Ceramiche rinascimentali in mostra
di - pubblicato il 01 Agosto, 2010 in Mostre
Esistono luoghi di Roma nei quali, nonostante il trascorrere del tempo, è ancora possibile ricostruire la vita dei secoli passati, come nel caso della Crypta Balbi, complesso a pochi passi dal Campidoglio. Siamo infatti nel 13 a.C. quando Lucio Cornelio Balbo il giovane decide di costruire un teatro in muratura, il più piccolo del Campo Marzio, completo di un portico quadrangolare al di là della scena. Nel corso del IX secolo in tutta l’area occupata dal teatro sorge un insediamento, definito come Castellum aureum, che comprende al suo interno almeno due chiese, quella di Santa Maria domine Rose e quella di San Lorenzo. Attorno ad esse vengono costruite, dall’undicesimo secolo, una serie di abitazioni modeste, mentre l’antico portico del teatro viene occupato da orti e da varie attività, come quella dedita alla produzione ed alla vendita dei panni (dei numerosi negozi e laboratori dell’area rimane un ricordo anche nel nome della strada odierna, via delle Botteghe Oscure).
Una trasformazione più radicale si avrà tra la fine del Quattrocento ed il Cinquecento, con l’accorpamento di edifici un tempo distinti, la regolamentazione del tessuto viario e soprattutto, a partire dalla metà del secolo, con la costruzione del nuovo monastero di Santa Caterina che ospiterà da quel momento la Venerabile Società delle Vergini Miserabili e Pericolanti, nata su iniziativa di Ignazio di Loyola per “accogliere e mantenere fanciulle povere, non minori di nove e non maggiori di dodici anni, sottraendole a una vita e a una educazione dissoluta e negligente”. Il convento, ampliato ulteriormente nei secoli successisi, verrà distrutto negli anni quaranta del secolo scorso rivelando agli archeologi una gran quantità di informazioni sulla vita materiale della città dal Medioevo all’età moderna, soprattutto per quello che riguarda la produzione e l’uso di ceramiche. Il Museo Nazionale Romano della Crypta Balbi, che sorge su quegli stessi luoghi, ha deciso di esporre gli esemplari più belli ed interessanti in una mostra che sarà visitabile fino a dicembre.
I pezzi presenti documentano come la produzione ceramica dell’XI e XII secolo non muti rispetto a quella altomedievale, conservando lo stesso repertorio figurativo e tecniche sostanzialmente identiche. L’unico cambiamento significativo è dato dalla maggiore richiesta, dovuto all’aumento costante della popolazione romana a partire dall’anno mille; solo all’inizio del Duecento si nota un cambiamento rispetto al passato, con la produzione di oggetti decorati che sicuramente rispondono alle esigenze di committenti più benestanti.
Una svolta più decisa si avrà tuttavia solo nel XIV secolo, con la comparsa della cosiddetta Maiolica Arcaica, decorata da motivi animali, vegetali o araldici dipinti in verde o azzurro (colore caratteristico della produzione romana, che sostituirà ben presto il tradizionale verde). È solo l’inizio di una stagione di profondo rinnovamento della produzione ceramica che attirerà in città artisti ed artigiani provenienti da tutta Italia: alla Maiolica Arcaica si sostituisce, attorno alla metà del Quattrocento, la Maiolica Rinascimentale, che si caratterizza per servizi decorati da un’immagine centrale circondato da una cornice che varia a seconda delle forme.

Tra i motivi più diffusi in questo periodo, oltre ai consueti simboli araldici, compare anche il trigramma IHS (Iesus Hominum Salvator), legato alla predicazione romana di San Bernardino da Siena. Il grande impulso verso la ricerca di nuove forme e modi espressivi terminerà bruscamente nel 1527 quando, a seguito del sacco di Roma, molti artisti decideranno di lasciare la città. Tra la metà del Cinquecento e l’inizio del Seicento si assiste quindi ad una fase di declino della produzione e anche dell’importazione da altri centri italiani; cambia anche il gusto per la decorazione, sempre più esile e leggera, che ora emerge da sfondi quasi completamente bianchi.
La produzione artigianale romana rimarrà tuttavia in attività per tutto il Settecento, quando l’introduzione di tecniche di produzione industriale porta ad un profondo cambiamento del ruolo della ceramica in ambito domestico.
