Faccia a faccia con Caravaggio. La conversione di Saulo in mostra a Milano
di // pubblicato il 16 Novembre, 2008
Sette assi di cipresso “giuntate orizzontalmente” sono, da oggi fino al 17 dicembre, oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio al centro della Sala Alessi di Palazzo Marino a Milano.
Sette assi molto speciali che formano un unica superba tavola su cui ha ripreso vita e luce, dopo un accuratissimo restauro, La conversione di Saulo, uno dei pochi esempi di pittura su tavola del Caravaggio, di proprietà della famiglia Odescalchi.
Dopo il restauro del 2006 affidato dalla nobile famiglia a Valeria Merlini e Daniela Storti, la tavola è stata esposta per breve tempo in S. Maria del Popolo a Roma, accanto alla seconda versione su tela dipinta sempre dal Caravaggio collocata secondo l’originario progetto a tre metri d’altezza. A Miano la Conversione, quasi sconosciuta al grande pubblico perchè parte della collezione privata della famiglia, è invece visibile in un allestimento che offre a tutti la possibilità di ammirarla da vicino, in un vero e proprio faccia a faccia, grazie a una speciale teca con lastre di cristallo stratificate che permette una visione a 360° dell’opera come mai è stato possibile prima.
Il dipinto ha un destino avventuroso. Commissionato da monsignor Tiberio Cerasi, Tesoriere Generale della Camera Apostolica, per la sua cappella in Santa Maria del Popolo a Roma, al Caravaggio con un contratto stipulato il 24 settembre 1600 dove il pittore si impegna a dipingere due grandi tavole, la conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro, di palmi 10 per 18 per un compenso di 400 scudi, non verrà mai esposto.
Dopo la morte improvvisa del cardinale l’opera, rifiutata dai confratelli dell’Ospedale della Consolazione, eredi del Cerasi, inizia un tortuoso percorso che la conduce in Spagna.
Solo un secolo dopo, introno alla metà dei Seicento, grazie all’acquisizione da parte della famiglia Balbi, la tavola torna in Italia e rimane per quasi tre secoli a Genova, all’interno di una delle più prestigiose collezioni d’arte, prima di rientrare a Roma nel 1955 passando lungo l’asse ereditario alla Famiglia Odescalchi, che ne è l’attuale proprietaria e custode.
Il legame tra la famiglia Odescalchi e la figura di Michelangelo Merisi, sottolineato da Nicoletta Odescalchi nell’introduzione alla mostra, affonda le radici nella controversa storia dei suoi ultimi giorni di vita, quando l’artista, carico delle amate tele, sbarca sulle spiagge del borgo di Palo, per sfuggire ai suoi inseguitori. “Abbiamo sempre amato questa storia perché felici che un pittore, tanto rivoluzionario quanto tormentato e grande, abbia trovato rifugio in questo luogo, da secoli di proprietà della nostra famiglia. Un’ammirazione che, nata da racconti avventurosi, si è poi alimentata alla potenza espressiva dell’arte del Caravaggio. Una forza che ancora oggi emoziona, come di fronte a questa magnifica Conversione di Saulo, potente fin anche nei dettagli dell’apparizione di Cristo.”
E’ dal 1951 dall’ultima rassegna milanese sul “Caravaggio e i caravaggeschi”, organizzata da Roberto Longhi, che la tavola della Conversione mancava da Milano e l’attesa e l’interesse della città è veramente palpabile. La figura di Michelangelo Merisi da Caravaggio ha sempre suscito, oltre che come pittore anche come personaggio dalla vita avventurosa, un forte fascino e interesse nel grande pubblico. Film, spettacoli televisivi - si rimanda in proposito agli interventi di Katty e Cinzia su queste pagine - pièce teatrali hanno attinto a piene mani dalla sua biografia di artista maledetto.
In realtà il clima culturale in cui prende forma la committenza del dipinto e le sue allusioni simboliche, come suggerisce Philippe Daverio nell’introduzione all’iconografia di San Paolo, invitano a rivedere in modo ben diverso il bagaglio culturale dell’artista, collocandolo in “un ambiente di formazione ben più raffinato di quanto non lo voglia la tradizione”.
Dopo il lavoro di pulitura e restauro si rimane fortemente colpiti dalla ricchezza di particolari e dalla luci chiare che ricorda la pittura lombarda del Cinquecento. Si notano ancora di più, come ha sottolineato Chiara Manfredini della società produttrice della mostra ,”le piume colorate sull’elmo del soldato e la lucentezza dell’armatura e dello scudo verde bordato d’pro, il chiaro scuro delle ali dell’angelo, la bava alla bocca e l’occhio impaurito del cavallo e la semplicità del volto di Dio”.
Una scena affollata,convulsa. Il Cristo figura fisica umana che scende sorretto da un angelo, Saulo prima di diventare Paolo, vecchio rozzo quasi nudo a terra si copre gli occhi, l’uomo con la corazza, il cavallo con la bocca piena di schiuma, “quasi avvitato su se stesso”, il tema della luce che diventerà centrale nella nuova versione della Conversione di San Paolo che si trova a Roma.

La "Conversione rifiutata" come già detto, dai confratelli eredi del committente, è stata per molto tempo letta come rifiutata per la sua iconografia. Negli Atti degli Apostoli si parla di grande luce che folgora Saulo, prima di diventare San Paolo, sulla via di Damasco e non di apparizione di Cristo come invece troviamo nella tavola. Questa tesi è stata resa ancora più plausibile dall'altra versione dell'opera, la più nota su tela, dove Paolo a terra, appena caduto dal cavallo protende le braccia verso la luce che lo ha prima accecato e poi salvato in un gesto di accettazione.
In realtà come aveva già fatto notare Maurizio Calvesi l'iconografia con l'apparizione era decisamente diffusa e accettata, tanto è vero che è presente in opere precedenti come l'affresco di Michelangelo per la Cappella Paolina e il cartone di Raffaello per uno degli arazzi vaticani Il Cristo di profilo sorretto dagli angeli, il cavallo con la testa voltata all'indietro, Saulo caduto, il soldato con la lancia sono ripresi dall'arazzo di Raffaelle. Da Michelangelo cita lo scudo aggiunto al soldato, accentua il gesto di coprirsi il volto da parte di Saulo, che non riesce a sostenere la forte luce. Inoltre la concitazione del momento sembra voler ricordare il rimprovero di Dio a Saulo «Perché mi perseguiti?». Un faccia a faccia diretto e crudo che porta il Santo a coprirsi gli occhi con le mani quasi drammaticamente accecato dalla luce.
Impossibile mancare questa occasione di un faccia a faccia “personale” con Caravaggio al di là della storia e della critica d’arte, per un immersione totale nell’emozione pura.
Tutto il centro di Milano è coinvolto nell’evento in un percorso ideale di totem interattivi che da Palazzo Reale a Piazza Duomo - dove su un maxi schermo viene proiettato un filmato sull’opera - alla Galleria Vittorio Emanuele, accompagna il pubblico in Piazza della Scala.
L’importante catalogo edito da Skira è acquistabile all’Urban Center ad uno speciale prezzo.
Un video sul restauro dell’opera permette di scoprire tutti i particolari del restauro, inoltre due volte la settimana, le curatrici dell’evento saranno disponibili per raccontare al pubblico e alle scuole la storia del quadro e il restauro della Conversione.