Donatello e una ‘casa’ del Rinascimento
di // pubblicato il 11 Maggio, 2007
Giovanna Folonari, Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze ci ha regalato un altro piccolo, straordinario, gioiello.
Infatti, cinquantacinque opere di Grandi Maestri del Rinascimento italiano ?emigrate? in Francia nell?Ottocento per far parte della collezione Jacquemart-André a Parigi, sono temporaneamente tornate?a?Firenze, in Palazzo Medici Riccardi, per la mostra ?Donatello e una casa del Rinascimento?, che aprirà domani e, per tutta l?estate, sarà una delle principali iniziative dell?edizione 2007 de il Genio Fiorentino.
Il Palazzo, residenza dei più importanti esposti della famiglia Medici, ci sta ?abituando? a mostre di nicchia, ma straordinariamente importanti, presentando nuclei di opere d?arte nate e realizzate a Firenze, da artisti fiorentini, commissionate dalle più illustri casate della città, e poi migrate altrove.
Dopo?la mostra del Bronzo di Lussino e quella del Polittico dell?Intercessione di Gentile da Fabriano ,?Palazzo Medici-Riccardi si conferma?sede ideale per l?organizzazione di eventi raffinati, di dimensioni contenute e di alta qualità, proponendo?opere?di grande bellezza ma ?difficili da vedere?. Fra esse un Martirio di San Sebastiano di Donatello (unico lavoro del Maestro con tale soggetto), il Busto di Michelangelo di Daniele da Volterra, un gruppo di Satiri in bronzo del Riccio, bronzetti dei migliori allievi del Giambologna, placchette e medaglie di Benvenuto Cellini, del Moderno, del Pisanello.?
Cristina Giannini, curatrice della mostra, a cui desidero ribadire?i complimenti, ci racconta: "Il Jacquemart-André fu inaugurato il 9 dicembre del 1913: il museo, situato in una invidiabile posizione sul Boulevard Haussmann di Parigi, era stato residenza di Edouard André e di sua moglie Nélie Jacquemart che, nel 1912, aveva donato all'Institut de France la palazzina e le raccolte di objets d'art frutto di quarant'anni di viaggi e di ricerche, con la clausola di conservare intatta la collezione nel suo allestimento originario.L'apertura del museo, la generosa donazione era già annunciata da L'Illustration il 25 maggio 1912, fu l'evento forse più felice dell'anno per il mondo dell'arte parigino. Ne era stato nominato direttore Emile Bertaux, eccellente conoscitore e docente di Storia dell'Arte all'Università di Lione, che aveva subito provveduto a redigere un catalogo della collezione, ricchissima di dipinti, sculture, mobili, bronzetti, medaglie, placchette, terrecotte, robbiane, strumenti musicali, libri miniati, disegni e quant'altro poteva corrispondere al sogno dei coniugi André di realizzare il primo museo di arti decorative in Francia. Bulloz fu incaricato di eseguire la campagna fotografica che documentasse lo straordinario patrimonio e l'allestimento originale delle sale e, fra il 1913 e il '14, le raccolte iniziarono a essere studiate in modo metodico e i primi saggi dedicati alle collezioni di pittura e di scultura apparvero su la Gazette des Beaux-Arts, ne la Revue de l'Art Chrétien, in Kunst und Kunstler. Qualche mese prima della ?vernice?, Adolfo Venturi era a Parigi, ospite di Bertaux, che aveva messo a disposizione dell'illustre collega le raccolte e l'archivio fotografico. Nel primo numero de L'Arte del 1914 lo studioso pubblicava uno scritto sulla ?risorta casa del Rinascimento italiano?, sedotto dalla quantità e dalla squisita fattura degli stipi, dei cassoni, dei leggii, di placchette e medaglie e soprattutto da un Martirio di San Sebastiano ?crudo, spasmodico, degno di Donatello?. Ciò che aveva sentito Venturi, nella residenza Jacquemart, era la sensazione, che ancora pervade il visitatore, ?di un disordine pieno di suggerimenti?, nato dal capriccio, dal desiderio di godibilità, dall'amore per la bellezza, dal gusto di collezionare, la percezione di un museo che restava ?profano? nonostante la forte presenza di capolavori di soggetto sacro..".
Storie di vite vissute,?ma?così affascinanti da sembrare una favola?di cui potete?scoprire il seguito in mostra e?nel volume edito da Mandragora.
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