Federica Galli

di Amici in Visita // pubblicato il 19 Giugno, 2008

di Gian Luigi Zucchini

“L’incanto dello sguardo”. Così viene intitolata questa mostra di Federica Galli, un’artista che ha fatto dell’incisione (e in misura minore della litografia), la materia unica della sua comunicazione, lungamente incidendo, segno dietro segno, scalfittura dietro scalfittura, tratteggio dietro tratteggio, centinaia e centinaia di acqueforti.

L’esposizione che ora si è aperta nei suggestivi ambienti del Serrone della Villa Reale di Monza fino al 27 luglio testimonia, mediante una ricchissima scelta di quasi duecento opere, questo paziente e lungo lavoro, che va dal 1954 al 2007.

Federica Galli, cremonese (è nata a Soresina, nei pressi di Cremona, nel 1932), si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Belle arti di Brera. Curando un’educazione dell’occhio all’osservazione degli intensi e pacati paesaggi della Toscana, dell’Umbria e delle dolci pianure venete, acquisisce via via quella pertinente precisione di forme, quell’equilibrio di ombre e di luci, quell’intenso amore per la natura che la porta poi ad esprimersi in espressioni di delicato lirismo, centrando l’attenzione soprattutto sulla sua terra lombarda. E trova nell’acquaforte il modo più intenso e raffinato per esprimere il senso recondito, l’essenza poetica, il quieto vibrare di arie e di luci quasi sospese che l’hanno volta a volta colpita: e proprio nella tecnica più difficile e di più ardua esecuzione.

Forse perché ci si deve attardare su ogni anche lievissimo graffio sulla lastra, forse perché il bianco e nero rivela quella magia che ancora si ammira nelle più rilevanti fotografie o nei vecchi filmati di grandi registi, o forse perché, insieme a tutto questo, occorre una attenta, diligente ed accurata precisione nell’esecuzione e nella dosatura ben equilibrata degli acidi e delle successive morsure, fatto sta che le acqueforti di Federica Galli sono dei veri e propri capolavori di raffinatezza esecutiva, di delicatezza fragile ed intensa, soprattutto di emozionante amore per la sua terra, le sue campagne, i suoi boschi e le sue cascine. Studia attentamente le opere di Dürer, Bruegel, e soprattutto Rembrandt, i grandi maestri europei dell’incisione, e poi alleggerisce con un tratto del tutto personale l’antica maestria appresa dalle loro opere, per eseguire, senza avventure sperimentaliste ma con levità di moderna visione, scene dove si succedono alberi animati da incipienti primavere, cespugli appesantiti dalla neve, fossati dove si rispecchiano siepi ed erbe, cieli rilucenti di nubi appena velate da tenerissime ombre, ottenute mediante finissimi tratteggi o compatte punteggiature.
Col tempo, la tecnica si affina sempre più, i tronchi degli alberi si contorcono e si attorcono nello spasimo di una crescita che ricerca spazio e luce, i rami si incrinano di brina e di gelo, i platani si coprono di oscure masse di fogliame estivo ottenuto con un pacato e perseverante lavoro di incisione sulla lastra di zinco, su cui ancora si delineano campagne, cascine, l’umida e pacata terra di Lombardia.

E poi, dagli anni Ottanta, angoli e scorci di Venezia, in un movimento di acque che rispecchiano muri antichi e intonaci scrostati, notturni misteriosi in un baluginare chiaro di onde sfiorate da luci lunari, impalpabili nebbie dove l’assenza di segni sulla lastra restituisce il bianco ovattato degli umidi autunni veneziani.

Accompagna la mostra un bellissimo catalogo Allemandi, che è doveroso citare a conclusione, per l’eleganza del formato e della rilegatura, per la chiarezza delle immagini riprodotte e soprattutto per come esse, nella chiarezza della stampa, possono offrire all’occhio dell’osservatore tutta la magia di un lavoro che sembra umile e meno attraente della pittura, ma che segnala invece, se si tratta di opere di una grande artista come Federica Galli, l’umile e ad un tempo abilissimo lavoro di trasformazione della realtà in delicata, fragile trina di poesia e di interiore emozione.

Gian Luigi Zucchini 

Didascalie immagini opere Federica Galli:
- Platano di notte, 1994, acquaforte su zinco, 48,8 x 69,4 cm
- Rio San Lorenzo, 1987, acquaforte su zinco, 48,9 x 48,5 cm
- Ponte del diavolo, 1985-1986, acquaforte su zinco, 642 x 24,2 cm

 

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