EXEMPLA. La rinascita dell’antico nell’arte italiana
di // pubblicato il 06 Maggio, 2008
Di Gian Luigi Zucchini
La mostra che si è da poco aperta a Rimini presso Castel Sismondo (fino al 7 settembre), organizzata dal Meeting per l’Amicizia dei popoli, ripercorre, attraverso un sintetico campionario di rilevanti opere (oltre cento fra sculture, cammei, codici miniati, dipinti) circa due secoli di storia artistica italiana, precisamente quel periodo compreso tra il la fine del 1100 e la prima metà del 1300.
Intento della mostra è quello di dimostrare come l’arte antica, in particolare quella romana, ma per alcuni aspetti anche quella etrusca, fosse sempre presente nelle opere degli artisti che lavorarono nel periodo citato, ben prima quindi di quanto superficialmente si pensa. Di solito infatti, a meno che non si siano fatti studi attenti ed approfonditi, si è portati a credere che la riscoperta dell’antico avvenne nel Rinascimento: il che è vero, ma in un modo del tutto diverso da quella rinascita dell’antico che caratterizza questa mostra.

Il titolo stesso infatti ("EXEMPLA. La rinascita dell’antico nell’arte italiana. Da Federico II ad Andrea Pisano”. Catalogo Pacini editore) insiste su questo punto, e conseguentemente in mostra si espongono appunto degli ‘exempla’, cioè dei modelli che gli artisti medioevali realizzarono e scolpirono guardando opere del passato anche remoto, di cui larghe tracce rimanevano ancora nei territori italiani, seppure corrose dal tempo, semisepolte da rovi e sterpaglie, rovinate a terra in accumuli spesso informali, da cui magari emergevano frammenti di statue, pezzi di sarcofagi scolpiti, capitelli artisticamente lavorati.

Questi modelli venivano interpretati non soltanto come espressione estetica, ma in essi si vedeva anche una componente etica, ribadendo in questo una concezione propria dell’arte greca, nella quale la bellezza in se stessa non esisteva, ma doveva essere esemplare manifestazione di alti valori morali: il bene, la virtù, il senso dello stato e la giustizia difesa e salvaguardata dalla legge. La bellezza formale quindi non era altro che lo specchio delle virtù individuali e sociali, secondo una visione etica poi razionalmente puntualizzata dalla filosofia, e soprattutto da Platone. Allo stesso modo gli artisti medioevali assunsero questi valori, mediando poi la realizzazione delle loro opere con elementi figurativi propri del gotico europeo.
La mostra è suddivisa in sette sezioni.
Nelle prime tre si presenta il periodo che ebbe in Federico II un esponente di rilievo come promotore di cultura, oltre che come intelligente monarca, aperto alle idee nuove del tempo ed attento a tutto quanto potesse favorire il buon governo.
La quarta sezione è dedicata a Nicola Pisano, artista di cultura insieme gotica e classica che, nutrito di quell’intenso amore per l’antico che animava la corte normanna e federiciana, partì dagli ‘exempla’ che poteva trovare nei sarcofagi del Camposanto di Pisa per elaborare poi una serie di opere insigni, ancor oggi oggetto di intensa ammirazione.
Al grande Arnolfo di Cambio, formato alla scuola di Nicola Pisano, è intitolata la quinta sezione, che presenta diverse opere del maestro, in cui è presente un’attenzione all’antico, e addirittura all’arte etrusca (in mostra, per opportuno confronto, un’urna etrusca proveniente da Volterra), ma con un atteggiamento di realismo e di immediatezza che testimonia come l’artista interpretasse l’antico secondo una propria visione nuova ed originale. In questa sezione è pure presente un segmento che presenta la pittura romana del secondo Duecento a Roma, con una splendida tempera su tavola di Pietro Cavallini (che si potrebbe per importanza equiparare al genio di Giotto) che rappresenta la ‘Testa di Cristo’.
Infine, la sesta e la settima sezione sono dedicate rispettivamente a Giovanni Pisano ed Andrea Pisano, con l’esposizione di alcune importanti opere di entrambi, tra cui si segnalano soprattutto, di Andrea, una formella delle 21 che ornavano il campanile di Giotto, assunta come emblema della mostra (si tratta dell’ “Invenzione della scultura”) e una splendida ‘Madonna col Bambino’ proveniente dal Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto.
Gian Luigi Zucchini