C’era una volta.. le donne al potere
di // pubblicato il 23 Ottobre, 2008
Dall'inizio dell'estate sto approfondento Matilde di Canossa, di cui vi riferirò in dicembre e, quel passato di femministra che ritenevo pentita, sta rinfocolando sotto ceneri spente da decenni.
Ben predisposta quindi a parlare di donne, adesso vi suggerisco un percoso di conoscenza di due protagoniste capaci di gestire il potere.
Fiorentine, della stessa famiglia e salite sullo stesso trono, Caterina e Maria dei Medici furono le prime regine di Francia, energiche reggenti, vedove e madri di re bambini, entrambe portatrici, in modi diversi, di orizzonti culturali nuovi lasciando tracce non cancellabili nella storia europea. 
Firenze le riporta idealmente a casa per celebrarne il mito attraverso una mostra che prende spunto dalla recente ricomposizione dei quindici spettacolari arazzi, con altezze vicine ai cinque metri (esposti a Parigi alla Galleria dei Gobelins e nel Castello di Chambord) dedicati alla leggendaria regina Artemisia e, per questa occasione, hanno varcato per la prima volta i confini francesi. 
In sintesi tre pillole per la collocazione storica.
Caterina (1519-1589) figlia di Lorenzo duca d’Urbino e di Maddalena de la Tour d’Auvergne era pronipote di Lorenzo il Magnifico e nipote di papa Clemente VII.
Maria (1575-1642) apparteneva a un ramo diverso della famiglia perché figlia del Granduca Francesco I dei Medici e di Giovanna d’Austria, seconda moglie di Enrico IV che aveva ripudiato la prima moglie (la reine Margot, figlia di Caterina) incapace di dare un erede al trono di Francia.
La vicenda narrata dagli arazzi le lega entrambe, ha origine nel poema epico Histoire de la Royne Arthémise, composto nel 1561-1562 da Nicolas Houel, ‘farmacista’ parigino, collezionista e poeta dilettante.
Il progetto degli arazzi fu proposto a Caterina, vedova di Enrico II nel 1560, all’inizio della sua reggenza per glorificare la dinastia dei Valois, ma la realizzazione avvenne dopo oltre quaranta anni, con Enrico IV, al termine delle sanguinose guerre di religione, per celebrare la nuova consorte Maria dei Medici.
Da questo nucleo centrale della mostra, di evidente gusto classicheggiante e manieristico, il dialogo stilistico con una serie di dipinti del belga Bernard Rantwyck (le ‘sette meraviglie del mondo’) e calchi in gesso, tutti di soggetto mitologico, in un contesto storico e culturale attraverso due sezioni che aprono e chiudono il percorso: nella prima, dipinti e oggetti riferiti o appartenuti alle due regine, l’altra restituisce al mito dell’antica Artemisia "la sfera del dolore privato che per Caterina e Maria era stato disinvoltamente alterato per esigenze che oggi definiremmo propagandistiche".
(n.d.r. il virgolettato perché ho riportato esattamente dalle note ufficiali non riuscendo a essere altrettanto diplomatica su come i francesi abbiano riferito nel tempo certi eventi storici o come abbiano ignorato il valore effettivo delle influeneze nella crescita del linguaggio artistico e comune).
Un allestimento molto affascinante con atmosfere di corte, dipinti e manufatti che permettono al visitatore di constatare come alle due regine sia stato negato, o quasi, il "merito di aver portato in Francia molte raffinatezze del Rinascimento fiorentino" (altro virgolettato per identici motivi diplomatici).
Nella sezione a loro dedicata, oltre ai ritratti e le raffigurazioni delle nozze, troverete oggetti che ne documentano il gusto: fra quelli appartenuti a Caterina, la Cassetta di Valerio Belli, in argento e cristallo di rocca, e la coppa di Diana di Poitiers del Miseroni. Di sicuro interesse, a testimonianza della passione per i sortilegi, e i rapporti con Nostradamus, anche il suo misterioso talismano astrale.
Di Maria sono invece un cammeo con le effigi della coppia reale (dal Louvre), una piccola tela raffigurante un loro banchetto all’aperto e una lettera che Maria inviò, con un beneaugurante disegno di neonato, alla sorella Eleonora per la nascita del primo figlio. 
Segnalo, nella sezione Restituzione di Artemisia al mito, otto dipinti di altrettanti artisti italiani del Seicento: Francesco Curradi, Girolamo Forabosco, Cesare Dandini, Domenico Fetti, Gian Gioseffo Dal Sole, Bernardino Mei e Francesco Cairo, opere relative a una scena tanto drammatica e teatrale, quanto assolutamente privata (l’episodio in cui Artemisia, sullo sfondo del Mausoleo, beve le ceneri del marito mischiate alle proprie lacrime, divenendo così sepolcro vivente dell’adorato consorte).
Comune a molti popoli e culture, il rito ha attraversato i millenni rivelandosi efficace per legittimare la trasmissione del potere anche alle donne, di norma escluse dalla successione al trono e accettate solo come reggenti pro tempore. 
Curata da Clarice Innocenti, la mostra si avvale di un comitato scientifico, presieduto dalla soprintendente Cristina Acidini, con gli storici dell’arte Giorgio Bonsanti, Arnauld Brejon de Lavergnée e Maria Sframeli, e conduce in un percorso storico non solo di studio, ma tutto da scoprire attraverso il supporto del catalogo, edito da Mandragora in doppia edizione italiana e inglese.
Inoltre, la settimana prossima, l'articolo di Elena vi riferirà sulle iniziative dedicate ai bambini, le ulteriori pubblicazioni e gli eventi collaterali.
Non essendo semplicissimo l'argomento arazzi, concludo con un ulteriore inciso storico.
Nicolas Houel fuse in un unico racconto la vita di due Artemisie d’antan, entrambe regine della Caria, regione dell’odierna Turchia.
La prima, guerriera e alleata dei persiani contro i Greci, partecipò alla battaglia di Salamina nel 480 a. C mentre la seconda, nel secolo successivo, vedova del re Mausolo, in sua memoria fece erigere ad Alicarnasso (l’attuale Bodrum) il celebre Mausoleo, una delle sette meraviglie del mondo.
Artisti importanti illustrarono il testo di Houel con i disegni (53 sono ancora conservati nella Bibliothèque de France e al Louvre) da cui si dovevano trarre i cartoni per tessere gli arazzi poi tessuti a Parigi nella manifattura di faubourg Saint Marcel.
Enrico IV affidando l'esecuzione agli arazzieri fiamminghi, François de La Planche e Marc de Comans, fece aggiungere nuovi episodi, per la maggior parte illustrati dai disegni di Henry Lerambert, omettendo la parte del mito relativa alla devozione di Artemisia per il marito defunto, ma apliando invece il tema della guerra e delle vittorie, in virtù del mutato clima politico al termine delle guerre religiose.
Caterina e Maria de’ Medici: donne al potere
da domani al 24 febbraio 2009 a Palazzo Strozzi
www.donnealpoterefirenze.it
Didascalie immagini in ordine di pubblicazione:
- Ritratto di Caterina de’ Medici
Scuola italiana 1600-1610 ca. olio su tela
Firenze, Galleria degli Uffizi
- Ritratto di Maria de’ Medici
Borgo San Sepolcro 1536-Firenze 1603
1600-1610 ca. olio su tela
Firenze, Galleria degli Uffizi
- Artemisia
Pittore toscano XVII sec, 1650-1660 ca., olio su tela; cm110 x 98 x 2,5
New Haven, Conn., Yale University Art Gallery.
Gift of Walter L.Ehrich, Ph.B. 1899, and Harold L. Ehrich, B.A. 1902,
in memory of their father, Louis R. Ehrich, B.A. 1869
- Maria de’ Medici alla sorella Eleonora Gonzaga, duchessa di Mantova,
8 maggio 1586, Firenze, lettera cartacea con sigillo aderente;
cm 420 x 282 (aperta) Mantova, Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga
- La regina distribuisce il bottino di guerra
Manifattura del faubourg Saint-Marcel su disegno di Antoine Caron
primo decennio del XVII sec., lana, seta, argento, oro cm 497 x 660