Firenze celebra i 60 anni della Costituzione italiana
di // pubblicato il 01 Aprile, 2008
di Daniela Vannini
Sacralità e semplicità. E’ il binomio con il quale la città di Firenze ha scelto di festeggiare il 60° anniversario della Costituzione italiana. E, lo ha fatto con un atto che racchiude in sé tutta la potenza e l’immediatezza dell’oralità: la lettura.
Moltissime le voci che ieri - alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - risuonavano nell’imponente Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, proprio dove 143 anni fa si riunì la camera dei deputati, quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia.

L’evento è stato promosso dal ministro per i rapporti col Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Comune di Firenze, la Rai e il gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena.
Hanno partecipato i più alti esponenti delle istituzioni fiorentine e toscane, rappresentanti della politica, delle forze dell’Ordine e delle fedi religiose della città.
Nella lettura dei primi dodici articoli si sono alternate voci di personaggi noti come Leonardo Domenici, Denise Karbon, campionessa del mondo di slalom gigante, Lirio Abbate, giornalista e uno dei massimi esperti di criminalità organizzata, Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, Franco Cardini, l’astronauta Paolo Angelo Nespoli, a voci di persone comuni come Gianna Giovannini, pensionata, Ehjaoui Najia, operaia, la famiglia Paccosi. E poi lei, la piccola Agnese che con voce sicura ha esordito: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Tutti investiti della medesima solennità. Tutti diversi eppure tutti uguali, nella consapevolezza di essere uniti dai valori universali che questo testo racchiude.

A troneggiare sulla tribuna dell’Udienza, la festeggiata in formato gigante e rilegata in cotone bordeaux. Quella “tavola dei valori e dei principi in cui riconoscersi, dei diritti e dei doveri da rispettare” come ama definirla il capo dello Stato, oggi, a sessant’anni di distanza, si pone come ponte tra passato e futuro. Tra l’Italia di ieri, appena uscita dalla miseria della guerra, e l’Italia di oggi, agganciata all’Europa con la quale si trova a condividere lo stesso destino fatto di incognite, sfide e tensioni.
La speranza nei volti dei 230 ragazzi delle scuole elementari, medie, superiori e università presenti e la saggezza degli ammonimenti del Presidente si sono incontrate. Qui, nel cuore di Firenze, per far rivivere il patto che ci lega nel segno della libertà e della democrazia.
Ma, non sempre, come ricorda Napolitano rispondendo alle domande dei ragazzi, questi principi di pari dignità e uguaglianza tra i sessi vengono applicati. Fanno parte del nostro senso comune, però, sono ancora lontani dal realizzarsi concretamente. Così come, la tutela della vita del lavoratore e del lavoro in tutte le sue forme.

A riportarci a quegli anni, le musiche originali di Ferdinando Baroffio che accompagnano le immagini dei lavoratori, dei bambini mentre vanno a scuola, della gente riunita in piazza. E’ uno spaccato dell’Italia che si risveglia dopo la devastazione della guerra, e che ha voglia di ricostruire. Il cortometraggio sul biennio 1946-1948 - realizzato dal regista Andrea Chiodi e da Sergio Fabio Ferrari, grazie alla collaborazione dell’Istituto Luce e delle Teche Rai – ripercorre i momenti salienti della Costituente quando attorno allo stesso tavolo si ritrovano Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, che durante la guerra avevano diviso la stessa cella. Ma, a firmare insieme a Enrico De Nicola la Costituente sarà il successore di Saragat, il comunista Umberto Terracini, uno dei nomi più importanti della storia della sinistra italiana.
Allo stesso tavolo c’è Alcide De Gasperi, che guiderà il governo italiano per molti anni, Umberto Tupini: protagonisti della nascita della Democrazia Cristiana, che ha governato il paese per oltre un ventennio. E c’è anche il grande antifascista Piero Calamandrei, che con un viaggio nel pensiero invitava i giovani a cercare le origini lontane della loro Costituzione. “Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dov’è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero. Perché lì è nata la nostra Costituzione”. Dopo alcuni mesi, nell’aprile 1948 a New York l'Assemblea generale dell'ONU adotta la "Dichiarazione universale dei diritti fondamentali dell'uomo", un altro passo in avanti verso la libertà e la democrazia.

Alle voci ascoltate ieri a Palazzo Vecchio, si aggiungono quelle di 23 cittadini, tra stranieri e italiani, che leggono la Costituzione in italiano, rumeno, nigeriano, senegalese, arabo, filippino, romanè, spagnolo, somalo, albanese, cinese e portoghese.
Per ascoltarli, basta un semplice clic al sito www.lacostituzioneitaliana.eu.
Il video è un’iniziativa dell’assessorato all’accoglienza e integrazione, in collaborazione con il Consiglio degli stranieri del Comune di Firenze, l’associazione Nosotras e il centro polivalente La Fenice.
Dunque, la lettura non si fermerà entro le mura del salone dei Cinquecento. Nei prossimi mesi, infatti, uscirà per le vie di Firenze, nei luoghi più frequentati, per raggiungere soprattutto i cittadini stranieri allo scopo di creare una città comune, ricca nella sua pluralità, e nel rispetto delle norme.
Daniela Vannini