Botticelli, Verrocchio e oltre

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

Fondato nel 1958, l'Istituto Universitario Olandese di Storia dell'Arte mette le sue risorse scientifiche, e la sua capacità di alloggio, a disposizione di studenti e studiosi, fornendo uno strumento unico e prezioso in Italia perché, quello di Firenze, è il solo Istituto nel mondo a indagare sistematicamente sui rapporti artistici fra l?Italia e i Paesi Bassi. Sulle tracce di artisti nordici, da Rogier van der Weyden a Maurits Escher, che oltrepassarono le Alpi, le ricerche si svolgono con programmi orientati alle due scuole artistiche europee (italiana e fiamminga-olandese), in un continuo approfondimento di conoscenze sui reciproci scambi, di durata ormai secolare, tra le due civiltà figurative.
Nell'ambito di tali programmi, che coinvolgono la comunità scientifica internazionale e il pubblico italiano, è in corso la pubblicazione del Repertory of Dutch and Flemish Paintings in Italian Public Collections, del quale sono apparsi tre volumi ed altri in preparazione, inoltre, l?Istituto svolge da molti anni, la funzione di centro di ricerca specializzato nello studio delle arti grafiche, alle quali ha dedicato anche una buona parte delle sue mostre e l?ultima, in ordine cronologico, la potete visitare fino al 5 novembre (chiuso il lunedì), nella splendida sede di viale Torricelli.

Botticelli, Verrocchio e oltre. Disegni italiani del Quattrocento, in assoluto, presentata per la prima volta il prezioso fondo di disegni tardogotici e rinascimentali conservati nel Kupferstich-Kabinett der Staatliche Kunstsammlungen di Dresda. Si tratta di una delle più ricche collezioni di opere d?arte su carta e permette di ammirare una cinquantina di fogli di artisti dagli inizi del XV secolo fino ai primissimi del Cinquecento dei vari ambiti regionali italiani, finora poco conosciuti e per la maggior parte inediti, entrati a far parte delle collezioni dei principi di Sassonia tra il Settecento e l?Ottocento la cui storia risale al 1720 quando il principe elettore Federico Augusto di Sassonia, poi Augusto II re di Polonia, riunì i disegni e le stampe della propria Kunstkammer (Camera del tesoro) in una raccolta autonoma nel padiglione sud orientale dello Zwinger e la affidò all?intendenza del medico di corte Johann Heinrich von Heucher. Il primo ?direttore? Heucher redasse un sommario elenco delle cartelle del fondo antico da cui sappiamo che in uno dei tomi erano contenuti 59 ?Originalia? dei migliori maestri italiani. La collezione fu sensibilmente incrementata nel 1728, con l?acquisto di 10.000 disegni della collezione Wagner di Lipsia, che vennero sistemati da Heucher in 26 volumi ordinati per soggetto (teste, paesaggi, soggetti di storia, studi singoli, animali?) e per qualità (I, II, III classe), redigendo un elenco con i nomi degli artisti e il numero dei disegni in ciascun volume. Ovviamente le attribuzioni non erano corrette ma, corrispondendo alle iscrizioni apposte sui fogli, hanno permesso in alcuni casi il riconoscimento nel fondo attuale. All?acquisizione Wagner che fu la più ingente nella storia del Kupferstich-Kabinett, si susseguirono incrementi di fogli sciolti e di volumi prima sotto la direzione del conoscitore Carl Heinrich von Heineken, poi di von Hagedorn che dal 1764 iniziò a tenere un diario per gli ospiti dato che il Gabinetto era stato aperto al pubblico ed un Journal delle acquisizioni, che segnalando le nuove entrate consente di determinare, per deduzione, la consistenza del fondo antico.
I disegni sono presentati con uno svolgimento articolato in tre ambiti geografico-culturali di riferimento, l?area padana, toscana, e umbro laziale. L?allestimento ci consente un viaggio immaginario nell?Italia di quel periodo attraverso le tracce lasciate dagli artisti sulle carte. Trattandosi di collezione assemblata in epoche e con criteri diversi e non di una selezione specifica, le opere nel loro insieme forniscono una visione rappresentativa della grafica italiana del Primo Rinascimento, tra capolavori e fogli di bottega, studi preparatori, schizzi, disegni dal modello, derivazioni e copie.
Sono presenti molti dei maggiori artisti entro tutto il secolo e toccati i principali centri della produzione artistica quattrocentesca. L?area padana-lagunare è rappresentata a Bologna da fogli di Giovanni da Modena, Lorenzo Costa, Francesco Francia e Raimondi, a Verona e Padova da Stefano da Verona, Parenzano, Falconetto, la scuola lombarda da Agostino da Lodi e dall?ambito bramantesco, quella veneziana dal Carpaccio e Basaiti. La scuola fiorentina, la più rappresentata, da Benozzo Gozzoli, Verrocchio, Botticelli, Filippino Lippi e Ghirlandaio, mentre l?area umbro-laziale da Signorelli, Pinturicchio, Berto di Giovanni, la bottega peruginesca e Antoniazzo Romano.
Fra le scoperte più importanti e sorprendenti lo studio per ?la Testa di un bambino di Sandro Botticelli e il Suonatore di flauto di Lorenzo Costa, come pure i due strepitosi cartoni riferiti ad un artista meno noto seppur notevole: Antoniazzo Romano. Fogli di grande qualità che vanno ad affiancarsi ai bellissimi e più famosi disegni della Madonna di Verrocchio, o gli Studi di figura di Lippi e Signorelli. Al gruppo eccezionale di Dresda è stato aggiunto un piccolo nucleo di fogli importanti di proprietà del Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi, che permettono, sia in catalogo che in mostra, un confronto scientifico utile ad un loro migliore inquadramento e intendimento.
Sono anche presentati alcuni fogli particolarmente significativi che finora erano ritenuti del XV secolo, ma che sono stati riconosciuti non pertinenti al periodo considerato o all?ambito italiano.
Caratteristica anche del nucleo esposto, è la varietà di materiali utilizzati dagli artisti per mettere su carta i propri pensieri, progetti e ricordi, ricorrendo ampiamente sia alle punte metalliche, costituite da leghe d?argento, di piombo, di stagno, a volte d?oro, sia alle penne e ai pennelli con vari tipi d?inchiostri, ottenuti dalla cenere, dalle galle di quercia e dal fumo. Un elemento che rende particolarmente allettanti i disegni di questo secolo è l?impiego delle caratteristiche ?carte preparate?, cadute in disuso all?inizio del XVI sec. Sulle carte prima di essere disegnate veniva stesa una tempera colorata sul fondo per far risaltare gli effetti luministici delle pennellate di bianco di piombo. L?inaspettato elemento cromatico, che apporta un tocco di vivacità alla austera espressione grafica solitamente monocromatica, è enfatizzato dall?occasione fornita dalla mostra di accostare i fogli colorati di rosso, blu, celeste, verde, marrone e varie tonalità di grigio, normalmente conservati per la estrema fotolabilità all?interno delle antiche cartelle di cuoio della storica collezione.
Nel catalogo, oltre alle proposte attribuzionistiche dei disegni, è presentato un approccio particolarmente attento alle problematiche tecniche e materiche per le quali si è fatto ricorso ad una estesa campagna di indagini scientifiche nei Laboratori di restauro. Sono anche presentati i risultati di una nuova ricerca dedicata al riconoscimento dei materiali nelle carte preparate e nelle punte metalliche, concentrata su sette disegni della collezione. I fogli sono stati sottoposti alle misure con microfascio di Protoni (PIXE) con lo scopo di definire i dati tecnici delle opere in questione e di ampliare la conoscenza nella pratica degli artisti considerati, anche in vista di ulteriori studi a cui contribuiscono ricerche parallele. Una parte delle informazioni fornite dall?analisi delle carte come supporto dei disegni sarà incluso nel Database recente sviluppato per l?Istituto Olandese, che da anni ha posto, tra le sue specifiche attività, anche quella di centro studi e luogo espositivo per il disegno e la grafica.

(pubblicato Terra di Toscana settembre 2006?e riportato sul blog in data odierna)

Ringrazio Elena Pratesi per la preziosa collaborazione alla redazione del presente articolo

 

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