Colorire naturale e vero Figline, il Cigoli e i suoi amici…

di Amici in Visita // pubblicato il 05 Novembre, 2008

di Daniela Vannini


Il rosa perlaceo degli incarnati, la luce splendente e il delicato chiaroscuro in un continuo esercizio di prospettiva. Una “nuova maniera di colorire” si affaccia sulla scena dell’arte fiorentina della seconda metà del Cinquecento il cui merito va in gran parte attribuito a Ludovico Cigoli, indiscusso caposcuola di tutto il barocco fiorentino e protagonista della mostra “Colorire naturale e vero Figline, il Cigoli e i suoi amici” che si è aperta il 18 ottobre 2008 a Palazzo Pretorio di Figline Valdarno e sarà visitabile fino al 18 gennaio 2009.



L’esposizione fa parte di un originale progetto ideato dal direttore degli Uffizi, Antonio Natali e reso possibile grazie alla collaborazione della Provincia di Firenze e della Soprintendenza al Polo Mussale Fiorentino che vuole far conoscere al grande pubblico un patrimonio artistico interessante anche per i suoi rapporti con le terre fiorentine e toscane conservato oggi nei locali della riserva degli Uffizi.

Così, la Galleria degli Uffizi scopre i suoi tesori nascosti attraverso un ciclo di mostre intitolato non a caso La Città degli Uffizi, dove per ‘città’ si intende non solo Firenze ma anche tutti i luoghi a essa contigui.

A fare da apripista all’iniziativa, è appunto l’esposizione di Figline curata da Novella Barbolani di Montato e Miles Chappelli e dedicata alla figura di Ludovico Cardi detto il Cigoli (Cigoli 1559- Roma 1613) e ai suoi legami con Figline Valdarno. In passerella bozzetti, ritratti, disegni e altre opere dell’artista pisano che documentano un percorso artistico davvero affascinante all’insegna di sperimentazioni di nuove forme espressive attraverso un confronto con le opere dell’amico e collega Gregorio Pagani, entrambi cresciuti nella bottega di Santi di Tito (Sansepolcro 1536- Firenze 1603).  A partire dagli splendidi autoritratti degli artefici che segnarono, stando alle biografie del pittore (quella scritta dal nipote Giovan Battista Cardi e l'altra di Filippo Baldinucci), le prime esperienze di Lodovico, in particolare l'educazione al disegno e ai rudimenti d'architettura quali Alessandro Allori, Bernardo Buontalenti e Santi di Tito.

Definito “il Tiziano e ‘l Correggio di Firenze” da Filippo Baldinucci, Cigoli seppur legato alla tradizione fiorentina e poi alla tarda maniera dei maestri si apre alle espressioni formali e coloristiche della scuola veneziana ed emiliana come testimonia la nuova concezione prebarocca del colore, la complessità prospettica degli incroci architettonici e la trama luministica del Martirio di San Lorenzo che segna un momento importante nella crescita artistica del pittore.

Ma la vera novità di questa mostra è l’Annunciazione del Cigoli che dopo oltre un secolo potrà essere ammirata per la prima volta nel luogo per cui era stata concepita nel 1580 all’interno del “Chiesino delle Monache”, adesso di proprietà privata, eccezionalmente riaperto in occasione della rassegna. Ed è proprio l’Annunciazione che segna l’avvio del rapporto tra la famiglia figlinese dei Serritori e il Cigoli e dunque l’inizio della sua brillante carriera sospinta da un lato dal conseguimento di una cultura elevata e dall’altro dalla dedizione costante al lavoro.



Di quest’opera colpiscono il rosa della veste e il blu verdastro del manto della Vergine insieme al rosa perlaceo degli incarnati, il realismo descrittivo del letto sullo sfondo e del leggio come il gioco prospettico (una vera ossessione per il Cardi che certo risentì della sua vicinanza con Galileo Galilei) offerto dall’elegante disegno del pavimento, elementi che caratterizzano la maniera giovanile di Cigoli e al contempo anticipano il suo stile maturo che privilegerà l’atmosfera calda e soffusa. Quella atmosfera crepuscolare che avvolge il giovane disteso nel Sogno di Giacobbe del 1592 e che restituisce uno stato d’animo introspettivo sospeso tra lirismo e realtà dando vita a una sorta di narrazione sentimentale su morbide note cromatiche.

E mentre il Cigoli si concentrò più che mai sull’imitazione del Correggio, il Pagani ne imitava la maniera, ma saranno soprattutto le evanescenze materiche e le apparizioni cromatiche del maestro Barocci a far propendere i due artisti verso la maniera veneta e emiliana, e a sperimentare tecniche nuove persino nel disegno.



Cigoli lo scopriamo, infatti, anche nei suoi molti disegni, qui esposti, che raffigurano scheletri e nudi investiti di una luce quanto mai realistica e drammatica dove attitudini, proporzioni e movenze ci raccontano storie e personaggi. Fogli del tempo in cui il Cigoli e il Pagani, formatisi con la stessa attenzione per il “disegnar dal naturale” erano interessati a tentare nuove vie “per giungere ad un modo di colorire naturale e vero”, lavorarono insieme a fianco del Titti nelle lunette a fresco nel chiostro grande di Santa Maria Novella.



Altri disegni sono in relazione alle opere esposte e alle sperimentazioni degli artisti negli anni dell'avvio della pittura riformata.

Ad accompagnare il visitatore in questo viaggio straordinario alla scoperta del nuovo “colorire” è il catalogo, a cura di Novella Barbolani di Montauto e Miles Chappell, con saggi introduttivi e schede delle opere esposte. 

 Daniela Vannini



Per informazioni Palazzo Pretorio di Figline Valdarno
Piazza S. Francesco, 16 
Orario mostra: 9-13 e 15-19

 

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