Apocalypsis cum figuris di Claudio Parmiggiani
di - pubblicato il 17 Novembre, 2007 in Mostre
La riapertura?di?Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee é stata in grande stile con una mostra dedicata all?opera di Claudio Parmiggiani.?
Apocalypsis cum figuris é curata?dallo storico dell?arte Jean Clair e le dodici sale offrono altrettante opere create?per il percorso?alla ricerca?di una sola macroopera:?un lavoro maturato dall’esperienza, anche internazionale, affinché?il grande pubblico possa?addentrarsi pienamente e dove,?l’impatto visivo, e l’emozione conseguente, sono decisamente intensi.
Si tratta, senza dubbio,?di uno dei più alti e rigorosi raggiungimenti di Claudio Parmiggiani che?già?alla fine degli anni Sessanta propone intuizioni precoci, originali e innovative, pondendo la sua ricerca, e la sua determinazione,?di indipendenza all’interno?del contesto artistico italiano, in solitudine e volutamente fuori da qualsiasi gruppo ed etichetta. Questo non ha significato estraneità e non ha impedito incontri decisivi con altri protagonisti della contemporaneità con i quali?ha condiviso il?cammino che, dall’azzeramento della pittura di rappresentazione, ha portato, per vie diverse, alla?nuova grammatica dell?arte dove, la voce di Parmiggiani,?scaturisce da associazioni di immagini capaci?di provocare “cortocircuiti mentali”.
Nel proseguo?degli anni, accanto a?opere?oggetto di letture ed esercizi critici da parte di ragguardevoli interpreti di diversa estrazione, filosofica, storico artistica, letteraria, si sono alternati lavori di concezione e dimensione ambientale, di assoluta radicalità.
Nel saggio in catalogo di Chiara D’Affitto si legge: ?Ogni volta?una sfida diversa raccolta con coerenza di intenti e i cui esiti si impongono per la loro eccezionalità. Una profondità di pensiero che non si esaurisce e che, sorretta da una chiara consapevolezza sul significato del fare arte oggi, si pone in continuità e in rapporto vivo con la grande tradizione della pittura italiana e europea?.?
Il percorso si articola in un susseguirsi di spazi e l?artista, di ciascuno, coglie le diversità per creare nuove e vitali connessioni con il suo lavoro. Tali?opere?sono visibili solo in condizioni di luce naturale perché l’illuminazione?artificiale é stata volutamente abolita per esaltare?“nello spazio quel sentimento e quell?emozione che solo il lento passaggio della luce e dell?ombra sulle cose può generare nello sguardo”.
Ritengo fondamentale lo stralcio tratto da quanto scritto dalla stesso Parmiggiani:??Non è riconoscibile un tempo determinato in quello che faccio [?]. Un?opera e un?arte possono trovare asilo solo in un paese senza tempo, in una terra senza orizzonte, in un tempo senza tempo [?]. ? naturale che il destino di un?opera sia di essere pubblica ma, anche se potrà sembrare un controsenso, penso che è nella segretezza e nel mistero la sola condizione indispensabile perché vi sopravviva un minimo di verità. Mistero, questo è appunto la parola?.
Di grande interesse la?monografia che accompagna la mostra (Umberto Allemandi Editore)?dove,?oltre al?saggio introduttivo del Curatore (che inizia: “Un bambino disegna distrattamente con un dito geroglifici sul parabrezza impolverato di una vettura. Oppure d’inverno, quando il gelo ha ricoperto i vetri delle finestre di scintillanti cristalli, incide dei segni con le unghie o guarda come il proprio dito faccia sciogliere la neve e formare un alone tutt’intorno al suo premere. E ancora, camminando per?la strada, colpisce la ghiaia con il piede per veder la polvere volare e disperdersi. Ritornato a casa, poi, prende il portacipria lasciato dalla madre, lo apre e vi soffia dentro per veder sollevarsi in aria i granellini rosa o marroni..”),?il?testo?di Chiara D?Afflitto e quello?scritto dallo stesso artista, vi é?una dettagliata biobibliografia ed un ampio apparato iconografico.
Una?mostra tutta da scoprire, sarà visitabile fino al 23 marzo 2008 e?affiancata per tutta la?durata da attività educative e iniziative culturali.