Antonio Barberi: Le stanze di Doralice
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Al Castello Mediceo di Seravezza, fino al 27 novembre, orario 15-19,30 (chiuso lunedì, con la visita al Museo Lavoro e Tradizioni Popolari della Versilia storica compresa nell?ingresso), segnalo la personale di Antonio Barberi che racchiude, in un caleidoscopio di colori, oltre trenta anni di attività, spaziando dalla pittura alla ceramica, alla grafica, alle fusioni in bronzo, ai vetri, ai gioielli, alle case.
Sì, le case perché, in un universo colorato, la fantasia dell?artista le trasforma in opere d?arte, riempite di allegria, con l?intervento diretto ?su vetri, pavimenti, pareti, soffitti, mobili, lavandini.
Agli inizi degli anni sessanta, artisti come Mino Maccari, Ernesto Treccani, Achille Funi, Carlo Carrà, Ugo Guidi, frequentavano il colorificio di Forte dei Marmi del nonno di Barberi e, nel retrobottega, dove venivano realizzati i colori, si discuteva di arte. Fu questo continuo stimolo a iniziare Antonio alla pittura: un giovane artista attento alle più significative istanze culturali del 900, tanto che la sua pittura risente delle influenze del neo espressionismo postcubista e della nuova figurazione arrivando, successivamente, all?assoluta autonomia di linguaggio.
E? sul finire degli anni settanta, invece, che Barberi sente l?esigenza di sperimentare altre tecniche e passa alla xilografia e alla ceramica, conservando fantasie ed energie creative che sembrano uscite dalle fiabe. E? il periodo della produzione delle ceramiche, dove sono protagonisti animali onirici, fantastici, realizzati con una singolare mescolanza di colori.
In conferenza stampa il sindaco Enrico Mazzocchi ha dichiarato: ?La Mostra di Seravezza è dedicata all?amatissima nipote Doralice, il cui mondo bambino sembra compenetrare la sensibilità di Antonio Barberi dilagando con i simboli, i segni, gli oggetti, gli animali che vanno ad animare le sue figurazioni, a riempire le stanze di cui si compone tutta la fantastica casa del sogno in cui l?artista versiliese vive e opera rimanendo, per un prodigio d?amore e di poesia, eternamente giovane? e Danila Giovannetti, Assessore alla cultura, aggiunge: ?Tele, sculture, ceramiche, tessuti, mobili, gioielli sono gli elementi guida nel percorso di una mostra rivolta a un pubblico ampio e intergenerazionale. Il mondo poeticamente fatato di Barberi sa parlare, con diversi livelli di lettura, ai bambini e agli adulti, attraverso soggetti e oggetti fluttuanti o sorprendentemente emergenti in o dalla favola buona della realtà che Barberi raffigura in tutto il suo lavoro?.
?Io penso a me stesso non tanto come a un artista quanto piuttosto a una specie di missionario: i missionari cercano di portare alla gente la parola di Dio, la salvezza dell?anima; io in questo lungo tempo ho cercato di dedicarmi agli altri portando fantasia e creatività. Questo nostro è un mondo distratto, spesso superficiale (?). Ho pensato che allo spirito delle persone giovi molto la poesia, la bellezza delle cose e l?arte, la pittura la scultura la musica. Le persone che praticano l?arte, che la seguono e l?apprezzano, possono diventare più buone, più sensibili, migliori insomma. Così cerco di fare arte per gli altri (...). Quando nacquero i miei due figli Antonella e Luca: oltre che comprargli qualche giocattolo, amavo anche regalargli qualche opera di amici pittori. Poi è nata la nipotina Doralice, la mia più grande passione. Ho subito pensato con gioia che anche con lei avrei compiuto la mia missione. (?).Doralice veniva spesso nel mio studio e io le facevo vedere i miei lavori (?). Il suo giudizio era netto: nonno, è brutto, non mi piace; quando invece qualcosa le piaceva e mi diceva che era bello, sempre mi chiedeva: me lo regali? Certo che te lo regalo! (?) . A volte nello studio lei gira per le stanze e guarda e commenta. Un giorno io le dissi: non solo Doralice ti regalo quello che ti piace, ma vedi, tutte queste cose che sono nelle stanze dello studio sono tue. Io le faccio nascere e spero che tu, quando sarai grande, le farai vivere. Lei era molto contenta che gli regalassi tutte quelle cose. Sono tutte tue, le dicevo. Anche lo studio è mio? Certo, le risposi. Allora lei mi disse: perché non mi dai la chiave dello studio, se è mio? La chiave serve a me, perché ci devo venire a lavorare, ma un giorno te ne faccio una copia. Lei era molto contenta di quello che le dicevo, che cioè le cose dentro le stanze erano tutte sue.? Era un modo di dire affettuoso, ma lei mi prese sul serio. Così adesso Doralice mi ha dato il permesso di esporre alcune cose delle sue stanze?.
(pubblicato Terra di Toscana novembre 2005 e riportato sul blog in data odierna)