Firenze e gli antichi Paesi Bassi

di Katty Colzi // pubblicato il 19 Giugno, 2008

Una parentesi alla vacanza al mare per salire in auto, molte ore di strada fra andata e ritorno.
Quella che sulla carta poteva apparire una rinuncia faticosa si è rivelata occasione unica e irripetibile.
Nel cinquantenario della fondazione, l’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze con la Soprintendenza e il Polo Museale della città di Firenze e il contributo dell'Ente Cassa di Risparmio, hanno allestito una mostra mozzafiato dedicata alle relazioni artistiche tra l’Italia e i Paesi Bassi nel Quattrocento.
Riferisco di un evento che lascerà un segno indelebile permettendo di godere visivamente e approfondire le ipotesi proposte in catalogo, edito da Sillabe, (come quella della Resurrezione di Cristo del Andrea del Verrocchio) di temi che fino a ieri erano considerati teoremi degli storici dell'arte.

Da domani e fino al 26 ottobre 2008, la Sala Binca di Palazzo Pitti ospita "Firenze e gli antichi Paesi Bassi 1430-1530 dialoghi tra artisti: da Jan van Eyck a Ghirlandaio, da Memling a Raffaello" il cui titolo sintetizza le  specificità per un percorso che permette la comprensione, come ha fatto notare la Soprintentente Cristina Acidini, di quanto i Fiorentini del Quattrocento abbiano "molto più preso che dato" in termini di gusto per la raffigurazione e del paesaggio.

Fu per i rapporti commerciali con gli antichi Paesi Bassi che si sviluppo l'interesse artistico per le scuole pittoriche di quelle regioni nel Quattrocento in Italia, in particolare nella Firenze dei Medici.
L’adozione dell’olio come legante dei colori, anche se già noto dal Medio Evo, si diffuse per i brillantissimi risultati della pittura di Jan van Eyck e dei suoi seguaci.

Il largo interesse a Firenze è dimostrato dalla massiccia presenza di opere nordiche nelle collezioni di importanti  Famiglie (Portinari, Baroncelli, Tani, Pagagnotti) accreditate a Bruges come rappresentanti di imprese commerciali e bancarie (Banco dei Medici) agendo da elemento di congiunzione tra il mercato locale e la richiesta italiana, intermediari o acquirenti di opere destinate a chiese e palazzi.

Gli artisti fiorentini erano sensibili alle innovazioni di quella pittura con la presenza in città dei capolavori di Jan van Eyck, Rogier van der Weyden, Hans Memling (oltre a quelli di altri maestri degli antichi Paesi Bassi la cui opera più celebre é il Trittico Portinari di Hugo van der Goes della Galleria degli Uffizi, installato sull’altare maggiore della chiesa di Sant’Egidio a Santa Maria Nuova nel 1483, che suscitò un forte impatto nell’ambiente).

Per tutti (dal Beato Angelico e Filippo Lippi a Botticelli, Leonardo, Perugino e Ghirlandaio, da Lorenzo di Credi a Fra’ Bartolomeo, fino a Raffaello, Andrea del Sarto e Pontormo) quella poetica luce e l’osservazione analitica dei paesaggi, degli interni e delle cose, che conferiscono consistenza tattile ed emotiva ai personaggi e agli ambienti, con le più varie sfumature entra a far parte integrante del linguaggio figurativo del rinascimento fiorentino.
La mostra offre proprio la panoramica completa di quel secolo che va dal 1430 al 1530 con una selezione di capolavori anche ricomposti grazie ai prestiti dei musei che hanno permesso, come nel caso dei due trittici Pagagnotti di Hans Memling e del Maestro della Leggenda di Sant’Orsola, le cui tavole sono oggi divise tra musei di Cherbourg, Fiesole, Firenze, Londra e New York. 
Inoltre, con arguti accostamenti, viene evidenziata l’attenzione che i fiorentini riservavano a quei nuovi modelli, ma anche la radicale diversità della loro concezione spaziale e la piena indipendenza delle soluzioni pittoriche, tanto nei temi sacri come nei ritratti e non fu certo un caso se anche a Firenze riprese vigore la produzione di piccoli dittici e trittici portatili, con gli sportelli chiudibili dipinti a monocromo sui versi.

Realtà che il grande pubblico può ora ammirare, è il frutto tangibile di mezzo secolo di presenza nel tessuto sociale fiorentino della Istituzione olandese con lo studio sistematico dell’arte fiamminga e olandese, nei suoi rapporti con quella italiana, pone un confronto diretto fra capolavori delle scuole pittoriche fiorentine e degli antichi Paesi Bassi.
Unite per la prima volta (l'ultima risale al 1946) con lo scopo di verificare l’effettiva realtà degli influssi in relazione all'autonomia stilistica delle due scuole.

Concludo sottolineando come certi risultati siano stai raggiunti attraverso la cordiale intesa fra le due culture, ancora valida attraverso il comune impegno di studi in Olanda e Italia.

Queste sono le cose che fanno bene all'arte e Firenze, in questo periodo, ne è la dimostrazione più limpida con i vari allestimenti proposti.

 

Dettagli

Didascalie immagini:

- Jan van Eyck
(Maaseyck (?) ca. 1390- Bruges 1441)
San Girolamo nello studio,
carta su tavola, Institute of Art, Detroit

- Jan van Eyck
(Maaseyck (?) ca. 1390- Bruges 1441),
Ritratto di un uomo anziano (Niccolò Albergati?)
tavola, cm.34,1x27,3
Gemäldegalerie, Kunsthistoriches Museum, Vienna

- Hans Memling
(Seligenstadt ca. 1455- Bruges 1494),
Passione di Cristo
olio su tavola, cm 56,7x92,2
Galleria Sabauda, Torino

- Petrus Christus
(Baarle-Hertog 1410/1420 –
Bruges ante 1475),
Madonna e Bambino in trono sotto un portico
tavola cm. 49x34
Museo del Prado, Madrid

- Rogier van der Weyden
(Tournay ca. 1400- Bruxelles 1464),
Filippo il Buono (1396-1467) duca di Borgogna
Groeningemuseum, Stedijlike Musea, Bruges

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 26 Ottobre, 2008
  • Indirizzo: Sala Binca, Palazzo Pitti, Firenze

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