Fabrizio Boschi

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

In questi mesi, pensando al vostro maggior tempo libero per le vacanze, ho segnalato eventi diversi, tutti legati, però, dal filo conduttore che fugge lontano dalle manifestazioni estive estemporanee e ?predigerite?. Invece, a Casa Buonarroti, la mostra di Maurizio Boschi offre lo spunto per una singolare visita fra le realtà museali fiorentine.
Entrando nello splendido palazzo secentesco di via Ghibellina, il visitatore attento si trova immediatamente immerso tra i capolavori di Michelangelo, ma in un?atmosfera creata durante le secolari vicende della famiglia Buonarroti, che si è prodigata, anche se con sorti alterne, per conservare l?eredità culturale tra cui l?importante Archivio e la Biblioteca.

Inoltre, seguendo la tradizione, la Fondazione Casa Buonarroti, dopo lunghe ricerche, ci regala l?antologia di un artista, Fabrizio Boschi, a cui Michelangelo il Giovane commissionò, nel 1615, il dipinto all?origine di questa mostra (uno dei pannelli parietali della Galleria al piano nobile del palazzo, raffigurante Michelangelo che presenta a papa Giulio III il modello ligneo del Tribunale di Ruota in via Giulia a Roma) e ritenuto una delle opere più apprezzate dove, il grande Michelangelo viene esaltato con tonalità solenni e insieme domestiche. Sottolineo positivamente la scelta di non togliere l?opera dal suo contesto per trasferirla al piano terreno, all'interno della mostra, per non perdere la fruibilità della sequenza accuratamente ideata dal ?poeta? quasi quattro secoli fa.
La mostra (autentica scoperta di un artista inspiegabilmente dimenticato) è curata da Riccardo Spinelli, studioso specialista del Seicento fiorentino, si inserisce fra le iniziative culturali di Casa Buonarroti finalizzate alla valorizzazione dei pittori del XVII secolo che lavorarono per Michelangelo il Giovane alla realizzazione di un fastoso edificio a gloria della famiglia.

Fabrizio Boschi nella sua interezza, dagli inizi dell?attività, con dipinti databili fine Cinquecento, e disegni quale documentazione anche di opere intrasferibili come gli affreschi o quelle disperse, in tutto circa 20 dipinti su tavola e tela, in gran parte sconosciuti, e di una selezione di disegni, la maggior parte dei quali ugualmente inediti. Suggerisco di porre la stessa attenzione delle tele anche ai disegni, tornando indietro a rivederli: confesso di essere stata letteralmente ?abbagliata? da quello di Erodiade presenta a Salomè la testa del Battista esposto, fra l?altro, in modo da valorizzarne anche il retro. Eccezionale disegnatore, Boschi elaborò con gran cura le proprie opere, dimostrando, anche nel mezzo grafico, una versatilità non ordinaria che lo portò ad impiegare tutte le tecniche allora in uso (dalla matita alla penna, dall?acquerello al carboncino, al pastello o al gessetto), grazie alle quali riuscì ad ottenere studiati effetti volumetrici e di chiaroscuro.
Un allestimento che restituisce, finalmente, all?artista il ruolo che gli compete nella cultura figurativa fiorentina dei primi decenni del Seicento, nella quale Boschi fu indiscusso protagonista, precoce interprete del più moderno linguaggio barocco e soprattutto artefice di ?belle idee? espresse con ?nobiltà di maniera?, come lo definì il biografo Filippo Baldinucci ?.. merita quest?artefice molta lode fra? pittori della nostra città, come quegli che condusse opere belle, e nelle quali chiunque ha buon gusto nell?arte, scorge un non so che del maestro grande, contenendo elleno un tocco tutto galante, e brioso?.
Solennità drammatica e capacità narrativa già delle opere eseguite nel primo decennio del Seicento come la della Certosa (1606), mentre negli anni venti il Boschi, ben inserito nel giro delle committenze cittadine, smorza gradualmente certe forzature naturalistiche in favore di una narrazione ?fiorentina? pur non rinunciando alle impaginature grandiose ed alla monumentalità delle figure, in una pienezza fisica prebarocca. Dopo il soggiorno romano, rientrando a Firenze nel 1606, l?artista ha acquisito una nuova grandiosità compositiva che, abbinata a potenti contrasti luministici a caricati effetti espressivi dall?assimilazione dell?opulento linguaggio rubensiano e del naturalismo di Caravaggio, qualificando il Boschi, come ben sintetizzato già da Mina Gregori nel 1962, un vero e proprio pittore ?protobarocco?.?
Il terzo decennio e tutto il successivo, furono per Boschi, ricchi ordinazioni prestigiose come quelle dei Medici e il suo stile, su affreschi, su tela o su tavola, si? arricchisce anche di una tavolozza varia e colorata e di un?attenzione ai dettagli.
Uomo dalla personalità complessa e un difficile carattere, da quanto ci riferisce il Baldinucci, fu voce indubbiamente atipica nel coro della pittura fiorentina del tempo e Riccardo Spinelli, dopo un lungo studio, lo rivela in tutta la sua interezza al grande pubblico con un catalogo dove, al rigore scientifico, si fondono suggestive biografie e particolari presentazioni delle opere in mostra.

(pubblicato Terra di Toscana agosto 2006 e riportato sul blog in data odierna)

 

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