Antonio Basoli
di // pubblicato il 13 Maggio, 2008
A centosessant’anni dalla morte, l’Accademia di Belle Arti di Bologna celebra, in un intelligente ed efficace percorso espositivo all’interno dei locali della Pinacoteca, la figura dell’illustre allievo e docente Antonio Basoli (1774-1848), del quale possiede un cospicuo corpus grafico (più di diecimila fogli), costituito da manoscritti, acquerelli, disegni e incisioni che l’artista conservò fino al termine dei suoi giorni nel proprio studio.
Antonio Basoli fu in città uno dei protagonisti del fervore Neoclassico e, in seguito, di quella fase di passaggio verso la nuova sensibilità romantica europea ben leggibile all’interno del suo operato artistico.
Avviato al mestiere dal padre pittore Basoli, nato a Castel Guelfo ( provincia di Bologna), viene ben presto mandato nella vicina Bologna per proseguire gli studi. Nel 1786 si iscriverà ai corsi della bolognese Accademia Clementina e da qui avrà inizio quel sodalizio artistico che non terminerà mai.
Il suo percorso formativo rispecchia pienamente quello che era l’iter seguito da ogni allievo che fosse entrato in accademia a quelle date. Ecco quindi che accanto ai canoni della trattatistica cinquecentesca, Basoli ebbe modo di studiare le opere di Ferdinando Bibiena (padre della tradizione scenografica - quadraturista bolognese), di Palladio, del Vignola; poté visionare le incisioni di Piranesi, i repertori di antichità, i libri di viaggi e le stampe di paesaggio che tanto alimenteranno quella vena visionaria e fantastica che, pur affacciandosi timidamente durante tutta la sua carriera, troverà piena affermazione solo nell’ultimo decennio della sua vita. _progetto_di_decorazione_per_una_casa_in_camera_belvederi_a_bologna.jpg)
I primi spunti innovativi per la sua formazione arrivarono nel 1788 quando poté accedere alla biblioteca e al “cenacolo” di casa Aldrovandi (antica famiglia senatoria bolognese) che in città rappresentava un fronte d’idee variegate e avanzate, che Basoli frequentò assieme all’amico e collega Pelagio Palagi.
Da tutto il materiale studiato, l’artista cominciò da subito a trarre copie che conservò come variegato repertorio figurativo (esposto in mostra) al quale attingere di volta in volta durante la sua attività di ornatista, scenografo, pittore.
La carriera di decoratore d’interni si avviò nei primi anni della stagione napoleonica (nel giugno 1796 i francesi entrano a Bologna), quando la ventata di rinnovamento coinvolse ogni aspetto sociale, stimolando anche il desiderio di ammodernare le abitazioni in linea con le nuove tendenze europee.
Basoli era abile nel fingere ogni tipo di materiale con la pittura dando vita, con grande abilità scenografica, ad ambienti che invitavano all’evasione. Ciò gli permise di accaparrarsi sia le commissioni (purtroppo mai realizzate ma ferme a livello di progetto) del nuovo regime appena insediatosi, sia quelle dell’aristocrazia bolognese, triestina e friulana.
In età matura la sua maniera si evolse verso un gusto più delicato e consono al desiderio borghese, nel quale coniugò delicatezza di decorazioni a un’armonica gamma cromatica, per approdare poi, sul finire della sua attività, a ornamentazioni più solenni nelle strutture architettoniche, con eruditi temi decorativi che perpetuavano nuovamente un ritorno all’inganno scenografico con ambientazioni panoramiche e rovinistiche.
Come scenografo e restauratore di teatri, Basoli fu occupato in una trentennale attività che lo portò a collaborare con enti bolognesi, della Romagna e delle Marche, acquisendo quella fama e competenza che gli fecero ottenere anche le offerte, poi rifiutate, di alcune commissioni all’estero, prima tra tutte quella come scenografo per il teatro Imperiale di Pietroburgo.
Altro interesse che percorre tutta la sua carriera fu quello per la pittura di paesaggio che, dagli anni venti dell’Ottocento, si concretò maggiormente in una serrata produzione di vedute urbane nelle quali seppe ritrarre Bologna nei suoi molteplici aspetti, offrendo della città un’immagine immediata e vivace destinata a durare come modello. Ecco allora vediamo “mettere in scena” nei suoi oli interni di chiese, di cortili, di officine, unitamente agli aspetti più domestici della città, colti dal vero nei suoi taccuini e trasformati in quadro in studio.
In seguito affiderà ad allievi e ai fratelli il compito di tradurli in acquatinte di più facile diffusione.
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L’ultima fase del suo operato artistico fu connotata dall’esplosione di quella vena visionaria e fantastica che abbiamo detto essere tipica della sua attività sin dalla giovinezza.
Peculiari di questo periodo sono sia gli acquerelli che illustrano testi storici come la Bibbia, l’Apocalisse, l’Orlando Furioso, le Favole di Esopo, sia le ricostruzioni di ambienti fantastici ed esotici.
Nella sua “Ultima raccolta” (1846-1848) del genere panoramico, sintesi di tutto ciò che dalla gioventù è stato in grado di apprendere e dov’è forte l’eco di certo immaginario piranesiano, egli compie il suo ultimo e fantastico viaggio attorno al mondo ripercorrendo quell’itinerario immaginario del viaggiatore che resta a casa, da sempre riluttante a lasciare il suo ambiente domestico.
Resta infine da ricordare l’attività di docente presso l’Accademia bolognese che Basoli esercitò per oltre quarant’anni a partire dal 1803 quando fu nominato professore della cattedra di Ornato, documentata in mostra da alcuni volumi di scritti e di disegni, lezioni tecnico pratiche in cui egli compendiò tutte le sue conoscenze organizzandole in una sorta di enciclopedia per il pittore ornatista.
Concludiamo con le stesse parole dell’artista che ci sembrano ben sintetizzare il suo intero percorso: “ ..l’invenzione è la facoltà di unire in maniera nuova le idee ricevute”.
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In occasione di questa esposizione la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna ha allestito nei propri spazi espositivi una mostra aperta fino al 27 aprile 2008 intitolata ”Vedute bolognesi. Dal Vanvitelli a Giovanni Boldini” La fondazione ha inoltre pubblicato copie anastatiche di due libretti di schizzi del Basoli contenenti disegni, acquerelli, scorci cittadini, appunti per elementi di arredo L’obiettivo è quello di pubblicarne quanti più possibile (sono oltre un centinaio)
“Antonio Basoli. Ornatista, Scenografo, Pittore di paesaggio.”
16 marzo – 31 maggio 2008
Ingresso gratuito dalle ore 10 alle ore 19, chiuso il lunedì.
Il catalogo è pubblicato da Minerva edizioni,
curato da Fabia Farnetti e Eleonora Frattarolo,
coordinamento di Andrea Emiliani.
Le foto pubblicate ci sono state gentilmente fornite dall'Accademia a esclusiva integrazione del presente articolo.