Caravaggio. L’immagine del divino

di Katty Colzi // pubblicato il 19 Febbraio, 2008

Nelle case italiane, ieri sera e domenica scorsa, è entrato Caravaggio.
E' facile indovinare che la voglia di conoscerlo meglio si stia muovendo in ognuno e se da tempo coltivate il desiderio di visitare la Sicilia, questo è il momento per organizzarvi subito.

Unendo le due cose, oltre a scoprire una regione che, più la si visita e più vene voglia di tornarci, fino al prossimo 14 marzo a Trapani, al Museo Regionale Conte Agostino Pepoli, vi attende "Caravaggio. Il segno del divino", esposizione curata di Sir Denis Mahon, occasione unica per poter ammirare per la prima volta "I Bari" in un percorso che ha selezionato alcune opere, anche inedite, realizzate da Merisi negli ultimi anni della sua vita, durante la fuga da Roma.

Un lungo lavoro del Curatore che, con l'ausilio del prof. Maurizio Marini e la prof. Mina Gregori,  evidenzia la genialità e la profonda sensibilità di colui che stavolse le tradizionali iconografie con l'audacia delle sue nuove composizioni pregnate di un sentimento religioso, quel "divino" che caratterizzò la cultura seicentesca, dalle prove giovanili e fino alle ultime tragiche opere.

Proveniente da Malta, l'esposione è arrivata in Sicilia per le celebrazioni dei 400 anni del passaggio di Caravaggio e presenta: l’Adorazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro del Museo Regionale di Messina, il Sacrificio di Isacco e il San Francesco in estasi da Princeton, New Jersey, il San Francesco in meditazione sulla morte da Carpineto Romano, il San Francesco della Pinacoteca Civica Ala Ponzone di Cremona, l’Estasi di S. Francesco dai Civici Musei di Storia e Arte di Udine, il San Giovannino della Galleria Corsini, il San Giovannino alla sorgente proveniente da una collezione privata, la Decapitazione di San Gennaro da Palestrina, il Sacrificio di Isacco da Modena, la Maddalena in estasi da Roma e, appunto, la recente attribuzione I Bari (quinta opera che Sir Denis Mahon ha attribuito al Merisi)

La professoressa Gregori racconta:  “Un colpo di fulmine o d’ingegno. Eravamo al ristorante, era il dicembre 2006. Sir Denis vede un catalogo d’asta; lo sfoglia; legge; scopre un nome, e scruta un’immagine. Dice ‘E’ interessantissimo; bisogna andare subito lì, a vedere questo quadro’. Si corre. Domanda subito di visionarne tre perché il suo interesse risulti più diluito; guarda anche il retro della tela. Capisce, e lo acquista”.

Il sospetto di Sir Denis Mahon derivava dalla fattura del dipinto e dall'antica provenienza: la stessa di un capitano inglese che già aveva posseduto I Musici, dal 1952 al Metropolitan di New York.
L' autenticità è ormai consolidata e il dipinto destinato al Museo Ashmolean di Oxford.

Il catalogo, edito da RomArtificio, contine preziosi saggi e quello della professoressa Gregori inizia: " Il 1986 segnò la scoperta dell’originale tanto cercato dei Bari, un’opera descritta dal Bellori e una delle più famose, se non la più famosa, tra quelle degli anni giovanili del Caravaggio. La qualità elevata e l’esecuzione provvista dei requisiti necessari per riconoscervi l’autografia del Caravaggio (pentimenti, raffinatezze pittoriche, sottigliezze psicologiche) si riconobbero in una tela proveniente dalla Francia e in transito per un primo restauro con relative analisi nell’Institut für Kunstwissenschaft di Zurigo (dove anch’io fortuitamente potei vederla e riconoscervi l’originale del Merisi, prima di essere di nuovo sottoposta al restauro a New York e acquistata in seguito dal Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas) nel 1987. La prova che si richiedeva era il confronto con la sola fotografia esistente, di grandi dimensioni, eseguita dalla ditta Braun Clément et Compagnie (n. 43210) prima del 1889 e anteriormente alla vendita del quadro a Parigi alla fine del secolo, che permetteva di identificarla col famoso dipinto di questo soggetto della Galleria Sciarra di documentata provenienza Barberini . La storia dell’opera è stata ripercorsa esemplarmente in un articolo, seguito dal Technical Report di Keith Christiansen, da Denis Mahon, che poté esaminarla nel maggio del 1987 nel laboratorio di restauro del Metropolitan Museum of Art riconoscendovi l’originale e al suo scritto ci si deve riferire..." .

La fama de I Bari  viene accertata percorrendo documenti e inventari (come ha fatto Sir Denis Mahon) a partire dal secondo decennio del Seicento e, in alcuni referti, risulta che si parlava di copie, invece, in qualche caso la citazione era meno chiara lasciando aperta la possibilità si trattasse di un originale.
Basta, basta, non vi racconto altro perché si tratta di una mostra imperdibile da vedere con il piacere di scoprirla lentamente, quasi come succhiellare due carte durante una mano di poker con un piatto pesante.
Il grande consenso di pubblico dimostra che non sto esagerando.

Per ogni ulteriore informazione: http://caravaggio.trapaniwelcome.it/

ndr.
Lo so, so bene vi starete tutti chiedendo perché mia sorella, che lo ama smisuratamente senza farne mistero neppure su queste pagine, entusiasta dell'evento, mi abbia delegata per scrivere l'articolo.
Quando me lo disse, credevo stesse scherzando e invece ha solo aggiunto: "non scrivere emozionalmente, ma leggi con attenzione anche tutti i saggi in catalogo. Hai tempo, pubblicheremo all'indomani della trasmissione della fiction".
Neppure io conosco la verità anche se una mezza idea ce l'avrei.. mezza, però!
Beh, che ne dite di andare a Trapani anche voi e poi, insieme, proviamo a richiederglielo?


 

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