Dal Velocipedismo a Gino Bartali
di // pubblicato il 08 Luglio, 2008
“Virgilio cantò il cavallo, Monti il pallone, Carducci il vapore, molti la nave, nessun ancora la bicicletta; eppure né il cavallo, né il pallone, né il vapore, né la nave, resero all'uomo più facile il trasportarsi ovunque una qualche necessità lo richiami, lasciandolo più signore di se stesso”
Il prezzo della benzina ha ormai sforato il tetto di un euro e cinquanta al litro, l'aria delle nostre città è diventata irrespirabile, le strade somigliano sempre più a infiniti serpentoni di auto che avanzano stancamente: tutte notizie non certo rassicuranti, che da mesi siamo ormai abituati a leggere o ad ascoltare attraverso i nostri media.
Notizie che tuttavia sembrano finalmente scuotere gli italiani, che, prendendo esempio dagli altri paesi europei, stanno riscoprendo i vantaggi e la bellezza di uno dei mezzi di trasporto più antico del mondo: la bicicletta.
L'uso di questo mezzo così “semplice” nella sua struttura, rappresenta senza dubbio ancora oggi, la soluzione migliore ai problemi di traffico e di inquinamento che mortificano e rendono non più vivibili i grandi centri urbani. Ma oltre a questo la bicicletta è forse l'unico mezzo di trasporto che - mi piace sottolinearlo - elimina le differenze sociali mettendo tutti, nel vero senso della parola, “sullo stesso piano”, dallo studente, alla mamma con il bambino fino all'uomo di affari in giacca e cravatta, l'unico mezzo che ci permette di ritornare a ritmi più umani, di riscoprire la lentezza e l'armonia del movimento e attraverso il quale è ancora possibile contrastare l'imbarbarimento dei nostri tempi.
Lo spunto per parlare della riscoperta della bici, mi è stato fornito da una pregevole pubblicazione di qualche tempo fa curata dalla Provincia di Firenze e intitolata “Dal Velocipede a Gino Bartali”.
Gli autori, Aldo Capanni e Franco Cervellati, hanno voluto con questa opera, ripercorrere le origini del ciclismo in provincia di Firenze dalla fine del XIX secolo fino al 1931 anno di inizio dell'attività agonistica del grande Gino Bartali, del quale sono narrati aneddoti della sua vita e aspetti particolari della sua straordinaria carriera.
Così sfogliando le pagine del libro, è possibile leggere la trascrizione della notizia, davvero gustosa, riportata dal quotidiano "La Nazione" del 12 settembre 1868 che annuncia la comparsa a Firenze del velocipide munito di pedali: “Dal giorno di Mercoledì scorso, si è veduto circolare nelle vie della nostra città e alle Cascine, il velocipede a due ruote, istrumento molto sparso in Francia e in Inghilterra, ma che noi non conoscevamo ancora..”.Oppure lo statuto integrale della prima associazione di velocipedisti di Firenze “Veloce club” nata per iniziativa di un avvocato di Pontassieve, Giovanni Fazzini, il 7 dicembre 1869.
Andando avanti troviamo poi la narrazione della prima corsa Firenze-Pistoia, organizzata dall'associazione, che da molti è stata accreditata come la prima competizione internazionale di velocipedi mai disputatasi, tenuto conto che erano quelli gli anni in cui Firenze era diventata Capitale. La cronistoria degli eventi che hanno portato alla nascita del ciclismo moderno si intreccia dunque con la narrazione delle più importanti vicende storiche e politiche della città che attribuiscono al volume un valore di carattere assoluto.
Gli autori passano poi a narrare le gesta dei primi grandi protagonisti di questo sport epico e leggendario, dal Conte Carelli fino a Carlo Dani, un fiorentino che oltre a distinguersi per aver vinto numerose competizioni fu anche un affermato cantante lirico.
Ma quando si parla di ciclismo a Firenze è impossibile non soffermarsi su Gino Bartali il grande campione di Ponte a Ema a cui è stata dedicato per intero l'ultimo capitolo del libro.

Ma gli autori nel parlare di Bartali, hanno intenzionalmente tralasciato la narrazione della sua carriera e delle sue straordinarie vittorie, già tante celebrate e su cui molto è stato già scritto, concentrandosi invece, attraverso le testimonianze dei colleghi, sul suo profilo umano che senza dubbio ha contribuito notevolmente ad esaltare la figura di questo grande campione.
E così si racconta di quando, durante il secondo conflitto mondiale, “Ginettaccio”, che faceva il portalettere, contribuì a salvare molte vite umane aiutando a confezionare pacchi di viveri che venivano mandati a Roma per gli sfollati e i bisognosi, oppure di quando faceva la staffetta – ovviamente in bici – da Firenze ad Assisi per consegnare alla suore di un convento documenti che significavano libertà e sopravvivenza per tante persone.
Proprio in memoria di queste azioni eroiche, alcuni giorni fa il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Riccardo Nencini ha inaugurato una lapide commemorativa del ciclista toscano alla stazione di Terontola, dove Bartali spesso si fermava per attrarre l'attenzione della polizia italiana e tedesca, permettendo così a persone ricercate di salire sui treni e mettersi in salvo.
“Oh, quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali, quel naso triste come una salita quegli occhi allegri da italiano in gita..”