Da Rodin a D’Annunzio: Monumento ai Mille per Quarto

di Cinzia Colzi // pubblicato il 29 Novembre, 2007

A conclusione degli eventi "Garibaldi.Il mito", consiglio di visitare per ultima questa mostra,?non semplice, ma capace di arricchire e ne?uscirete sicuramente entusiasti.
Siete alla Galleria d'Arte Moderna di Nervi, provate a sedervi nel comodissimo divano della saletta di sinistra e mentre guardate il parco, state tornando indietro per collocare nel tempo?la storia di quel monumento posizionato accanto?allo scoglio da dove salpò la più nota?spedizione italiana.
Eugenio Baroni vinse il concorso (bandito dal Municipio di Genova, battendo gli altri cinquantotto partecipanti, di cui vennero pubblicati tutti i bozzetti, scelto da una giuria formata dagli scultori Giulio Monteverde, Leonardo Bistolfi, Ludovico Pogliaghi, Domenico Trentacoste e dai pittori Tullio Quinzio e Giulio Aristide Sartorio) con l'opra?più aggiornata, nuova e originale, ma l?opinione pubblica genovese si spaccò e gli venne?contrapposto l?architetto Venceslao Borzani.
All?inaugurazione del 5 maggio 1915, con il noto discorso?interventista di Gabriele D?Annunzio, le reazioni al monumento continuarono a essere diversissime. Baroni aveva scelto di far posare per la figura di Garibaldi,?lo scaricatore di?porto Bartolomeo Pagano, in arte Maciste, il gigante buono del film Cabiria e ci fu anche chi si scandalizzò per la?nudità dell?Eroe.
Ai rapporti tra D?Annunzio e Baroni, tra D?Annunzio e la città di Genova, ai cimeli oggi ancora conservati al Vittoriale, la dimora del poeta a Gardone Riviera, la mostra vi dedica uno specifico spazio.



"Da Rodin a D?Annunzio: un Monumento ai Mille per Quarto",?curata da?Maria Flora Giubilei e Caterina Olcese Spingardi,?propone la ricostruzione della?cultura simbolista e neomichelangiolesca che,? tra il 1910 e il 1915, portò al progetto e alla?realizzazione dell'opera di?Baroni.

Sculture, dipinti, grafica, testimonianze fotografiche e documenti per un significativo approfondimento del periodo?della storia dell?arte internazionale?volto alla riscoperta?dell?opera del Buonarroti.
E infatti,?nella?prima sezione della mostra,?quel?neomichelangiolismo, tra erotismo e simbolo,?alcuni calchi dei Prigioni di Michelangelo a dimostrazione?di come?Auguste Rodin, Emile-Antoine Bourdelle, Franz von St?ck, Gaetano Previati e Leonardo Bistolfi avessero osservato durante i viaggi di formazione tra Parigi, Firenze e Roma.
Ciascuno di loro, ?aprendo?a nuove ricerche formali e stilistiche, evidenzia?proprio il?recupero?tecnico-formale?(in modo particolare dal 1875, con le?celebrazioni del?quarto centenario della nascita, appare una rinnovata?attenzione per la sua arte)? per veicolare contenuti simbolisti, ormai assai lontani dall?oggettività del ?vero? assunto come vessillo liberatorio nei confronti delle accademie alla metà del diciannovesimo?secolo e in linea con i rivolgimenti politici della stagione risorgimentale.

Polo di riferimento culturale é?Auguste Rodin,?forse sollecitato dalle manifestazioni per Michelangelo, l'anno successivo visiterà Firenze e Roma, passando per Genova. Le sue?opere (dal?Pensatore?al Monumento dedicato a Balzac, dai piccoli bronzi venati di erotismo dei dannati, che muovono l?incredibile Porta dell?Inferno, alla splendida Dana?de)?pubblicate su numerose riviste d?arte ed esposte alle maggiori esposizioni?del tempo, furono,?per gli?artisti a lui contemporanei, il?punto di partenza per interpretare?il classicismo cinquecentesco e, per molti?italiani, anche?la strada?verso l?idea di uno ?stile nazionale?.?

Franz von St?ck,?nel 1909 alla Biennale di Venezia, affermò?un simbolismo fondato su formalismi classicheggianti e contenuti panico-mitologici che gli derivavano ancora dalle note opere dello svizzero Arnold B?cklin.
Per?l?esempio che offrirono, non meno significative furono le esperienze del pittore Gaetano Previati ( i cui dipinti rappresentarono il?connubio tra avanguardia divisionista, empito simbolista e gusto per il ?non finito?) e dello scultore Leonardo Bistolfi (originale interprete del simbolismo internazionale e del nuovo linguaggio neomichelangiolesco, autore di numerosi monumenti nelle piazze e nei cimiteri delle più importanti città italiane: a lui si devono quelli dedicati a Garibaldi, a Savona?e?Sanremo, oltre?alcune sculture sepolcrali che furono per gli artisti delle generazioni successive modelli molto significativi).?

Nella seconda sezione,?alcuni aspetti e sviluppi del nuovo ?classicismo simbolista?, nella sua accezione più ?eroica? e celebrativa, con il?radicamento nelle arti figurative italiane ed europee e la diffusione fino al 1915?(prima della Grande Guerra che?segnò una censura per gli eventi?culturali successivi) attraverso?dipinti,?sculture,?grafica di artisti di varia formazione e attraverso significative realizzazioni monumentali pubbliche che al codice stilistico neomichelangiolesco affidarono l?immagine trionfalistica della nuova nazione italiana.

La?grandiosa impresa decorativa, nella nuova aula del Parlamento italiano a Montecitorio, di?Giulio Aristide Sartorio e l' opera, non meno sensibile al richiamo del classicismo, di un frescante, capace decoratore ed esperto xilografo quale fu Adolfo De Carolis.

Angelo Zanelli, Antonio Rizzi e Giulio Bargellini testimoniano, invece,?con sculture e dipinti, il clima che sostenne la costruzione?del Vittoriano a Roma all?inizio del Novecento.
Sul?fronte di una plastica potente, in bilico tra simbolismo, algori neoclassici ed esasperazioni formali che aprivano all?espressionismo, le?opere di Adolfo Wildt, Hans Stolte Lerche, Hendrik Christian Andersen, di Ivan Me?trovi?, l?artista slavo cui guardò con insistenza Eugenio Baroni, da lui assumendo, nella propria scultura, la forza, la fierezza e la bellezza malinconica di corpi eroici pervasi di vitalistica energia.

Il?percorso prosegue?con le sculture di Libero Andreotti, Domenico Rambelli, dei liguri Edoardo De Albertis, di cui, a cento anni esatti dalla sua realizzazione , viene?presentato il portale inedito ideato per la Sala del Sogno della Biennale del 1907, G. B. Salvatore Bassano, Giovanni Prini, questi ultimi tutti assai vicini alla plastica di Rodin.

Il potente afflato dei corpi michelangioleschi sarà una volta di più assunto per esaltare i temi legati ancora alla mitologia o alle figure dei ?dannati? danteschi Paolo e Francesca.
Proprio ad una nuova edizione della Divina Commedia e al concorso artistico nazionale bandito da Vittorio Alinari nel 1900, cui parteciparono alcuni degli artisti più aggiornati del tempo, la mostra si sofferma?per completare lo sguardo sulle molteplici esperienze legate al gusto neomichelangiolesco e simbolista.

L?ultima sezione, come dicevo in apertura,?é?dedicata alla storia del Monumento ai Mille, alla sua lunga gestazione e?illustrata da una serie di documenti storici.

Uno specifico paragrafo per?il pittore Plinio Nomellini: sensibile più di altri artisti italiani all?epopea garibaldina, sia per la sua esperienza politica, sia per la ?formazione? che gli derivò dall?aver illustrato, a partire dal 1911 i ?Poemi del Risorgimento? di Giovanni Pascoli.?
Dedicò varie opere a Garibaldi e alle sue imprese e, in particolare, alla scena dell?imbarco dei Mille che immaginò immersa in un?atmosfera incombente, vorticosa, decadente e ideista.

Un bel libro, e strumento di grande apporto alla mostra, é il catalogo edito da Giunti.

Per ogni ulteriore informazione
www.gamgenova.it

 

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