Da Roma uno sguardo alla grandiosità dell’Impero Cinese
di // pubblicato il 15 Febbraio, 2008
Il fascino della Cina che da sempre è trapelato nel mondo occidentale, è ogni giorno più presente nella nostra civiltà. La vita quotidiana di questo grande Paese è, ormai, viva nel nostro con le proprie tradizioni e festeggiamenti folcroristici.
Oggi a Roma, più che mai quel fascino, quell’atmosfera ricca di saggezza, conoscenza e spiritualità aleggiano al Museo del Corso di Roma dove il Prof. Emmanuele Francesco Maria, promuove, fino al 20 Marzo 2008, la mostra “Capolavori della città proibita. Quianlong e la sua corte” . Oltre 300 capolavori mai visti in Italia provenienti da uno dei più maestosi, imponenti complessi museali al mondo, la Città Proibita, per raccontare la vita di corte e il fasto che la Cina conobbe sotto il regno dell’imperatore Qianlong (1711-1799), letteralmente regno della “Grandiosità Cosmica”, considerato l’apogeo politico e culturale dell’ultima dinastia regnante sul Paese di Mezzo (1644-1911).

Il Museo del Corso è divenuto negli anni un punto di riferimento rilevante ed originale nel panorama museale capitolino, grazie soprattutto all’operato del Prof. Avv. Emmanuale che ha inteso favorire nelle sue mostre l’incontro tra le culture e civiltà diverse attraverso il linguaggio dell’arte. Così la volontà di confronto e di ricerca hanno portato il professore fino in Cina dove ha scoperto l’imperatore Qianlog che ha avuto come grandissima capacità quella di apertura all’altro, al confronto ed al dialogo.
La ricerca della bellezza intesa come grandiosità, monumentalità, abbondanza, sontuosità, sebbene avesse caratterizzato i modi della manifestazione di molte dinastie, raggiunse, sotto la dinastia di Qianlog, un grado di enfatizzazione e penetrazione nei vari generi d’espressione come mai era successo prima. Egli scelse la bellezza come mezzo per comunicare con l’impero e con il resto del mondo, sebbene la sua diffusione non fu di tipo “popolare” bensì limitata agli aristocratici invitati presso la sua reggia. Qianlong, infatti, sapeva benissimo che le miriadi di aristocratici e funzionari che partecipavano ai suoi riti, banchetti, festività, cerimonie, avrebbero poi diffuso la sua immagine di “sovrano universale” per ogni dove contribuendo a divulgare un’idea leggendaria dell’imperatore. Sapeva anche che i pittori di corte producevano spesso all’estero della Città Proibita divulgando il “suo” stile.

Senza dubbio, però, il veicolo più appariscente ed efficace di tale estetica-politica fu, ed è ancor oggi, la città imperiale ed al suo apice la reggia stessa, il Gugong.
Ma la vera grandezza di Qianlong fu quella di sviluppare una politica di ecumenismo e cioè una politica intesa a superare gli attriti dottrinari e le differenze storiche nei confronti delle popolazioni diversissime che confluivano ormai nel più grande impero cinese della storia. A tale scopo Qianlong, per esempio, si servì accortamente delle religioni che protesse, come il buddhismo tibetano, che era diffuso anche fra le popolazioni mongole ch’egli controllava e con cui aveva dei patti, oltre, ovviamente, allo sciamanesimo mancese a cui si dedicava regolarmente.
Farsi ritrarre in ruoli centrali di dipinti sacri riteneva equivalesse a estendere il suo potere su quelle genti facendosi simile, ancorché superiore, a loro e garante della loro sicurezza e religione da attacchi esterni come di fatto era anche avvenuto quando egli ricaccio i Gurkha che dal Nepal avevano invaso il Tibet. Al cristianesimo s’interessava in modo particolare per gli aspetti scientifici e tecnologici portatigli soprattutto dai gesuiti, ma era anche la religione di popoli che si stavano affacciando decisamente in territori limitrofi all’impero: Sudest asiatico, India, Filippine. L’islam era la religione di quegli stessi uiguri che lo avevano aiutato nella sottomissione della parte del Turkestan oggi compreso nella regione autonoma del Xinjiang.

Al Museo del Corso a Roma è possibile respirare la grandezza dell’imperatore Qianlong mediante, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l’esposizione di 300 pezzi mai visti in Italia che rappresentano riti, cerimonie, ritratti ma anche scene di vita privata, rimandano l’eco di una realtà storica e filosofico-religiosa straordinaria. compleanno, l’imponente trono dorato e la sua armatura.
Ma non solo, il visitatore potrà ammirare armi, armature e utensili appartenuti all’imperatore e rappresentati nei dipinti stessi, oltre a ceramiche, abiti di corte e molti altri oggetti legati alla personalità di Qianlong: il tavolo con arredi per la celebrazione del suo ottantesimo
Si segnala, infine, che tra i dipinti esposti, per la prima volta in Italia, capolavori del pittore Giuseppe Castiglione (1688-1766), artista italiano e gesuita ammesso alla corte dell’imperatore.