Fiamminghi e Olandesi. Disegni dalle collezioni degli Uffizi
di - pubblicato il 11 Luglio, 2008 in Mostre
Nell’ ambito del festival "Olandiamo?" nelle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’Istituto Olandese di Storia dell’Arte a Firenze è possibile visitare fino al 2 settembre la mostra Fiamminghi e Olandesi Firenze – Disegni dalle collezioni degli Uffizi: la mostra offre al pubblico una selezione rappresentativa dei fogli più belli dell'importante collezione del Gabinetto e Stampe degli Uffizi risalenti ai maestri degli antichi Paesi Bassi.
Questo è un fenomeno culturale ancora recente, risale infatti circa a sessant’anni fa la prima mostra importante sull’arte di questi paesi, da allora l’indagine non si è mai fermata e questa esposizione ne è la prova.

Dopo oltre quarant’anni ritornano sulla scena grazie a questa mostra e ad un ricco catalogo più di novecento fogli di scuola fiamminga e olandese, in questo periodo sono state recuperate informazioni preziose su questi disegni, siano esse notizie sulla loro provenienza o dati tecnici in un primo tempo trascurati, ma anche una quantità di riflessioni innovative su stile, iconografia, cronologia e attribuzioni.
La mostra offre al pubblico una selezione rappresentativa dei fogli più belli dell’importante collezione del gabinetto e stampe degli uffizi, coprendo un arco che va dai primitivi Fiamminghi della fine del quattrocento fino ai vedutisti italianizzanti di inizio ‘700, con qualche excursus all’epoca degli Olandesi della scuola di Posillipo.
La scelta percorre, con opere significative ed emblematiche, i vari generi, dalla scena narrativa religiosa e mitologica al ritratto, dal paesaggio alla battaglia, alla scena di vita quotidiana: la mostra non offre soltanto un’immagine suggestiva delle interpretazioni di religiosità, società e spazio vitale, predilette dall’arte delle provincie settentrionali e meridionali dei Paesi Bassi, ma presenta anche aspetti fondamentali dei rapporti artistici esistiti tra il Nord e l’Italia, che durante vari secoli nelle due aree hanno arricchito reciprocamente ed in maniera singolare artisti, opere e pubblico.
Sono presenti opere di artisti di primo piano, quali: gli anonimi quattrocenteschi Luca di Leida, Jan Gossaert, Pieter Breugel il vecchio, Bartolomaeus Spranger, Mathijs e Paul Bril, Pietro Paolo Rubens, Anthonie Van Dyck, Jacob Jordaens, Justus Suttermans, Cornelis Poelenburgh, Herman van Swanevelt e tanti altri.
Tra le novità, si segnalano i disegni di Hendrick Goltzius e Jan van Scorel e la ricostruzione della provenienza di molti dei fogli esposti, acquistati da cardinal Leopoldo de’ Medici, la cui collezione di più di 10.000 disegni costituisce il nucleo più importante del fondo antico dei disegni oggi agli Uffizi.

Gli artisti fiamminghi e olandesi, è risaputo, amavano il nostro Paese: vi scesero numerosi, a volte solo di passaggio, a volte fermandovisi per qualche tempo, talora, invece, per fissarvi stabilmente dimora.
I loro cognomi italianizzati o i soprannomi italiani, spesso assai divertenti, con i quali venivano familiarmente chiamati, ne riflettevano l’integrazione nel nuovo contesto che li aveva accolti. Difficile, per taluni di essi, formulare una specifica appartenenza alla scuola fiamminga od olandese piuttosto che a quella italiana: si pensi, ad esempio, a Dionigi fiammingo (Denys Calvaert), a Giovanni Stradano, a Giambologna, al Cavalier Tempesta (Pieter Mulier, il Giovane) o a Gaspar Vanvitelli o degli Occhiali, tutti artisti che recano nel nome i segni del loro radicamento sociale in Italia.
I fecondi contatti amichevoli istituiti tra l’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze, quasi ai suoi esordi, e il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi si riallacciano, nel segno di una continuità della tradizione, all’antica «amicizia» degli artisti del passato nei confronti dell’Italia.
La selezione delle opere messa a punto dai due curatori, Wouter Kloek e Bert W. Meijer, restituisce una panoramica sia dei principali artisti nati nei Paesi Bassi settentrionali e meridionali sino all’Ottocento, sia delle diverse tendenze e dei vari generi frequentati, tra cui spicca il paesaggio.
Essa indaga inoltre le antiche provenienze dei disegni esposti, in primis quella risalente al patrimonio del cardinal Leopoldo de’ Medici, ma anche delle successive acquisizioni, come la donazione dello scultore Emilio Santarelli nel 1866.

Il racconto, sempre affascinante, delle predilezioni collezionistiche del cardinal Leopoldo, rivela in questo contesto specifico il suo desiderio di acquistare nei Paesi Bassi «disegni di Alberto, Di Luca di Van Dech e del Rubens», come si evince dalla corrispondenza intrattenuta con gli agenti e intermediari. La manifestazione si collega così, a distanza di oltre quarant’anni, a quella pionieristica Mostra di disegni fiamminghi e olandesi, promossa dal GDSU nel 1964, curata da E. K. J. Reznicek con il sostegno dell’Istituto Universitario Olandese; suggerendo su quella base nuove proposte attribuzionistiche (come lo spettacolare Enea divinizzato, che da Bartolomeo Spranger è passato a Hendrick Goltzius), precisazioni iconografiche, approfondimenti rispetto al nucleo, assai rilevante, di fogli di Rubens, tra cui emerge il delizioso Busto di giovinetta, scelto come nostra immagine guida e preparatorio per la santa Apollonia nella Pala della Vergine in trono con santi terminata nel giugno 1628 per la chiesa di Sant’Agostino ad Anversa, oggi al Koninklijk Museum voor Schone Kunsten della stessa città.
La mostra e il suo catalogo, dunque, rimarrà, all’interno della collana del GDSU, una pietra miliare anche per futuri studi destinati a riprendere singoli autori o disegni, secondo ottiche e chiavi di lettura diverse da quelle adottate dai curatori.