Carole A. Feuerman. La scultura incontra la realtà

di Marica Guccini - pubblicato il 23 Giugno, 2008 in Mostre

Da pochi giorni la celebre Galleria Moretti ospita nella sua sede fiorentina un’interessante retrospettiva dedicata alla scultrice americana Carole Feuerman. Fino all’11 luglio sarà possibile ammirare entro le sale di Palazzo Niccolini, sede della galleria, il prezioso connubio tra le opere della collezione di arte antica che annoverano pezzi di grande pregio, e le ventisette sculture della Feuerman.
Il progetto di questa prima retrospettiva monografica europea dedicata all’artista nasce da un incontro casuale avvenuto alla scorsa Biennale di Venezia tra la Feuerman e Luca Calvani che, dopo aver posato per la scultrice, la presenta al noto antiquario fiorentino e amico di vecchia data Fabrizio Moretti che da subito si dimostra entusiasta e disponibile a realizzare il progetto. L’artista, aiutata da alcuni collaboratori, ha lavorato per alcuni mesi in uno studio di Prato dove ha realizzato appositamente per la mostra fiorentina alcune sculture di impronta iperrealista.

La newyorkese, consapevole della sua “vocazione” artistica fin da bambina, è oggi considerata una delle maggiori scultrici realiste contemporanee.
L’iperrealismo, figlio della Pop Art, vuole ricreare un oggetto quotidiano che apparentemente sembra non avere nessun significato; la Feurman parte da questo dato tecnico ma, come vedremo, lo reinterpreta in una maniera diversa.
La grande padronanza tecnica le permette d’ottenere, attraverso un uso particolare di resine e altri materiali sintetici, copie pedisseque della realtà, il suo soggetto preferito è sicuramente la figura umana, in particolare quella femminile. Molte di queste donne hanno gli occhi chiusi, quasi serrate in un atteggiamento schivo e introspettivo; esse esistono per la loro materialità incalzante che le rende protagoniste dello sguardo voyeuristico sul mondo tipico dell’arte occidentale, ma, contemporaneamente, una parte di loro sfugge al nostro sguardo e le rende distanti dall’osservatore.
La materialità e la presenza non sono garanzie di conoscenza! Sta proprio qui il sovvertimento della matrice pop del suo lavoro. Anche qui come nella Pop sono bandite l’espressione dell’interiorità e dell’istintività, ma queste donne, proprio nel momento in cui con i loro occhi chiusi vanno a celarci la loro interiorità, ci dimostrano di averla. “Vediamo i loro corpi non le loro anime” che però siamo certi che esse possiedano, a differenza di tante icone Pop.

La particolare tecnica utilizzata coinvolge direttamente la persona ritratta dalla quale è ricavato un primo calco in silicone e un secondo in gesso e garze imbevute di gel e colla liquida. In seguito s’interviene sul calco modellandolo con una resina specifica e aggiungendo tutti i particolari materici quali inserti di stoffe, capelli, pelurie, plastiche e infine lo si dipinge prestando fede all’epidermide e alle sue imperfezioni.
Tra le sculture esposte in mostra trovano spazio in particolar modo figure di natanti che, appena uscite dall’acqua ne portano ancora le tracce sui loro corpi. Interessante notare come ogni nuotatrice porta il nome di un’isola, per sottolineare il rapporto tra la natura, che annovera terre di sublimi bellezze e l’uomo, rappresentante di una magnificenza non solo fisica ma anche mentale. Un atteggiamento positivo e sereno quello della Feuerman che pare discostarsi da altri esiti più duri dell’iperrealismo scultoreo di altri celebri autori (uno fra tutti Duane Hanson).

Ma l’opera della Feuerman non si esaurisce qui. In mostra tengono banco anche alcune fusioni bronzee del tutto particolari e distanti dalla produzione più marcatamente realista, ma di grande e forse maggior pregio. A chi conosca il tedesco, è noto che Feuerman significhi “uomo del fuco” e, lasciando parlare un azzeccatissimo titolo ad apertura di un capitolo del catalogo: nomen est omen.
Come affermato dall’artista stessa la modalità operativa da lei ideata per ottenere le sue fusioni in bronzo prende spunto dalla tecnica pittorica di Pollock. Infatti, allo stesso modo in cui lo statunitense eseguiva i suoi dripping, la Feuerman scolpisce a terra, usando vari tipi di metalli sciolti a una temperatura di 2000 gradi. Dopo aver mescolato bronzo dorato, rame, bronzo nero e bronzo argentato versa il tutto in calchi di sabbia, creando forme “aperte” e naturali, ed ecco che il metallo fuso, utilizzato come se fosso una vernice, fa scaturire tonalità che ogni volta saranno una sorpresa dovuta all’unione dei metalli e all’intensità del fuoco e della fiamma, utilizzata di volta in volta con maggiore o minore intensità. L’effetto, suggestivo ed evocativo allo stesso tempo, porta l’impronta di una singolare creatività. 

www.morettigallery.com

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