sino al 5 febbraio), che vanno dagli incontri di approfondimento, alle visite guidate, ai corsi sull’arte contemporanea, alle sessioni didattiche per grandi e piccini e per le intere famiglie, tutte manifestazioni rintracciabili nel sito www.palazzoducale.genova.it

Al catalogo che accompagna la mostra, di Skira Editoriale e contenente i testi dei curatori Sergio Casoli e Elena Guerra, ha collaborato la Fondazione Fontana e molti artisti e critici internazionalmente conosciuti, in modo da offrire una più possibile completa valutazione su questo artista così interessante. 

   Flavia Molinari


Fino al 5 febbraio 2009
orario: dalle 9,00 alle 19,00; chiuso lunedì



Didascalie immagini in ordine di pubblicazione
- L. Fontana - Struttura al neon -1951-Triennale Milano A 1 - Tab 94
 
Concetto Spaziale. La Fine di Dio, (63 FD 11), 1963,
  Olio, squarci buchi e graffiti su tela 178 x 123 cm, Collezione privata
- L. Fontana - Concetto spaziale Venezia d'oro - Olio graffiti e vetri su tela oro
  64X50 - 61 O 4 - bis - tab133 – RGB
- Fondazione Lucio Fontana-ConcettoSpaziale 1961
  olio su tela cm65X61-61 0 69
- L. Fontana - Concetto spaziale - Teatrino 65TE40 - Tab71 - RGB
- Pescado 1940- (FLF n.2866/11), 1940,
  Ceramica policromata, 30 x 34 x 20 cm, Collezione privata 

 

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