Digital Water Pavilion

di Roberto Mariotti // pubblicato il 25 Luglio, 2008

Un palazzo fatto d'acqua, che quando non serve, scompare e si riduce ad una semplice pedana. Non è il frutto della fantasia di un scrittore di fantascienza ma rappresenta la nuova frontiera dell'architettura del nuovo millennio che sempre più si avvale della tecnologia teorizzando lo sviluppo sostenibile.
Stiamo parlando del Padiglione d'acqua digitale (Digital Water Pavilion) che l'anno scorso, quando era ancora in fase progettuale, Time ha proclamato “migliore invenzione del 2007” e che adesso è stato realizzato all'ingresso dell'Esposizione Internazionale 2008 di Saragozza, lungo le rive del fiume Ebro.

“E' la prima volta che l'acqua digitale entra nella storia dell'architettura come materiale da costruzione, al posto di mattoni e calcestruzzo” spiega il giovane architetto Carlo Ratti che insieme al suo socio Walter Nicolino (studio carlorattiassociati di Torino) hanno ideato e realizzato il progetto.

Il controllo dell'acqua digitale, tecnologia sviluppata presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove Ratti insegna architettura e urbanistica, è un sistema composto da circa 3.000 valvole e decine di pompe disposte lungo il tetto dell'edificio che, controllate da un computer, possono essere aperte e chiuse molto rapidamente in modo tale da permettere l'immediata interruzione del flusso e quindi il passaggio attraverso le pareti d'acqua, nonché di far scorrere sulle stesse immagini e testi, alla stregua di una stampante a getto d'inchiostro su grandissima scala. L'acqua, che nel padiglione di Saragozza viene pompata al ritmo di due metri cubi al secondo, è ovviamente riciclata e si perde solo quella che evapora.

“La tecnologia era nota da tempo – continua Ratti – è stata brevettata in America circa venti anni fa, ma poi ha avuto un uso limitato. Applicarla agli spazi urbani offre nuove possibilità, perché rende gli edifici più fluidi, adattabili ad esigenze diverse, interattivi”.

Electa, a questa ingegnosa realizzazione ha dedicato un volume appena uscito in edicola (Digital Water Pavilion pp. 160, euro 35) e curato dagli stessi progettisti. Si tratta di una sorta di manuale di istruzione per l'architettura digitale e interattiva ed è composto da articoli critici e descrittivi spesso in forma di risposta a domande concrete. Il saggio introduttivo di Antoine Picon elabora e spiega il concetto di architettura digital-minimale, mentre William J. Mitchell e Andres Sevtsuk analizzano da un punto di vista più tecnico il muro d'acqua e la sua programmazione.

E' bello scoprire che un progetto così innovativo e rivoluzionario sia stato realizzato e progettato da due giovani architetti italiani, è un segnale chiaro che il nostro paese non smette di crescere e formare menti illuminate. Ma è altrettanto triste prendere atto che simili iniziative purtroppo trovano ormai ospitalità e accoglienza soltanto al di fuori dei nostri confini. Speriamo che le nostre classi dirigenti raccolgano la sfida...

 

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