CABIANCA e la civiltà dei Macchiaioli
di // pubblicato il 11 Luglio, 2007
L'attesa per Vincenzo Cabianca si é conclusa.
La sua personale (l'ultima risale al lontano 1927) sarà visitabile, da domani fino al 14 ottobre, a Villa Bardini (all’interno del centenario Giardino) recentemente restaurata e restituita al suo antico splendore dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che, in occasione dell'inaugurazione dell'attività espositiva di questo straordinario spazio, ha voluto fare un enorme regalo ai fiorentini e a chi verrà a appositamente Firenze: ingresso gratuito (solo entrando da Costa San Giorgio 4), gratuite le visite guidate e le navette per arrivare al museo e tornare in piazza Poggi.
Evento perché Vincenzo Cabianca é considerato fra gli artefici della rivoluzione dei macchiaioli toscani anche se conoscevamo solo una dozzina di suoi bellissimi quadri esposti, nel corso degli anni, in collettive.
Invece, sono ben 91 le opere del maestro veronese (a cui si affiancano 22 dipinti degli altri maggiori esponenti della "macchia") e, dopo la prima tappa a Orvieto, concllusasi dieci giorni fa, oggi si aggiungono: la grande tela de I novellieri fiorentini, la Scena medievale e Le monachine in riva al mare, Al sole e L’acquaiola.
Di altri maestri macchiaioli, il dipinto "Giovani pescatori" di Telemaco Signorini, e "Riunione di contadine" di Cristiano Banti per consentire accostamenti e analisi approfondite.
Ammirerete l’Abbandonata" o inediti come “Vendemmia in Toscana” datata 1854, testimonianze degli anni delle audaci sperimentazioni della “macchia” che Cabianca condusse con Banti e Signorini in Liguria e nella campagna toscana di Montemurlo tra il 1859 e il 1862,sperimentazioni che culminarono nel celebre capolavoro “Il mattino” e nei “Marmi a Carrara Marina”.
La mostra (promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto) è stata affidata a Francesca Dini che, coadiuvata da un importante comitato scientifico, ne ricostruisce percorso formativo e pittorico offrendo al visitatore l’opportunità di conoscere l’esperienza e le scelte estetiche dell'artista attraverso la vicenda dei Macchiaioli come movimento di gruppo.
Il percorso espositivo é diviso in sezioni, dove, la prima, Dalla maniera lombarda al quadro di storia antica presenta accanto a noti dipinti di Cabianca quali “I Novellieri fiorentini” e "Autoritratto", opere meno conosciute come “Il legionario napoleonico” , “Il giovinetto Goldoni tra i comici nel suo primo viaggio da Rimini a Chioggia”, “L’abbandonata” ,“Dante nel Casentino” .
Tali opere vengono presentate unitamente a quadri degli Induno e alle opere di soggetto antico dipinte da Cristiano Banti (“Torquato Tasso ed Eleonora d’Este”, “Scena romantica”), Giovanni Boldini (“Idillio”), Giuseppe Abbati (“Loggiato con armigero”), per ricreare il clima di ricerca condiviso con i compagni macchiaioli sin dai primi anni fiorentini.
La seseconda sezione La sperimentazione della “macchia” per la prima volta riunisce opere a testimonianza delle audaci sperimentazioni che Cabianca condusse con Cristiano Banti e Telemaco Signorini in Liguria e nella campagna toscana di Montemurlo tra il 1855 e il 1862: “Donne a Montemurlo”, “La filatrice” sono presentate con “Riunione di contadine” di Banti e “Bimbi al sole” di Signorini. Accostamento inedito tra “Giovani pescatori” di Signorini e “Lungomare” di Cabianca per questo fondamentale sodalizio artistico che aprì il cammino ai più restii Giovanni Fattori e Silvestro Lega.
Spiccano :“Il mattino” (più noto come “Le Monachine”) visto nel 1861 all’Esposizione Nazionale di Firenze e “Marmi a Carrara Marina” non esposto da quasi un secolo.
La terza sezione Gli anni aurei della “macchia” é il fulcro del sodalizio con i compagni macchiaioli che ebbe quale teatro campagna fiorentina di Piagentina, Castiglioncello (ospiti di Diego Martelli) e la Versilia.
“Ritorno dai Campi”, del 1862 è il dipinto chiave attorno al quale si incastonano scorci di campagna toscana, unitamente alle opere di Costa (“Giardino fuori porta San Frediano”), Lega (“Orti a Piagentina”), Banti (“Ritorno dalla messa”), Signorini (“Crocchio di donne sulla strada di Settignano”).
Sempre in questa sezione i noti dipinti “Spiaggia a Viareggio” e “Un bagno fra gli scogli” recentemente restaurato.
La quarta sezione Gli anni romani presenta una selezione di opere eseguite dopo il trasferimento Roma del 1870 e, nel corso del decennio, Cabianca si sposta moltissimo sia nella campagna romana (Palestrina, Terracina, Nettuno) che a Ischia, e ancora in Liguria a Sestri Levante, a Venezia e a Castiglioncello, attratto dagli effetti di luce che egli rende con straordinario vigore, piuttosto che dal carattere pittoresco dei luoghi.
“Strada a Palestrina”, “Nettuno” (1872), “Palestrina” sono opere relazionate ai dipinti di Signorini (“Vicolo ad Arcola”) e Costa.
L'ispirazione malinconica, con gradualutà, si arricchisce di motivi spiritualistici, in simbiosi con la realtà dell'ultimo ventennio del secolo e nasce il capolavoro “Nevi romane” .
E' presentata anche l’attività di illustratore svolta da Cabianca per D’Annunzio, con l’esposizione di una rara edizione dell’Isotta Guttadauro.
Le ultime sezioni: Poesia dei chiostri, Le monachine e Venezia abbandonano l’andamento cronologico e propongono di enucleare due temi fondamentali della produzione di Cabianca, attraverso i quali rendere più evidente l’evolversi del percorso dall’artista verso espressioni pittoriche pienamente novecentesche.
Lo spendido catalogo, edito da Polistampa, é un volume prezioso, anche per la biblioteca più esigente ed é anche l'unico in commercio interamente dedicato a Vincenzo Cabianca.
Un particolare grazie a Vincenzo Cabianca per averci aiutato ad approfondire la conoscenza di suo nonno.
Per informazioni e prenotazioni www.mostracabianca.it