Buddusò 2008

di Amici in Visita // pubblicato il 31 Luglio, 2008

di Elisa Mazzagardi

Mi porto nel cuore il ricordo dolce della infanzia, quando si partiva per quello che per me era un viaggio lunghissimo verso Buddusò in Sardegna, ricordo l’impazienza, ricordo la gioia di quando finalmente si scendeva dalla macchina e ci si trovava dentro un immenso laboratorio. Ai miei occhi di bambina, già curiosamente allenati a cose di quel genere, tutto sembrava frenetico e vitale pervaso da un entusiasmo che mi coinvolgeva. Scultori di nazionalità diverse che parlavano lingue lontane lavoravano sotto al sole tra pialle, sgorbie, punteruoli, flessibili e lime. Ricordo la polvere di granito che brillava per terra intorno a loro e li inseriva in un cerchio di luce lunare, ricordo il rumore assordante e lo stupore di veder uscire da quelle masse informi altre masse informi, ma affascinanti, lucide, riflettenti, opache e grezze, o persone o curiose costruzioni.

Era il Simposio Internazionale di Scultura voluto a partire dal 1984 dall’Amministrazione comunale di Buddusò e organizzato dal Centro Culturale in ricordo di Mastro Mimmiu Solinas, artista e maestro nella lavorazione del legno che aveva saputo rinnovare, grazie ad un profondo studio su esempi antichi, la tradizione della cassapanca intagliata dando così grandissimo rilievo alla cittadina sul Monte Acuto.

Il concorso alternava di anno in anno il supporto messo a disposizione degli artisti: legno e granito materie da cui la stessa città traeva notorietà in campo produttivo e nasceva dalla volontà di aprire i confini e liberare la cittadina dal fantasma del provincialismo.

Gli esiti erano stati di inatteso successo già dalla prima edizione, e per tutte le venti successive, come pure fortissima fu l’adesione di artisti di fama internazionale cui corrispose grande risposta di pubblico. L’organizzazione si avvaleva del supporto di esperti e storici dell’arte tra cui ricordo l’indimenticabile professoressa Giovanna Pascoli Piccinini, che con una straordinaria dote comunicativa riusciva a far comprendere anche gli aspetti più difficili dell’arte contemporanea.

La funzione didattica di educazione all’arte su locali e turisti aveva altresì raggiunto appieno le intenzioni degli organizzatori e di Tommaso Tuccone autore di una monografia su Buddusò, tutti appagati nel veder riconosciuto il valore anche di opere non strettamente figurative.

L’arte, ancora una volta in Sardegna è stata la scusa e il pretesto, nonché mezzo d’eccezione, per un’apertura straordinaria oltre i limiti del territorio.

Ora quello che per me era un viaggio, è una scampagnata di quaranta minuti dalla spiaggia.

E’ amaro non ritrovare la stessa atmosfera: il simposio ha chiuso i battenti per mancanza di fondi, ne restano solo i segni nelle piazze, lungo il corso principale, nei giardini e nel museo lasciato al degrado e chiuso.

Tutte le opere, come giganti pietrificati, parlano ancora della cultura dell’autore che li ha creati, e abbelliscono lo splendido museo all’aria aperta che è Buddusò.

Plastiche allusioni al sentimento, alla pace, alla libertà si fanno manifesti ideologici destinati a paesi lontani, ma sanno di Sardegna. In un unico corpo scultoreo si fondono la cultura dell’artista e quella del popolo sardo di cui inevitabilmente si innamora.

Avvolto dalla natura brulla delle sugherete a dai pezzi di storia antichissima delle Domus de Janas, sepolture del paleolitico, sta un tesoro di arte contemporanea a cui dalle istituzioni sicuramente non è dato il rilievo che merita.

 

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