Arte a Ferrara ai tempi di Borso D’Este

di Cinzia Colzi - pubblicato il 22 Settembre, 2007 in Mostre

Ferrara é una città che amo particolarmente per il generale utilizzo della?bicicletta e?il rispetto di?tutti per?chi la usa quotidianamente,?ma, soprattutto, per le atmosfere ancora perfettamente godibili con una semplice passeggiata. E’ dunque?spontaneo, oggi,?suggerirvi di organizzare lì un fine settimana.

Oltre agli eventi di?cui riferirsco nell’articolo pubblicato successivamente a questo,?la mostra appena inaugurata, anche?se ne visitate?molte,?sarà?una novità per tutti.

Infatti,?partendo dal breve, ma felice?dominio di Leonello d?Este (1441-1450), appassionato interprete della cultura umanistica, a cui?succede? Borso fino al 1471, germoglia?la nuova?espressione?senza riscontro fuori Ferrara, nella?storia della cultura figurativa europea dell?epoca.
Tutti i campi:?pittura,?scultura, incisione,??vengo travolti e stravolti per dare?“forma” alle ambizioni politiche del nuovo?signore di Ferrara? e ogni artista, da lui?direttamente sollecitato,?o da?quelli delle botteghe,?in pochissimi anni, inventano?un linguaggio fantasioso ed espressivo, profano e ornato, a tratti persino furente,?divenuto poi?caratteristica peculiare dell?arte ferrarese del XV secolo.

“Cosmè Tura e Francesco del Cossa l’arte a Ferrara nell’età di Borso d’Este” é?la migliore chiave di accesso alla?lettura e all’interpretazione?di perché nacque e si sviluppò, proprio?in quel periodo artistico della città, uno stile?fra i più originali del Rinascimento.
Desidero sottolineare che?non siamo di fronte a una esposizione?sulla cultura di corte, ma alla minuziosa ricerca di?quello?stile specifico, i suoi modelli artistici?al confronto con?opere e?tecniche del tempo.

Articolata in sei sezioni distinte, perfettamente legate tra loro,?la selezione delle opere è stata guidata dal forte legame storico che ciascuna di esse riporta a?Ferrara e, ogni oggetto?ha?un aggancio storico reale e documentato con la città o con gli artisti che vi operarono.
Ci sono però due ulteriori? letture dell’evento.
E’ messo in primo piano il confronto tra le opere stesse, proponendo al?visitatore?accostamenti?per?restituire?dinamiche di sviluppo dei modelli figurativi? e per facilitare la comprensione della fortuna di?alcune scelte espressive, la loro espansione?e?il loro declino.
L’ultima lettura, infine,?evidenzia la?caratteristica dell?arte ferrarese di quegli anni: la comune matrice formale che caratterizza tutti i linguaggi?espressivi per questo motivo,?tra le oltre centocinquanta?opere saranno presenti, accanto ai dipinti, troverete: miniature,?sculture,?disegni, medaglie, oreficerie, tessuti capaci di?rievocare la ricchezza?e la complessità della arte di quel tempo.

Cura scientifica di?mostra e?catalogo (Ferrara Arte) sono?di?Mauro Natale, già commissario per la mostra milanese del 1991, affiancato da un comitato scientifico di prestigio internazionale.

L’esposizione?prende avvio?con le medaglie e?i disegni di Pisanello, i dipinti di Jacopo Bellini e di Bono da Ferrara, i fogli del Breviario di Leonello, le?sculture di Michele da Firenze, con il?compito di rievocare la varietà tecnica e formale, la ricerca attorno all?antico.
Nella “Officina ferrarese” (come Roberto Longhi e la storiografia moderna hanno definito?alcune imprese monumentali volute dal Principe nel decennio ‘55-56)?é?tangibile il passaggio dalle forme eleganti ed evasive del gotico internazionale al nuovo gusto sovrabbondante?di ornamento,?cromie preziose e?marcata espressività.
Ruolo centrale e di guida spetta ai miniatori, tra cui domina Taddeo Crivelli, i quali elaborano un linguaggio ornamentale che fonde il gusto per la decorazione e l?espressività tardogotica con le forme geometriche e luminose del Rinascimento.
La?pittura é?dominata, a queste date, dai lucidi cromatismi di Rogier van der Weyden, dall?eleganza esile di Angelo Maccagnino, cui ben presto si affiancano l?eccentricità espressiva di Cosmè Tura e di Michele Pannonio, del quale si ricostruisce per la prima volta l?intero percorso artistico.

Il cuore della mostra, però, é rappresentato dalla consacrazione di?questo codice espressivo con?l’opera di Cosmè Tura e Francesco del Cossa e?l?antagonismo tra il primo (poliedrico artista di corte) e?il secondo, instancabile sperimentatore.
Muovendosi tra Mantegna e la pittura fiamminga, Tura inventa un linguaggio fantasioso e, al contempo, prezioso e popolare, decorativo ed espressivo, imponendo la propria cifra stilistica nei campi tecnici più svariati, dagli affreschi alle barde da cavallo, dalle monumentali pale d?altare alle soavi Madonne dipinte in punta di pennello.
Di contro, Cossa compie un itinerario ben distinto, che si risolve in una scrittura più asciutta, morbida e plastica,felicemente cromatica, naturalistica e potentemente prospettica. Nelle sue Madonne, nei suoi santi possenti, nei penetranti ritratti, egli avvia un dialogo aperto con la scultura contemporanea e con la luminosa pittura fiorentina di Domenico Veneziano, Andrea del Castagno e Alessio Baldovinetti.
Questa ricerca formale culmina con l?esplosione attorno al 1470 di ?una nuova pazzia nell?arte ferrarese? (Longhi): la decorazione del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia, uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento. Qui, nell?ultima impresa collettiva voluta dal Duca, fa irruzione sulla scena la terza grande personalità di questa stagione, Ercole de? Roberti, mentre Francesco del Cossa elabora un?abbagliante traduzione visiva della cultura di corte e delle ambizioni politiche di Borso che costituisce il vertice espressivo della pittura ferrarese.
La mostra si conclude proprio nel salone affrescato dell?antica delizia estense, cui un restauro durato quasi dieci anni ha restituito piena leggibilità.

Come vi rendere conto, da questa brevissima sintesi, siamo in presenza di un evento estremamente formativo che necessita?un approfondimento iniziale per poterlo vivere?nella sua pienezza artistica.
Preparatevi, però, anche ad autentici slanci di meraviglia o tenerezza come di fronte alla Madonna col Bambino di un ignoto Pittore ferrarese del XV che, se non avete già apprezzato?al Museo Civico di Cremona,?resterete esterefatti nel vedre i due soggeti?sorridenti!
Chi mi legge regolarmente conosce il desiderio di evitare di riferire in modo condizionante,?cercando solo di stimolare curiosita e interesse, ma quando sarete in mostra, sappiate che il maggior tempo dedicato alla singola opera é stato quello per la?tempera olio e oro su tavola proveniente dalla National Gallery of Scotland di Edimburgo..?per il?perché?basterà anche una semplice?occhiata!

Fino al prossimo 6 gennaio 2008 a Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia.
Per? ogni informazione www.palazzodiamanti.it

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