Attraverso il Novecento con Dino Caponi

di Amici in Visita // pubblicato il 11 Aprile, 2008

Di Daniela Vannini

Attraverso la pregnanza poetica, l’esplosione di accese e inattese cromie, l’elemento magico e il naturalismo simbolico, scopriamo un artista e un uomo, Dino Caponi.
Un artista dal tratto distintivo e originale che rappresenta un capitolo importante nella pittura italiana del ‘900.
Un uomo con le sue paure, i suoi fantasmi, i suoi sogni che si materializzano negli infiniti volti, nel volo dei gabbiani, nei paesaggi, nei fiori, nelle scene quotidiane, in arcane presenze nascoste dietro una porta socchiusa.

Ed è proprio il dramma dell’umana contraddittorietà quello che va in scena sul palcoscenico di “Attraverso il Novecento”, la mostra antologica dedicata a Dino Caponi con oltre 100 opere, tra dipinti e disegni, esposte a Firenze all’Accademia delle Arti del Disegno fino al 29 aprile 2008.

La rassegna ripercorre l’intero itinerario artistico - dal 1933 al 1994 - del pittore fiorentino che più di ogni altro assimilò l’arte di Rosai, reinterpretandola in maniera del tutto personale.
Cresciuto, all’ombra del maestro Ottone Rosai, Dino Caponi (1920-2000), rivela fin da giovanissimo – i suoi primi disegni li ha fatti a soli 11 anni – il suo straordinario talento che il maestro seppe alimentare e anche influenzare nel tempo.
Ma il dono del fiorentino Caponi si nutre dell’humus toscano del ‘900 aprendosi agli influssi stranieri e al lirismo di Montale, Gatto, Parrochi, Luzi, Pratolini e Ungaretti, che genera paesaggi dalle forme semplificate dove soggetti e natura si fanno silenti come nelle “Case sul fiume”(1951), ancora figlie del tratto rosaiano.

Un’esaltazione poetica che è già evidente nella finezza del volto dormiente di Rosai (1933), ripreso dalla matita dell’allievo Caponi in una posa di completa rilassatezza, come nella severità del ritratto materno del 1934.
E’ soltanto dopo la scomparsa di Rosai nel 1957 che l’arte di Caponi si libera e si esprime in tutta la sua forza raggiungendo esiti di straordinaria informalità e immaginazione.
Le pennellature diventano pastose, i colori vitali, i paesaggi sfocati. Si entra in un vortice di strisce di rossi e gialli sabbia, blu e verdi.
Il dipinto diviene poesia dell’anima, dell’inquietudine e del mistero. Marine, boschi, paludi impenetrabili e fiori raccolti in fasci, si accendono di colori e ritraggono una geografia interiore divisa tra drammi e desideri.

La ricerca incessante dell’ineffabile di Caponi si traduce in una continua tensione verso l’indicibile, come dimostrano i “Mostri”, allegorie di ricostruzioni oniriche che ritraggono la vita del pittore-uomo Caponi. Qui, le persone perdono ogni sembiante umano. Sono fantasmi che giudicano, spiano e scrutano. L’atmosfera è languida e sospesa tra cielo e terra, tra bene e male.
Sfilano visioni inquietanti e incubi personificati in queste sei opere e disegni, in mostra, che mettono a nudo la disperazione dell’uomo, poeta e pittore che diventa anche la nostra.
Queste opere esigono una lettura vigile come un cortometraggio che a ritroso va a pescare nel passato dell’artista, e di ognuno di noi, rimpianti, sconfitte, paure, sogni infranti e aspettative disilluse, come tante scene di un dramma, quello dell’umanità. E’ il teatro della vita.

Scrive di lui, Pratolini “giunge a costeggiare il sentiero di De Staël, fugacemente Hartung, ma ferma restando la sua toscanissima, anzi fiorentinissima elezione del momento grafico, come base e riassunto di ogni composizione…C’è nel Caponi giovanile e della maturità …il tentativo di cogliere ‘l’istante magico’ via via esemplificando nella demarcazione di un orizzonte marino, nel volo di gabbiani, quei soli notturni, quelle lune meridiane che illuminavano la vegetazione palustre, scaglie di eternità…”

Come in un cerchio, l’arte di Caponi negli ultimi anni recupera una dimensione consolatoria attraverso il ricorso a immagini déjà vu delle opere giovanili e quindi troviamo di nuovo casacce, periferie solitarie, marine dove rigore e solennità fanno capolino.

Scoprire Dino Caponi vuol dire accedere a una pittura dell’animo umano in tutte le sue sfaccettature anche quelle meno piacevoli, dalle quali spesso siamo abituati a fuggire. Lui, ci insegna a guardarle in faccia esorcizzandole, e magari deridendole.

Chi desidera addentrarsi in questa lettura dell’anima può farlo anche attraverso il catalogo “Dino Caponi attraverso il ‘900, curato da Renato Conti ed edito da Masso delle Fate Edizioni.

Daniela Vannini

 

Dettagli