Contro al cieco fiume

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

?Chi siete voi che contro al cieco fiume
fuggita avete la pregione etterna??,
diss' el, movendo quelle oneste piume.

Ore 6.50 del 4 novembre 1966, la prima ondata di piena, che aveva rotto gli argini sul Lungarno della Zecca Vecchia,? sommergendo poi piazza Cavalleggeri e allagando l?intero quartiere di Santa Croce, in poche ore colpisce profondamente anche un centro di studio di grande vitalità e tradizione, uno dei cardini del sistema bibliografico italiano: la Biblioteca Nazionale Centrale e i danni appaiono immediatamente disastrosi: non solo più di un milione di volumi bagnati, infangati e macchiati dalla nafta, ma anche l?annientamento degli strumenti e degli apparati bibliografici che si trovavano negli uffici, compresi i cataloghi magliabechiano e palatino a volumi e a schede, così come tutti gli altri cataloghi a schede: quello generale, delle incisioni, della musica, delle carte geografiche, dei periodici, gli inventari (complessivamente circa 8.000.000 di schede).
Grande fu la risposta della città, delle istituzioni culturali e dei semplici cittadini, la concreta solidarietà ricevuta da tutte le parti del mondo, l?immediata attivazione di intelligenze, creatività, impegno civile. Appena le acque si ritirano, sotto la guida del direttore Emanuele Casamassima, partì l?opera di recupero e sarà proprio la concertazione di esperti delle tecniche di restauro, professori e artigiani a dare forma al Laboratorio di restauro, ancora oggi Centro di eccellenza, purtroppo minacciato dall?annosa carenza di risorse e di personale.

La Biblioteca ricorda l?alluvione con una mostra e un libro, entrambi dal titolo tratto dal primo Canto del Purgatorio: Contro al cieco fiume: quarant?anni dopo. Fino al 16 dicembre, nella Tribuna Dantesca sono esposte alcune fra le più belle opere restaurate del Fondo Palatino Grandi Formati e del Fondo Magliabechiano insieme a qualche esemplare di opera ancora in attesa di restauro, mentre nell?atrio e nella Sala distribuzione della Biblioteca trovano posto le immagini fotografiche di quegli stessi ambienti durante l?alluvione: la sala cataloghi, appena asciugata dall?acqua e dal fango, con i libri ammassati sui tavoli, i soffitti dei magazzini su cui la forza della piena ha sospinto pagine strappate dagli stessi libri che si ammucchiano contorti negli scaffali, le catene di volontari e militari che caricano i libri sui camion per trasportarli nei vari centri di raccolta, insieme alle scene di vita quotidiana dei volontari stessi: le vaccinazioni, il panino consumato appoggiandosi a una colonna, il fiasco di vino che riscalda messo accanto al codice che si sta interfoliando.
Lo splendido volume, edito da Protagon, in vendita presso la Biblioteca Nazionale Centrale, dal 7 novembre lo trovate anche nelle principali librerie, raccoglie parte del materiale fotografico relativo all?alluvione in possesso della Biblioteca oltre a testi di presentazione della Mostra e a documenti dell?epoca.

Un aspetto significativo della Mostra è dato dall?occasione per presentare il frutto di tre importanti progetti di fondi cartografici che sono per qualità e quantità tra i più importanti nel panorama delle biblioteche e degli archivi sia nazionali che europei.
Il progetto Restauro carte geografiche dei Fondi alluvionati, relativo al restauro di 217 volumi e 16.849 tavole dei Fondi Magliabechiano e Palatino, riguarda atlanti e carte a stampa che coprono quasi la totalità della produzione cartografica europea dal secolo XVI all?anno dell?alluvione. Il progetto Carte geografiche, realizzato all?interno del programma Biblioteca Digitale Italiana, ha riguardato la catalogazione e la digitalizzazione di ben ottomila carte geografiche a stampa e manoscritte del Fondo Palatino. Il fondo a stampa formato da 829 mappe composte da circa 3.000 tavole comprende carte geografiche, nautiche o militari e piante di città, tutte pubblicate fra il sec. XVII e i primi anni del sec. XIX.? Le carte manoscritte sono circa 250 e comprendono portolani e carte nautiche dei sec. XV-XVII? e le carte del cartografo Luigi Giachi del XVIII secolo. E, infine, il progetto europeo DIG MAP,che si propone di utilizzare il materiale cartografico digitalizzato delle biblioteche partecipanti sviluppando? tecnologie per servizi che rendano facile e poco costoso classificare, indicizzare, navigare con l?aiuto di thesauri geografici multilingue, elaborare programmi per la catalogazione automatica delle carte storiche. Al suo completamento il progetto prevede l?avvio di tre servizi: il Catalogo internazionale delle carte geografiche antiche digitalizzate,? il Thesauro geografico multilingue europeo e ?l?Archivio internazionale di autorità di incisori, curatori e stampatori di carte geografiche. Il progetto è finanziato dall?Unione Europea.

Avendo avuto la fortuna di aver una guida di eccezione, la Direttrice Atonia Ida Fontana Aschero, è stato possibile cogliere anche i più piccoli particolari. La Direttrice ci ha fatto scoprire le tecniche e tutte le fasi del restauro, spiegando come, i diciassettemila volumi ancora da restaurare, tempo stimabile in 500 anni vita-uomo, sono però messi in sicurezza e non sono attaccabili da muffe. Per le ?carte geografiche, le cui condizioni erano peggiori rispetto a quelle della maggior parte dei volumi alluvionati, in qualche modo protetti dalle legature, il lavoro è stato ancora più complicato perché si presentavano frammentate, talvolta distaccate dai supporti,? macchiate,? molto deformate e con consistenti e generalizzati agglomerati di fango.
Recuperi incredibili e straordinari come quelli dei colori degli acquerelli.
Sicuramente ai ragazzi (non solo a loro) piacerà scoprire, in mezzo a quelle pagine restituite al tempo, il ?dodo?, l?uccello incapace di volare ed estinto, secondo gli ultimi studi scientifici, nel 1690.

Mi sarei attaccata alle vetrine come una ventosa? dovete proprio vedere personalmente? qualsiasi parola non può rendere l?idea di quali imprese vi stia raccontando!

Concludo con una testimonianza gentilmente concessa ai nostri lettori.
?Mi chiamo Armida Batori e sono stata anch'io un "angelo del fango".
Nel novembre del 1966 ero matricola alla facoltà di Lettere dell'Università di Pavia, da pochi giorni arrivata nell?austero Collegio Castiglioni Brugnatelli, quando giunse la notizia dell'alluvione: immediatamente si formò un gruppo di volontari. Non ho più dimenticato l'odore del fango che avvolgeva tutto e tutti. Il quartier generale era l'atrio della Biblioteca Nazionale nel quale ci recavamo tutte le mattine per avere le direttive della giornata e poi tutti nei depositi a tirar fuori dal fango i volumi passandoli di mano in mano.
Il mio gruppo si fermò a Firenze una sola settimana, ma questa esperienza ha inciso fortemente sulla mia vita, come una sorta di ?iniziazione? alla conoscenza del mondo, alla scoperta della solidarietà e dell?impegno, e sul mio percorso professionale facendo? emergere una ?vocazione?.
Dopo la laurea sono diventata bibliotecaria, ho diretto la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, poi la Angelica di Roma,? oggi sono il Direttore dell?Istituto Centrale per la patologia del libro, l?organismo del ministero che si occupa della conservazione e del?restauro del libro.
Tutto ha avuto inizio in quei giorni del novembre 1966 a Firenze?

(pubblicato Terra di Toscana novembre 2006 e riportato nel blog in data odierna)

 

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