Coming of Age: Arte americana dal 1850 al 1950
di - pubblicato il 28 Luglio, 2008 in Mostre
Personalmente penso che i modi per misurare la validità o meno di un evento espositivo ben riuscito siano molti. Non di rado siamo superficialmente portati a credere che se una mostra sia in grado di raccogliere opere provenienti dalle più disparate collezioni europee o straniere, possa vantare un diritto di merito superiore ad altre che, invece, provengano da un più ristretto fondo ma che abbiano magari il pregio di mettere in luce, seppur in modo sintetico, una tematica scelta. Questo è il caso della mostra “Coming of age. Arte americana dal 1850 al 1950” allestita fino al 12 ottobre 2008 presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Già ospite di prestigiose città (Dallas, Londra) l’esibizione è nata attingendo esclusivamente alla celebre collezione della Addison Gallery of American Art di Andover, Massachussetts, l’unico museo accademico d’America legato a una scuola secondaria superiore che raccoglie una delle migliori collezioni di arte americana al mondo.

Attraverso settantuno opere scelte, i curatori William C. Agee e Susan C. Faxon, hanno tracciato sinteticamente ma efficacemente le tappe fondamentali di un secolo di arte americana, quello che, come brillantemente espresso dal titolo, vede l’arte del nuovo continente crescere e uscire dalla precedente condizione di provincialismo che l’accompagnava, per approdare a un ruolo di primo piano nella scena internazionale.
L’esposizione non può che partire dai paesaggi della Hudson River School, in Italia già recentemente conosciuti grazie alla grande mostra bresciana “America” dello scorso inverno. Questi artisti dagli anni ’50 dell’Ottocento con il loro operato, incarnazione dell’ottimismo nazionalista del tempo, danno inizio al linguaggio propriamente americano. Ciò che si vuole rappresentare sono la grandiosità e la tranquillità della natura del nuovo continente plasmata dalla mano divina, con una lucidità di pennellata e un’attenzione al vero esemplari sono effigiati i vasti e intatti territori americani. Le enormi distese nelle quali l’occhio si perde sono epurate dal dato umano e l’incontaminato, ricolmo di speranze, regna sovrano.

Progressivamente, attorno al 1875, anche gli artisti americani cominciano a subire le influenze dell’arte europea. Ispirati dagli artisti di Barbizon, i paesaggisti mutano il loro sentimento del paesaggio, rappresentando ora lo spirito imprevedibile della natura attraverso immagini drammatiche che accentuano il dato emozionale e atmosferico, inverandolo con una tecnica caratterizzata dalla pennellata più libera e da una cromia inscurita. L’uomo non può che combattere contro le forze della natura.
Verso fine secolo comincia la differenziazione della pittura americana. Accanto a un filone di pittori che con occhio attentamente realistico ritraggono soggetti locali celebrando la forza della terra e lo spirito dei suoi umili lavoratori, prende piede una tendenza che trasferisce le influenze impressioniste e post-impressioniste europee nell’arte autoctona, dando vita a una sorta di impressionismo americano. È questo inoltre il periodo dei “grandi espatriati” più noti al pubblico europeo quali Sargent e McNeill Whistler.
A New York intanto, sul volgere del secolo, con gli artisti dell’Ash Can School viene fissata su tela, con crudo realismo, la realtà urbana americana e i soggetti sono desunti dalla vita della classe operaia (ne è un esempio l’opera di John Sloan scelta come locandina della mostra).

Nei primi decenni del Novecento, si assiste poi alla nascita del modernismo americano che proclama definitivamente New York, non più Parigi, centro privilegiato per l’avanguardia artistica. Con questo spostamento d’asse si ha la vera svolta per l’arte americana che ora è indiscussa protagonista dello scenario mondiale.
Tappa fondamentale in questo percorso fu l’Armory Show che si tenne nel 1913 nella Galleria 291 di Alfred Stieglitz, dove furono esposte per la prima volta in America opere dei più noti artisti europei contemporanei. Il pubblico americano conobbe così il cubismo, il fauvismo, l’espressionismo, l’astrattismo e una nuova visione artistica americana poté nascere dalle avanguardie europee.
Parallelamente al filone modernista altri artisti continuavano a raffigurare scene tratte dalla vita cittadina americana, ma sempre mantenendo un occhio puntato sulle avanguardie. Strade polverose, edifici deserti quasi alienati dalla vita reale, sono i protagonisti dell’opera del più celebre tra questi pittori, Edward Hopper.

Negli anni ’30 nuove idee di colore, forma, percezione e disegno, giunte negli Sati Uniti tramite artisti tedeschi in fuga dal regime nazista europeo (Josef Albers, Hans Hofmann), coinvolsero e trasformarono l’arte americana.
La strada per l’espressionismo astratto degli anni ’40 di Pollock e seguaci era ormai aperta. Questa nuova astrazione, non più fondata su alcuna oggettività, ma solo sulla gestualità, ruppe completamente con la tradizione precedente.
Negli anni ’50 l’arte americana è ormai pienamente “maggiorenne”, gli artisti newyorkesi tengono saldo il loro primato e la loro posizione avanguardistica nel panorama artistico mondiale.
La parte conclusiva della mostra è dedicata agli artisti amati e sostenuti da Peggy Guggenheim. Prima tra tutte risalta l’opera "Fosforescenze" di Pollock (1947) che, donata all'Addison Gallery proprio da Peggy Guggenheim nel 1950, torna così per un breve periodo a casa e chiude idealmente la mostra.
Fino al 12 ottobre 2008.
orari: 10:00-18:00, chiuso il martedì
Catalogo Skira
www.guggenheim-venice.it
Didascalie immagini:
- Childe Hassam, Di buon mattino sull’Avenue nel maggio 1917 (Early Morning on the Avenue in May 1917), 1917 olio su tela 76 x 91,5 cm Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts; lascito Candace C. Stimson (1944.20)
- Winslow Homer, Il vento dell’ovest (The West Wind), 1891 olio su tela 76 x 111,5 cm Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts; donazione anonima (1928.24);
- John Sloan, Sunday, Women Drying Their Hair, 1912, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts; museum purchase (1938.67), All rights reserved
- Edward Hopper, Manhattan Bridge Loop, 1928 olio su tela 89 x 153 cm Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts; donazione Stephen C. Clark, Esq. (1932.17) Courtesy American Federation of Arts.
- Charles Sheeler, Ballardvale, 1946, olio su tela, 61 x 48 cm Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts, Courtesy American Federation of Arts.