Corrente Le parole della vita

di Elisabetta Venturi - pubblicato il 31 Luglio, 2008 in Mostre

C’è qualcosa che vale più della libertà? Direi di no. Si potrebbe pensare che a ispirarmi certi pensieri sia il caldo terribile di Firenze in questi ultimi giorni di luglio, sommati ad un anno di lavoro, ed invece è la conclusione che ho tratto leggendo il bellissimo saggio di Marina Pizziolo alla mostra “Corrente Le parole della vita. Opere 1930-1945” che si tiene al Palazzo Reale di Milano fino al 7 settembre 2008, pubblicata sul catalogo dedicato alla mostra ed edito da Skira.

La mostra guarda alla rivista “Corrente” diretta da un giovanissimo Ernesto Treccani, allora appena diciassettenne, finanziato dal padre, e fondata nel gennaio del 1938, attorno alla quale nacque un complesso movimento culturale, capace di spaziare dalla letteratura, alla pittura, alla scultura, dando vita a dibattiti sia filosofici, che critici che politici.

Nata in pieno periodo fascista, ebbe vita breve. Il 10 giugno del 1940, mentre l’Italia entrava in guerra, le pubblicazioni terminano. Il regime, prima tollerante, la fa sopprimere, senza però che questo impedisca ai giovani di Corrente di continuare nella diffusione di una cultura libera.

Solo citando alcuni dei nomi di questi “giovani”, si ha un’idea dello spessore culturale della rivista: Giulio Carlo Argan, Alberto Lattuada, Luigi Comencini, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Vasco Pratolini, Elio Vittoriani, Enzo Paci. E poi Guttuso, Sassu, Valenti, Birilli, Carrà e tanti altri.

“Per dare nuovo respiro alla letteratura italiana occorreva, invece spalancare le finestre e far entrare il canto dei poeti: anche di quelli che erano stati ridotti al silenzio”

E così sulla rivista, senza prendere esplicite posizioni politiche, in quanto la censura non lo avrebbe tollerato, vengono pubblicate le prime traduzioni di Garcìa Lorca (il poeta fucilato dai falangisti seguaci di Francisco Franco), così come le poesie di Eliot e Yeats, proprio quando Francia e Inghilterra erano spacciati per il nemico.

Sempre la Pizziolo: “Difendere la libertà della cultura era il mezzo per assaporare la libertà: che poteva vestire il lutto squarciato di luce di 'Guernica', l’acqua delle parole di Hemingway, la nuova musicalità di Bela Bartok… A un regime che aveva esteso la trama del suo controllo fino a invischiare qualsiasi manifestazione della vita sociale, a un regime che voleva declinare ogni espressione del pensiero – perché in un Italia fascista non poteva esistere altro che un’architettura fascista, una letteratura fascista, una pittura fascista - gli artisti di 'Corrente' oppongono un’arte libera.”

Le opere esposte, provenienti sia da privati che da fondazioni italiane come straniere, e dalle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, sono circa un centinaio. Comprendono un periodo di tempo più lungo (1945) rispetto a quello in cui ebbe vita la rivista, con il preciso intento di dare un quadro completo di coloro che hanno, in qualche modo, orbitato attorno al movimento culturale che la contraddistingue, anche solo con i loro ideali.

L’esposizione comprende quegli artisti, sia scultori che pittori, che parteciparono alle due grandi mostre organizzate a Milano nel 1939, e a quelle alla “Bottega di Corrente”, aperta in via della Spiga sempre a Milano.

Solo per citarne alcuni: Badodi, Tassinari, Fontana, Guttuso, Zaffai, Manzù, Treccani e tanti altri. Un’occasione da non perdere per ammirare chi, in un periodo di assoluta chiusura, ha avuto il coraggio di lottare per la libertà

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