Da Fiesole a Fontelucente: arte e natura

di Cinzia Colzi - pubblicato il 17 Febbraio, 2007 in Itinerari... d'autore!

Da tempo desideravo parlarvi di Fiesole, ma cercavo un?occasione autentica ed é arrivata con ?Dai Musei di Fiesole a Fontelucente itinerario d?arte e natura? che dal centro storico conduce, appunto, fino al Bosco di Fontelucente e, il solo biglietto, sperimentale fino al 31 ottobre, consente le visite dell?Area Archeologica, del Museo Civico Archeologico, del Museo Bandini e di Villa Peyron usufruendo, per la prima volta, di un collegamento diretto mediante bus-navetta della Società di trasporto ?LI-NEA?, il cui contributo è stato essenziale per unire il centro storico con uno degli angoli più suggestivi dei dintorni.

Città di inimitabile bellezza (non raccontate in giro che ho scritto questa cosa perché a Fiesole, da sempre, si vantano di essere l?unico comune che può guardare Firenze dall?alto) riconosce, e fa conoscere, la peculiarità di integrare testimonianze artistiche ed archeologiche con l?ambiente circostante, capace di generare interesse e ulteriori opportunità sul piano dell?offerta turistica.

Tra l?altro, l?itinerario proposto, può contare sul pieno recupero del Museo Bandini, rinnovato nella sua funzionalità e riaperto al pubblico nel febbraio scorso, che vanta una prestigiosa raccolta di maestri fiorentini e toscani dal Duecento al Quattrocento ed è testimonianza eloquente del legame con l?arte sacra, luogo simbolo della Fiesole amata dai viaggiatori eruditi e dai curiosi di tutta Europa che fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, ma anche nel secolo scorso, scelsero la città come luogo di adozione. Fra questi la collezione del canonico Angelo Maria Bandini, bibliotecario, antiquario e filantropo rappresenta un?assoluta eccellenza e il museo è particolarmente apprezzato dai visitatori più curiosi e attenti.

Il Sindaco Fabio Incatasciato con orgoglio ci ha detto: ??l?iniziativa ricca e stimolante, lega il patrimonio della città, già noto in tutto il mondo, con la ?perla? semisconosciuta, il Giardino di Villa Peyron, che è uno dei luoghi più straordinari creati dall?uomo, uno spazio di incredibile suggestione e che racconta la cultura e la ricchezza dell?arte del verde?.
Infatti, Villa Peyron emerge dal bosco con i suoi giardini sviluppati su tre terrazzamenti degradanti verso Firenze e, seguendo un ideale asse centrale, divengono elemento compositivo principale del parco. Nel 1914 Angelo Peyron, piemontese e fornitore di casa Savoia, aveva acquistato una villa arredata, alcune case coloniche e terreni boscati raggiungibile dalla antica strada a sud, a più bassa quota, da Baccano a Castel di Poggio, che sarà in seguito trasferita nell’attuale posizione e chiamata via di Vincigliata. La villa era il risultato di una trasformazione forse operata nella prima metà dell?Ottocento di un edificio più antico del quale si individuano ancora tratti di massicci muri in pietra. Tutta l?area era stata abitata sino dall?antichità come fanno presupporre i toponimi: mons Fanum—monte sacro-, Fiano nome dato alla zona nei pressi della villa, Baccano -da Bacco-. Alla morte di Angelo Peyron la proprietà, in seguito ad accordi familiari, fu fortemente voluta e assegnata al più piccolo dei quattro figli, Paolo, che alla scomparsa del padre aveva solo otto anni e vi andò ad abitare successivamente, nel 1931, investendoci l?intero patrimonio di famiglia per donarla, alla morte, all?Ente Cassa di Risparmio. Paolo Peyron non si avvalse mai dell?aiuto di esperti e, a proposito dell?inizio della costruzione, raccontava: ?.. la? prima cosa che ho pensato è stata quella di realizzare uno squarcio nel bosco per aprire la vista al paesaggio?.

Questa ?veduta? è oggi il suo carattere dominante unita alla sensazione di essere in un luogo ritagliato quasi a fatica in una massa boschiva densa e compatta. Vi si possono trovare tutte le piante che fanno parte della tradizione del giardino italiano: il bosso nelle sue forme più classiche: a siepe piantata in doppia fila con forme sferiche agli angoli o al centro dei parterre, ma anche tagliato in sagome più raffinate come nella siepe che disegna ad archi e sfere la rampa centrale tra il primo e il secondo livello. I cipressi dominano le quinte della scenografia pensata da Peyron: ai lati del secondo terrazzo sono piantati, vicini fra loro, ma tenuti nella forma libera. Nel quarto livello, disegnato da un?aiuola ovale, sono invece tagliati a siepe alta. Una quercia, circondata a sua volta da siepi di leccio, è stata potata ad ombrello e allarga i rami creando uno spazio raccolto. Anche due grandi cedri, nei pressi dello spazio della musica, costituiscono interessanti presenze vegetali. Davanti alla facciata della villa, sotto la camera che era del proprietario, un grandissimo osmanto profuma l?aria in settembre e ottobre.

?Il bosco che circonda il giardino mantiene la caratteristica vegetazione originaria con rovelle e cipressi e un sottobosco di viburno. E gioca un ruolo molto importante, sia costituendo la quinta vegetale che racchiude la composizione, sia per una serie di percorsi, di architetture e di decorazioni realizzate al suo interno. Ortensie, vasi di limoni e di azalee, rododendri e camelie, arricchiscono di colore il giardino, ma la presenza più variopinta è rappresentata dall?enorme glicine sul parapetto della terrazza della casa. Le fontane, distribuite nella proprietà, alimentate da una sorgente quattrocentesca che alimenta anche il laghetto immerso nella campagna ad olivi. Il laghetto e la discesa per arrivarci, da soli meriterebbero un articolo, ma non vi dico più niente perché rovinerei le sorprese.

La visita è di una cinquantina di minuti, ma potrete prenotare un itinerario personalizzato con guida. Concludo con le parole del Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, Edoardo Speranza, che afferma: ?il progetto dell?itinerario rappresenta un segno di continuità nel rapporto di collaborazione con l?Amministrazione Comunale fiesolana e una preziosa occasione per proseguire nell?opera di valorizzazione di Villa Peyron al Bosco di Fontelucente, associandola in modo sempre più stretto ai percorsi classici della Città etrusca. Soprattutto è un invito a considerare i beni ambientali, artistici ed architettonici come componenti di un unico grande patrimonio pertinente all?umanità e ai suoi bisogni spirituali?.

(pubblicato Terra di Toscana settembre 2006 e riportato sul blog in data odierna)

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