Dall’Elettrice al Museo Piaggio
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Avevo concluso l'articolo del mese scorso parlandovi della straordinaria mostra a Palazzo Pitti, dedicata all'Elettrice Palatina, principessa tanto caparbia e determinata capace di modificare il destino delle collezioni medicee con il primo testamento a destinazione pubblica della storia (all'epoca era consuetudine che la dinastia subentrante alla guida di una città, o di uno Stato, ereditasse dalla precedente anche le collezioni d'arte e le grandi opere venivano trasferite per abbellire le nuove regge, oppure erano trattate come moneta di scambio: per evitare la dispersione del patrimonio artistico di Firenze, Anna Maria Luisa decise di usare una nuova arma, quella del Diritto) e riprendo proprio di lì parlandovi dei quattro momenti successivi che Firenze ha organizzato per celebrare l'evento.
L'assessore alle tradizioni popolari fiorentine Eugenio Giani, alla presentazione, in Palazzo Vecchio, del libro "Il testamento di Anna Maria Luisa de' Medici" di Anita Valentini e Veronica Vestri (Edizioni Polistampa), ha dichiarato: "Operazione culturale di grande importanza per il rispetto che noi dobbiamo all'Elettrice Palatina e per questo ritengo sia giusto far conoscere a tutti il suo testamento (?) nel 270, anniversario della redazione del patto di famiglia dove, all'articolo 3, con grande lungimiranza e amore per la città, si vincola il mantenimento dei beni accumulati in oltre 3 secoli di mecenatismo dalla famigli Medici (?) seguiranno un concerto, una rappresentazione teatrale e un convegno il prossimo 18 febbraio nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio e lo stesso giorno, per tre fine settimana, la facciata della Basilica di San Lorenzo sarà illuminata con la raffigurazione del progetto di Michelangelo". Grazie alle due autrici è consentita l'agevole lettura delle volontà della Principessa, compresi gli atti di liberalità verso i poveri di Firenze e il fondo destinato alla costruzione della facciata della Basilica di San Lorenzo (secondo idee e progetti di Michelangelo Buonarroti).
Un libro da leggere con la voracità di un romanzo di cui sottolineo come Anna Maria Luisa, fino alla mattina della sua morte, dettò codici e mutamenti a quel documento che l?avrebbe consegnata alla storia.
Per tutto il mese di gennaio, per chi non lo avesse ancora visto, sarete in tempo per ammirare in prima assoluta, a Palazzo Medici Riccardi, lo stupendo bronzo di circa due metri del I sec. a.C. copia di un'originale greco del IV sec. a.C. Apoxyòmenos, l'atleta della Croazia, tornato al suo originario splendore dopo i quattro anni di collaborazione fra l?Opificio delle Pietre Dure e l?Istituto Croato del Restauro. Recuperato nel mar Adriatico, presso l'isola croata di Lussino, nel 1999, dove per circa due millenni era rimasto semisommerso dalla sabbia del fondale a 45 metri di profondità, rappresenta un atleta greco mentre si deterge dal sudore e dagli unguenti di cui era cosparso. Durante le analisi sono stati identificati gusci di noce, noccioli di oliva, di ciliegia e di pesca con steli di erba morella, a testimoniare che la statua, prima del trasporto per mare, distesa in orizzontale, era stata un rifugio di topi (si nutrivano all'interno della gamba destra, avendo costruito la loro tana dentro il braccio sinistro) e quando gli sarete di fronte resterete esterrefatti comprendendo quanto il restauro sia stato difficilissimo perché le condizioni del reperto, sotto il profilo strutturale, erano davvero pessime.
Spostandoci a Prato, fino al prossimo 5 marzo, nella nuova sede del Museo del Tessuto (all'interno degli spazi restaurati della ex fabbrica Campolmi, ex opificio tessile su due piani costruito nel XIX secolo all'interno della cerchia muraria trecentesca, sottoposto a successivi ampliamenti nel secolo successivo, nella sua conformazione definitiva, il complesso architettonico, vero monumento di archeologia industriale, ha assunto la forma di un quadrilatero composto da quattro ali, due brevi e due lunghe, sviluppate attorno ad un piazzale rettangolare con al centro una vasca di raccolta delle acque ed un'alta ciminiera eretta nel 1896. Recuperato dall'Amministrazione Comunale per farne un importante polo culturale della città, occupa una delle ali lunghe, per complessivi 2400 mq.
Il resto della struttura è attualmente in fase di restauro ed è destinato ad ospitare la nuova sede della biblioteca Comunale, la cui apertura è prevista per il 2007) vista, olfatto, udito, gusto e tatto saranno il filo conduttore della mostra: "Kashmir: i cinque sensi. Sensazioni, emozioni, suggestioni di una fibra unica? dove ai visitatori vengono proposte sensazioni e suggestioni che solo il kashmir è in grado di suscitare. Vista con il reportage fotografico realizzato nel settembre scorso in Mongolia (paese maggior produttore di fibra al mondo); olfatto con i profumi naturali emanati da prodotti di bellezza realizzati con il latte delle capre da kashmir il cui emolliente è stato usato fin dall'antichità; udito con antiche e suggestive musiche raccolte alle "sorgenti del kashmir"; gusto con i sapori dei formaggi delle capre produttrici; fino al senso che più di tutti consente di percepire la qualità unica del kashmir: il tatto. Per quest'ultimo è stato allestito un percorso 'didattico' al buio che si snoda tra differenti tipologie - alcune delle quali straordinarie per qualità e pregio - di fibre, filati, tessuti e capi d'abbigliamento. Un percorso inusuale e tutto da scoprire, reso possibile dalla collaborazione di molte aziende del distretto tessile pratese fra le diverse tipologie.
Itinerando nella nostra stupenda regione, un bagno di folla nei viali a mare di Viareggio per il Carnevale, una delle manifestazioni popolari e note in Italia e in Europa, animata ogni anno da grandi carri allegorici di cartapesta, mascherate, gruppi e bande musicali, da migliaia di spettatori che si uniscono ai viareggini in un evento considerato, a ragione, simbolo di integrazione di culture e amore per la vita.
I Corsi del carnevale di Viareggio 2007 si terranno il prossimo febbraio nei giorni 4, 11, 18, 20 (tradizionale corteo in notturna del martedì grasso) ed il 25. Per la 134? edizione del Carnevale sfileranno 9 carri di prima categoria (alti oltre 20 metri e lunghi 14 per circa 40 tonnellate di peso), 4 di seconda categoria (due carri veri e propri e due complessi mascherati per un peso di 30 tonnellate ciascuno), dieci mascherate di gruppo (ciascuna composta da otto elementi alti circa 3 metri), dieci maschere isolate e alcuni carri rionali. I temi saranno quelli dell'attualità, ma non mancheranno elementi di spunto per sogni e riflessioni. Satira politica, guerra, mondiali di calcio, alimenti transgenici ed eroi delle fiabe si alterneranno sulla scena, lasciando il posto, tra una domenica e l'altra, alle feste rionali, ai veglioni in maschera, alle commedie in vernacolo e alle partite della 'Coppa Carnevale', il torneo mondiale di calcio giovanile giunto quest'anno alla sua 59? edizione.
Novità è rappresentata dall'istituzione del Trofeo Telethon, nato grazie alla collaborazione tra la manifestazione e Telethon, organizzazione che ha fatto della lotta alla distrofia muscolare la sua missione. Il trofeo sarà assegnato in occasione dell'ultimo corso mascherato al carro di prima categoria più votato da coloro che avranno sostenuto Telethon con un sms solidale.
Previste riduzioni per comitive sopra le 25 persone e per chi raggiungerà Viareggio in treno (in questo caso è necessario esibire il biglietto ferroviario). Per informazioni www.ilcarnevale.com.
Concludo questa panoramica con la segnalazione di una mostra da non perdere assolutamente al Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli di Pontedera dove, i prestiti di oltre venti istituzioni pubbliche e private italiane, hanno reso possibile l?allestimento di: ?Arte e lavoro ?800 e ?900? (al cui fianco è possibile? visitare anche la collezione? permanente di Vespa, prototipi? e veicoli che hanno segnato la storia industriale del nostro paese, luogo dove storia e lavoro continuano ad incrociarsi).
In quattro sezioni, attraverso opere di artisti significativi del loro tempo, scoprirete un percorso storico economico dove, dalla seconda metà del diciannovesimo alla prima metà del ventesimo secolo, all?indomani dell?unità, il nuovo Stato italiano vive la prima rivoluzione industriale caratterizzata? dall?affermazione e dalla crescita di settori come il meccanico siderurgico, il tessile, i trasporti, le comunicazioni e, con l?avvio del Novecento, da settori nuovi come la chimica e l?elettricità , ma senza riuscire a sanare gli squilibri territoriali e settoriali in uno sviluppo nazionale diseguale, caratterizzato da forte emigrazione. La prima guerra mondiale rappresenta una poderosa spinta al processo di industrializzazione che continua faticosamente nel ventennio, fino al tragico epilogo del secondo conflitto.
Sarà la ricostruzione postbellica a segnare l?inizio della nuova fase, dominata? dalla grande spinta? all?affermazione imprenditoriale pubblica e privata, per fronteggiare e superare le difficoltà che conducono al ritorno alla normalizzazione economica, politica e sociale e alla successiva crescita.
Arte, fotografia, cinema, tutti insieme a documentare il lavoro in Italia tra Ottocento e Novecento e dove è proprio il lavoro a far da specchio perché è immediato coglierne tutti gli aspetti e le trasformazioni del secondo dopoguerra di un?Italia che tenta di sopravvivere con un?agricoltura di sussistenza ad un?altra che diventa l?America per una moltitudine di immigrati.
Infatti, accanto a capolavori della pittura (da Nomellini a Vedova, da Pellizza da Volpedo a Severini, passando per Fattori, Morbelli, Casorati, Mosè Bianchi, Chini, Viani, Carcano, Tommasi, Cambellotti, Depero, Carrà, De Pisis, Signorini, Soffici, Spreafico) il cinema si assume il compito di raccontare le storie divenute emblema della ?grande Storia? e, nella sezione intitolata ?Sguardi sul lavoro nel cinema italiano?, Augusto Sainati ha riunito spezzoni di film ormai storia del cinema e del costume in Italia. Parlano del lavoro come esperienza solitaria (N.U., Padre padrone, Dillinger è morto) o socializzata (Riso amaro, I compagni, La classe operaia va in paradiso), come oggetto di memoria narrativa (Novecento) o di uno sguardo critico sul presente (Ecce Bombo, Mi piace lavorare, ecc.), come occasione di? promozione sociale, ma anche come momento di abbandono di ideali (la commedia all?italiana, con le vicende raccontate attraverso il personaggio di Alberto Sordi). Il lavoro che il cinema ha saputo raccontare è quello che si concretizza in forme canoniche, ma anche quello che è frutto di tic sociali, come accade per i fotografi de La Dolce vita, o dell?inventiva personale, come capita al Nino Manfredi venditore abusivo di caffè in Cafè express.
La rassegna ci propone una sottile riflessione di come, oggi, il cinema sia incapace di raccontare il lavoro forse perché è proprio il lavoro che non sa più identificarsi.
(pubblicato Terra di Toscana gennaio 2007 e qui riportato in data odierna)