Arnolfo, alle origini del Rinascimento fiorentino
di - pubblicato il 17 Febbraio, 2007 in Mostre
Arnolfo Di Cambio (Colle Val d?Elsa 1245/1250 ? ?Firenze 1304?) il grande architetto che rivoluzionò la scultura è presente con una mostra al Museo dell?Opera di Santa Maria del Fiore, luogo dove Michelangelo scolpì il David e istituzione fondata alla fine del Duecento dalla Repubblica fiorentina per sovrintendere alla costruzione della cattedrale e alla successiva manutenzione: quel manufatto di cui Arnolfo pose la prima pietra nel 1296 e Andrea Verrocchio, nel 1471, l?ultima, la sfera di bronzo al sommo della cupola di Filippo Brunelleschi.
Colpisce, nell?insieme del Museo dell?Opera del Duomo, lo straordinario senso di unità, frutto del desiderio di tutti gli artisti di lasciare la propria firma in un?impresa immensa, qual è stata la costruzione e la decorazione di quello che resterà uno dei maggiori complessi monumentali al mondo. Il Museo, quindi, ?quale specchio di una realtà storica di una? Firenze che per secoli ha impegnato le proprie risorse creative, organizzative e finanziarie nella realizzazione di qualcosa di cui esistesse l?uguale: ?altro ricordo di noi non resta?, scrisse Brunelleschi, ?salvo le muraglie che rendono testimonio di chi è stato autore, centinaia e migliaia d?anni?.
Solo il Museo dell?Opera del Duomo, quindi, poteva? ospitare la mostra più grandiosa di colui che è stato il punto di svolta, il fondamento, le radici di quanto sarebbe accaduto ?dopo Arnolfo?.
Anche il visitatore disattento si troverà a confrontare, all?ingresso, l?opera di Arnolfo, e della sua scuola, con quella che era la scultura di vertice della Firenze di quegli anni. Non è per campanilismo, ma, per fornire adeguato paragone, Firenze contava una popolazione doppia di quella di Londra e, addirittura, cinque volte quella di Roma ed era il nostro Fiorino d?oro la moneta di valutazione.. anche della lana gallese!
Fino al 21 aprile 2006, una mostra di scultura unica nel ?quadro delle celebrazioni espositive arnolfiane a 700 anni dalla sua morte.
Artista geniale perché fra i maggiori innovatori, architetto-scultore cosmopolita, ?con Cimabue in pittura, contribuì a gettare le basi del Rinascimento, creando il linguaggio artistico moderno diffuso, di lì a non molto, da Giotto in ambito europeo e la mostra consente, tra l?altro, di mettere in luce lo stretto rapporto tra Arnolfo e Giotto perché fu soprattutto la pittura a raccogliere l?immediata eredità dello scultore, prima che, oltre un secolo dopo, facessero tesoro delle sue idee anche Brunelleschi e Donatello.
Arnolfo incarnò in pieno la figura dell?artista internazionale, capace di fondere le molte e complesse istanze della tradizione artistica italiana con le novità gotiche francesi, e di rispondere con l?invenzione di clamorose tipologie figurative alle richieste di committenti potentissimi.
A Firenze operò sui monumenti più importanti: la chiesa francescana di Santa Croce e il palazzo del Comune (l?attuale Palazzo Vecchio) e progettò, soprattutto, la nuova Cattedrale, che iniziò dalla facciata strutturandola avendo in mente le imponenti costruzioni gotiche di Francia: ricca di statue legate in un grandioso progetto iconografico, rivestita di marmi e mosaici, con effetti cromatici inusitati per Firenze. Santa Maria del Fiore consacrò la fama di Arnolfo al punto che il governo della città lo esonerò dalle tasse, concedendogli così uno dei massimi riconoscimenti.
Cento opere esposte, gran parte della produzione arnolfiana che si conserva a Firenze e quella che è stato possibile trasportare dall?Italia e dall?estero.
Mai era stato possibile concentrare un così incredibile numero di capolavori dell?artista: sculture in marmo e legno (la Madonna di ambito di Nicola Pisano prestata da Berlino, l?arnolfiana Annunciazione del Victoria and Albert Museum di Londra, la statua di Carlo d?Angiò dei Musei Capitolini, il fregio della tomba Annibaldi, etc.), elementi decorativi, frammenti, calchi di originali e quant?altro. La mostra è arricchita da sculture, pitture e oreficerie del tardo Duecento fiorentino destinate a fornire un?idea d?insieme del quadro artistico complessivo della città negli anni di Arnolfo.
La mostra consente, inoltre, di tentare, finalmente, una ragionata ricomposizione della perduta facciata della cattedrale di Santa Maria del Fiore, il capolavoro incompiuto di Arnolfo, smembrato e disperso alla fine del Cinquecento. Dal momento che il cardine dell?evento è la ricostruzione delle lunette e dei riquadri istoriati della basilica, la novità assoluta è costituita dalla restituzione di porzioni della facciata con gli elementi del suo arredo decorativo di marmi e mosaici, riassemblato grazie a frammenti ritrovati e contestualizzati.
Il volume, perché la qualità delle 567 che lo compongono, proibisce l?uso del termine catalogo, è certamente il più straordinario regalo che si possa pensare di ricevere e anche per questo un particolare ringraziamento alla Professoressa Enrica Neri Lusanna alla quale dobbiamo, fra l?altro, anche il restringimento della forbice del periodo di nascita e l?ipotesi documentata della data di morte.
Fra le iniziative, ?in mostra con tuo figlio? è lo sconto famiglia dove due adulti con bambino possono usufruire del biglietto ridotto, una valida alternativa al cinema dei ?films natalizi. Sul sito della mostra www. arnolfoafirenze.it troverete tutte le iniziative collegate con sconti per i soggiorni alberghieri e per i parcheggi o anche l?esenzione dal ticket dei bus turistici.. ancora un?occasione per tornare a Firenze.
Una particolare segnalazione per il programma rivolto alla scuola primaria e secondaria di 1? grado, articolato in una serie di incontri tipo la Bottega degli scalpellini dell’Opera del Duomo offrendo, ai ragazzi, la possibilità di scoprire gli strumenti, le varie fasi di intervento, pulizia, restauro o rifacimento di opere marmoree danneggiate dal tempo. Agli insegnanti, inoltre, viene distribuito materiale didattico su cui lavorare con i ragazzi prima, durante e dopo la visita (mappe che evidenziano i cambiamenti della città, ricostruzione dell’antica facciata del Duomo, immagini degli strumenti di lavoro dell’epoca, questionari e schede).