Cento Fotografi dalla collezione Charles-Henri Favrod
di // pubblicato il 01 Dicembre, 2007
Il?MNAF ha compiuto il suo primo anno e, come da?programma espositivo della Fondazione Alinari, sei?mostre ogni anno accompagnate dal relativo catalogo.
Ci sono stati regalati allestimenti di altissimo valore e l'appuntamento sta diventando una piacevole abitudine a cui, adesso, é impossibile rinunciare.?
A chi mi legge con attenzione, non é certamente sfuggita la?grande ammirazione che nutro per chi riesce a regalare emozioni tanto intense fermando l'attimo, ma, vi assicuro, visitare il Museo Alinari, oltre alle soprese della collezione permanente, vi aspetta sempre una temporanea che, da sola, vale il viaggio a Firenze.
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E' così anche per la?settima mostra,?un?viaggio nella storia della fotografia del Novecento con cento scatti?di altrettanti?autori attraverso scelta e?giudizio critico di Charles-Henri Favrod,?personalità fra le più significative della cultura fotografica contemporanea.
Dal catalogo, si legge nella sua introduzione: "Su cento fotografi presentati, quasi tutti sono amici oppure, quelli scomparsi, lo sono stati. Nel corso del tempo, ho fatto la loro conoscenza, avendo talvolta perfino il privilegio di entrare nel loro atelier, dal minuscolo spazio dove Mario Giacomelli operava a Senigallia al vastissimo studio newyorchese di Ernst Haas dove, anni dopo la sua morte, permaneva ancora l?odore forte dei prodotti. Ancor più, ho potuto divertirmi in compagnia di molti di loro nelle loro scorribande attraverso le città e le campagne. Penso a Robert Doisneau, a Willy Ronis, a Marc Riboud, a René Burri, ad Henri Cartier-Bresson, a Robert Frank, tutti quei favolosi camminatori con lo sguardo perennemente all?erta. Penso soprattutto a John Phillips, che aveva rinunciato a fotografare e che io sono riuscito a rimettere al lavoro, sia in Italia che negli Stati Uniti.
Tra questi cento nomi, molti mancano all?appello. Mi è impossibile essere esaustivo e chiedo venia per l?incompletezza. Non era mia intenzione trascurare i meno conosciuti, i più giovani, quelli la cui ricerca prosegue felicemente e incarna già il XXI secolo".
Charles-Henri Favrod prosegue: "Forse è necessario che io racconti com?è cominciata quella che oggi sono obbligato a chiamare una collezione. Veramente non ci pensavo all?inizio, quando, a quindici anni, al sanatorio, combattevo la noia della cura con lunghe ore in biblioteca dove figurava ?L?Illustration? dal suo primo numero. Da segnalare è che allora la fotografia poteva essere riprodotta solo tramite incisione su legno, fino alla scoperta del retino alla fine del XIX secolo. Ma nella testata del venerabile settimanale compariva, dal 1843, una veduta del Pont-Neuf di Parigi di Charles Marville. E le incisioni dovevano recare la dicitura ?tratto da una fotografia?, facendo spesso menzione dell?autore. Una buona iniziazione dunque che mi è servita ad identificare delle vedute fotografiche anonime, trovate in seguito nei negozi di anticaglie e nelle fiere di vecchie stampe, etichette, libri, etc. Inizialmente ho privilegiato la fotografia del XIX secolo che costava meno di una cartolina ma che però, per le troppe manipolazioni, mi sembrava in grande pericolo.
Malgrado ciò, ho sempre dedicato molto interesse alla fotografia americana, nella convinzione però che essa è parte di un grande unico insieme. Sono inoltre da sempre persuaso che la fotografia è una lingua universale, percepita ovunque nella stessa maniera, che riunisce gli uomini disseminati dai tempi di Babele, l?empia torre di Babilonia. Vale la pena di citare la Genesi: ?Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Yahvé scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. E Yahvé disse: Guardateli, essi sono un solo popolo e hanno una sola lingua. Se hanno fatto ciò di loro iniziativa, non vi è ormai niente che non possano realizzare, qualunque cosa essi si prefiggano di fare. Scendiamo dunque, confondiamo il loro stesso orgoglio e la loro lingua, affinchè non comprendano più l?uno la lingua dell?altro!
La fotografia costituisce una rivoluzione formidabile. Da quando è nata, essa tende a redigere un inventario di tutto ciò che esiste, volta a dominare le cose duplicandole, restituendole, rendendole ovunque accessibili a tutti, permettendo di studiarle. Inizialmente la tecnica a disposizione impedisce di catturare il movimento, e dunque l?avvenimento in corso. Questo sarà appannaggio del XX secolo, cosa che comporterà un profondo mutamento della storia, del quale i fotografi saranno più che testimoni, dei veri protagonisti del cambiamento ?.
Interrompo per non rovinarvi il piacere della scoperta di questa collezione che offre la possibilità di essere interpretata attraverso chiavi di accesso diverse, ma tutte a scandire filosofia e?cultura estetica di?Favrod e, come lui stesso afferma, più che a cercare ostinatamente delle immagini, a reagire a quelle che ha incontrato sul suo percorso p con la convinzione che: ?la storia della fotografia è la fotografia della storia? da cui deriva?la?predilezione per il fotogiornalismo e le immagini capaci di esprimere?il senso della storia.