Fattori e il Naturalismo in Toscana
di // pubblicato il 18 Marzo, 2008
A Villa Bardini, l'insegnamento foscoliano della "bellazza serenatrice" divenuto ormai il motto della nostra Associazione, anche oggi è riuscito ad azzerare ogni pensiero negativo lasciando libero spazio al piacere del luogo e della mostra nella quale paesaggi e natura incontaminata, boschi, colline, fiumi, lavoro dei campi, cavalli, buoi, soldati e vita cittadina restituiscono la misura di una Toscana di fine Ottocento, attraverso colori e luce del più celebre dei Macchiaioli i cui raggi influenzarono artisti più giovani che aderirono alla Macchia declinandone temi e aspirazioni naturalistiche e borghesi in sintonia con le evoluzioni francesi.

Inaugurata oggi a Firenze, Fattori e il Naturalismo in Toscana, mostra particolarissima da osservare, secondo il suggerimento della curatrice Francesca Dini, nota studiosa dell'Ottocento toscano, come un fiore il cui pistillo è la sezione centrale delle opere del Maestro e la corolla le quattro sezioni tematiche, con accostamenti inediti di artisti per i quali Fattori fu per alcuni maestro e amicissimo di tutti (molti di loro saranno poi destinati a superarlo per fama anche oltre i confini nazionali perché più adeguati alla moda impressionista, più aderenti alla nuova estetica di quanto lo fosse Fattori, schivo e fiero, mai affascinato da quelle sensibilità parigine, sempre fedele alla pittura legata al solo imperativo del colore, a un realismo senza retoriche o abbellimenti, asciutto e sintetico e dunque oggi rivalutato per la sua evidente quanto sorprendente modernità).
Undici opere del Maestro, sei di Francesco Gioli, tre del fratello Luigi (pittore di cavalli all’epoca famoso in tutta Europa) e di Panerai, due ciascuno i Cannicci, Cecconi, Ferroni, altrettanti quelli di Angiolo e Adolfo Tommasi, uno i Micheli e i Sorbi, sviluppano le sezioni: Pittura dei campi, Naturalismo ‘cortese’, La Maremma, La veduta urbana e poi Un grande pittore di tutta la natura riservata alle tele di Fattori, raccontando le piccole grandi cose della nostra splendida Toscana, l’umile vita di ogni giorno, oppure le strade e le piazze animate o le pianure maremmane, ovunque la forza visionaria è un tutt'uno con capacità tecnica, quasi scenografie di taglio cinematografico, fotogrammi spettacolari di un angolo di mondo unico, invidiato e bramato.
Queste trentacinque opere, per lo più di grandi dimensioni di cui otto mai esposte, sono una proposta culturale ben articolata dove si percepisce il ruolo del docente (che già in giovane età Fattorì ricopri all'Accademia), la sua accoglienza e disponibilità nei confronti dei giovani spronati ad aderire alle poetiche del vero, sottolineano affinità e influenze, ma illuminando altresì diversità anche profonde, ristabilendo i giusti rapporti tra un caposcuola, che non fece mai nulla per esser tale, e i protagonisti di una stagione pittorica bella e fuggitiva, in cui l’idealismo risorgimentale finì per affliggersi nelle delusioni post-unitarie e l’idea di un progresso incombente si venò rapidamente di sottili nostalgie.
Come gli altri eventi di Firenze per Fattori (di cui troverete ogni indicazione in altre parti del giornale) un convegno internazionale in due giornate, a novembre, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dal titolo "Effetto luce: materiali, tecnica, conservazione della pittura italiana dell'ottocento", secondo il programma ideato dallo storico dell’arte Carlo Sisi.
Fino al 22 gigno 2008, promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio (che ha messo a disposizione opere della sua collezione privata) con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale fiorentino e il patrocinio del Comune, una mostra da non mancare assolutamente.
La frase conclusiva per il catalogo, proseguimento della mostra, curato con la stessa attenzione da Francesca Dini, ancora una pregevole edizione di Mauro Pagliai, libro che si sfoglia con grande piacere, ma anche da leggere avidamente.. del resto la notte.. è giovane..