Dipinti in aeroporto

di Gian Luigi Zucchini // pubblicato il 26 Ottobre, 2008

Chi avesse occasione di passare dall’aeroporto di Bologna tra i mesi di ottobre e giugno 2009, non perda l’occasione di entrare alla Business Lounge, non soltanto per una piacevole sosta, ma soprattutto per ammirare opere dell’arte emiliana dal XVI al XVIII secolo.
L’iniziativa si deve alla lungimiranza ed alla sensibilità di Tiziana Sassòli, titolare della Galleria Fondantico di Bologna, una delle più prestigiose d’Italia per quanto riguarda l’arte antica, specialmente bolognese ed emiliana in genere.
In quei secoli che vanno dal 1500 al 1700 nella città e nel territorio fiorirono esperienze artistiche di altissimo livello, e furono prodotte opere da parte di grandi artisti, richieste dalle più prestigiose corti italiane ed europee. Roma innanzitutto, e Parigi, dove il re Luigi XIV, grande ammiratore dei pittori bolognesi, ne acquistò frequentemente le opere.
Già in passato l’esposizione presso l’aeroporto Marconi di una “Venere” del Guercino, uno dei grandi artisti bolognesi del Seicento, ebbe un notevolissimo successo, tanto che ora si è deciso di bissare l’iniziativa con un progetto, dichiara Tiziana Sassòli, “ancor più ambizioso. Abbiamo selezionato infatti i dipinti della mia Galleria antiquaria in base non solo ad un legame con la città, ma anche per il loro carattere internazionale, che ben si addice ai gusti variegati dei viaggiatori che giornalmente affollano l’aeroporto e in particolare la Business Lounge”.



L’iniziativa si intitola “Dai Carracci ai Gandolfi” e prevede appunto l’esposizione, con cadenza all’incirca bimestrale, di opere di ottimo livello artistico, quando non addirittura di alcuni capolavori.
Si è iniziato, con durata fino a gennaio 2009, con il dipinto di Annibale Carracci, (Bologna, 1560 – Roma, 1609), denominato “L’Abbondanza e la Felicità”, opera già citata dal Malvasia in Felsina pittrice (1678), che faceva parte della collezione farnesiana di Parma. Si è indotti a pensare che tale opera sia stata dipinta dal Carracci negli anni romani quando, chiamato per decorare il camerino e la galleria di Palazzo Farnese, ebbe pure l’incarico di dipingere la tela in questione. Essa è un’allegoria della “Felicitas publica” e rappresenta l’Abbondanza, con in braccio un fascio di spighe, e la Felicità, che guarda serena i doni opulenti della terra, il tutto entro un paesaggio di ampie aperture.


A gennaio saranno “I Gandolfi, protagonisti del Settecento bolognese”, a prendere il posto del Carracci. Di Gaetano si espongono il “Trionfo di Venere”, di opulento e fastoso fulgore ancora immerso in un erompente movimento barocco, e “Diana e Callisto”; del fratello Ubaldo “Sansone e Dalila” e di suo figlio Mauro un delizioso “Amorino dormiente”.

A marzo sarà il turno della natura morta, sintetizzata nel titolo “La poesia delle cose”, con opere di Ercole Graziani e Candido Vitali (un dipinto di grandi dimensioni, eseguito in tandem dai due autori, che rappresenta una “Contadina con pollame e cesta di frutta”)

Di Antonio Mezzadri, di cui si espone uno splendido mazzo di fiori di squillante colore; infine di Nicola Levoli, di cui verrà presentata una natura morta con oggetti da cucina e ortaggi.

In aprile sarà il turno del ritratto, con il titolo “Volti d’altri tempi”, dove si potranno ammirare una serie di ritratti, a partire da una cinquecentesca matrona bolognese, pienotta e fiorente, opera di Prospero Fontana (padre della forse più famosa Lavinia).

Poi una bella opera di Bartolomeo Cesi, un artista di grandi meriti artistici, ancora non del tutto rivalutato come meriterebbe, ed un intenso volto di Girolamo Negri detto il Boccia.

Infine, a maggio e giugno, chiudono la rassegna i “Luoghi ameni”, splendidi paesaggi tra Sei e Settecento, quasi a suggerire escursioni estive e fughe nella piacevolezza di viaggi alla scoperta di monti e campagne.

Le tele sono di Vincenzo Martinelli (con una scena in qualche modo già sensibile alle intuizioni del sublime romantico) e Bernardo Minozzi, con un paesaggio di grande intensità luminosa, in cui il cromatismo di diluisce in una calda, pesante umidità estiva, tutta emiliana, con i monti che sfumano nella lontananza entro una nebbia leggera sfusa nella luce.

Gian Luigi Zucchini

 

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