Filippo Napoletano alla corte di Cosimo II de’Medici

di Katty Colzi // pubblicato il 14 Dicembre, 2007

Alla Sala Bianca di Palazzo Pitti riflettori per un protagonista della cultura figurativa del primo Seicento, ingiustamente poco conosciuto: Filippo Napoletano

con una?cinquantina dei suoi quadretti di genere, dei suoi quadri sacri e di storia, e i suoi paesaggi dipinti per il granduca Cosimo II e allora distribuiti nelle stanze del suo appartamento.

Questo straordinario patrimonio ritorna riunito, nello stesso palazzo,?dopo che?Marco Chiarini lo ha identificato, rintracciando i singoli pezzi?nascosti sotto altri nomi o più spesso divenuti anonimi, nei depositi degli Uffizi e di Pitti, o in prestito ad uffici pubblici.

Dal Rinfrescatoio con frutta che raffigura un oggetto d?uso sulla tavola granducale, alle Conchiglie preziose che evocano intriganti profili umani; dalla Bottega dell?alchimista che richiama atmosfere di pratiche magiche, a Nettuno e Anfitrite che trasforma in una lucente favola in pietre dure le scenografie degli spettacoli di corte; dall?animata versione fiorentina della Caduta di San Paolo al Martirio di San Sebastiano alla luce della luna; dalla serie di paesaggi nitidi e insieme suggestivi, fino alla Fiera dell?Impruneta, resa celebre da una stampa del 1620 del lorenese Jacques Callot, esemplata sul dipinto del Napoletano, la vita e l?ambiente della Firenze medicea interpretata?con brillante fantasia che sorprende e affascina per la varietà dei soggetti e la qualità dell?esecuzione pittorica.

Accanto ai dipinti, una selezione?di disegni dell'Artista?(saggi del suo modo di lavorare e dell'interesse per il paesaggio, la scienza e l?anatomia) completano la presentazione dell'attività per la corte medicea e la scelta?di concentrare la mostra sulla produzione degli anni 1617-1621, trascorsi?a Firenze, è in linea con la serie di iniziative che da una quarantina d?anni volgono alla valorizzazione?del patrimonio delle Gallerie fiorentine.

Parlando di?Filippo, fu proprio lui a "inventare" e diffondere quel particolare aspetto della pittura di genere (precorrendo i ?Bamboccianti?) e di paesaggio, ispirandosi alla pittura olandese. Lavorando parallelamente?al fiammingo Paul Bril e al?romano Agostino Tassi,?la tipologia di paesaggio divenne assai varia con?grande influenza sulle generazioni più giovani, in particolare su Claude Lorrain e Salvator Rosa.

Filippo di Liagno, nome d?origine spagnola italianizzato in D?Angeli, detto Filippo Napoletano,?nasce a Roma nel 1589, ma é a?Napoli, dove la sua famiglia si era trasferita, che inizia la?formazione artistica, probabilmente nello studio del caravaggesco Carlo Sellitto, rientrando a Roma a?circa 25 anni?per cercarvi fortuna e il successo?è attestato dalla protezione accordatagli dal cardinal Del Monte (il primo protettore romano di Caravaggio)?che lo accoglie in casa e lo fa entrare in contatto con i Medici.

Nel?1617 Filippo?é?invitato dal cardinal Carlo de?Medici e?si trasferisce, appunto,?alla corte fiorentina con uno stipendio fisso e numerosissime richieste di opere. Dopo la morte del Granduca Cosimo II, nel 1621, rientra?a Roma?continuando la produzuine di?quadri di piccole dimensioni oltre alle?decorazioni?a fresco per?dimore patrizie,?affascinato dal paesaggio romano con?le?rovine antiche nella cui rappresentazioni si? avvicina ai modi degli olandesi Poelenburgh e Breenbergh.

La Soprintendente per il Polo Museale Cristina Acidini, alla presentazione della mostra ha fatto notare come l'evento ?corona le lunghe ricerche di Marco Chiarini nella prima monografia mai scritta sull'artista (Centro Di, Firenze) e aggiunge una sfaccettatura al già splendido diamante delle arti alla corte fiorentina del Seicento. E' una sfaccettatura che, in accordo con la personalità spiritosa e originale del pittore, guizza di bagliori inquieti e illumina un corpus di quadri piccoli e preziosi in cui l'amore per la natura prevale sulla resa accademica, lo spirito innovativo sulle convenzioni. Sarà, per il pubblico ma anche per molti addetti ai lavori, una piacevole scoperta, che contribuirà a motivare la stima per la committenza e il collezionismo granducali in un secolo tutt'altro che di decadenza, anzi percorso da fremiti di curiosità scientifica e - diremmo oggi - antropologica, che la pittura era pronta a captare e ad esprimere in termini visivi?.?

Una?Guida alla mostra , scritta da Marco Chiarini, è stata prodotta dalla casa editrice Centro Di per accompagnare i visitatori nel percorso visitabile fino al 27 aprile 2008.


Le immagini sono state fornite dagli Organizzatori dell'evento?a esclusivo utilizzo del presente articolo.

 

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