Anselmo di Lucca. Consigliere di Matilde e patrono di Mantova
di // pubblicato il 12 Settembre, 2008
L'itinerario alla scoperta della Contessa di Canossa, mi ha portato al Museo Dicesano Francesco Gonzaga di Mantova, autentica sorpresa per i gioielli custoditi in un edificio, del chiostro maggiore dell’ex-monastero agostiniano di Sant’Agnese, carico di storia che, partendo dal mantovano beato Giovanni Bono (1168-1249), fondatore dell'ordine religioso poi confluito in quello agostiniano (i cui seguaci, nel XIV secolo, fondarono a Mantova, tra la civitas vetus e un’insenatura del Lago di Mezzo, il monastero di Sant’Agnese, con una chiesa ricca di opere d’arte e i corpi annessi).
Monastero di massimo prestigio tanto da ospitare, in entrambe le visite mantovane del 1530 e 1532, l’imperatore Carlo V, il quale insignì l’abate del titolo di conte, trasmissibile ai suoi successori, insieme a varie facoltà compresa quella di conferire lauree.
Dopo le soppressioni settecentesche di tutti i monasteri e conventi, quello di Sant’Agnese, demolita la chiesa, fu destinato a usi civili. Progressivamente degradato, venne riscattato dalla diocesi alla metà del Novecento e, dopo i restauri, adibito a servizi per la scuola, col nome di “Casa dello studente Beato Contardo Ferrini”.
Attualmente, dopo ulteriori restauri, il chiostro ospita al piano terreno la sede di organismi diocesani, mentre il museo occupa tutti gli ampi spazi del piano superiore, un autentico gioiello in un percorso diviso in otto sezioni:
- Duemila anni mantovani dove si ripercorre, principalmente attraverso sculture e dipinti, le vicende storiche e culturali della città e del suo territorio, dall'età romana sino al presente attraverso cinque sotto-sezioni:
A. Marmi, dal I al XV secolo.
B. Intagli lignei del rinascimento.
C. Dipinti, dal XV al XIX secolo.
D. Dipinti e sculture del sec. XX.
E. Sala Lanfranco
- Smalti e Avori dove potete ammirare la serie degli smalti, dono di un collezionista cittadino, e comprende opere devozionali e oggetti d'uso, eseguiti secondo le varie tecniche adottate a Limoges lungo i secoli dal XII al XX. Il gruppo al centro della sala ricompone la pala d'altare eseguita per il re di Francia Francesco I di Valois che vi è ritratto insieme a Claudia d'Orleans. Altri smalti sono presenti al museo nella sala degli Arredi e nella sala Gonzaga.
Per gli avori, invece, tre cofanetti d'ambito islamico (XII-XIII secolo) provenienti dalla Cattedrale. Da privati invece tutti gli altri tra cui un rarissimo intaglio dell'arte classica e opere di età paleocristiana, gotica e rinascimentale. Integra la serie degli avori una pregevole Madonna col bambino in ambra eccezionale per le sue dimensioni.
- Arredi liturgici esempio della cura che la chiesa mantovana vi ha dedicato nei secoli. Le opere esposte sono databili dal XIII al XX secolo con un cospicuo gruppo di arredi settecenteschi tra i quali spiccano opere di Giovanni Bellavite e le croci capitolari donate dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria.
- Sala Gonzaga i signori di Mantova dal 1328 al 1707, sono celebri anche per le collezioni d'arte raccolte nel Palazzo Ducale. Purtroppo, per le note vendite e i saccheggi, sono andate perdute o acquistate da musei lontani. In città rimangono quelle qui presenti, nelle sezioni dei dipinti antichi, delle armature e degli arazzi, nonché in questa sala dove sono riunite opere di oreficeria, donate dai signori alla basilica palatina e alla cattedrale (tra la metà del XVI e il XVII secolo), attestazione di gusto e fasto.
- Le Armature costituiscono una delle maggiori raccolte italiane tra quelle superstiti del XV e XVI secolo. Rivestivano parte delle numerose figure votive allineate sulle pareti del santuario di Santa Maria delle Grazie, come mostra l'antica stampa riprodotta in grande formato. Per evocare l'ambiente d'origine, dalle cui volte pende un coccodrillo, ne è stato accostato all'immagine un altro, proveniente dal seminario diocesano, mentre, a titolo di raffronto con le armature reali, nella sala trovano posto riproduzioni di uomini in arme raffigurati in opere d'arte del periodo, nonché una scultura raffigurante San Giorgio, eseguita da Pier Paolo Dalle Masegne (inizi sec. XV) negli interventi alla Cattedrale voluti da Francesco I Gonzaga.
- Gli Arazzi esposti costituiscono la serie voluta dal Venerabile Francesco Gonzaga. Tra le tante opere da lui realizzate (memorabile, l'istituzione del Seminario diocesano) si colloca il completamento della Cattedrale di cui il suo tutore, il cardinale Ercole Gonzaga, aveva affidato a Giulio Romano la ristrutturazione.
I soggetti dei quattro arazzi maggiori sono dominati dal tema della Pasqua rappresentando La Trasfigurazione, l'Incredulità di Tommaso, L'Ascensione di Gesù e La Pentecoste. I due arazzi di minore formato raffigurano in primo piano i santi apostoli Pietro e Paolo attorniati da altri santi tra i quali spicca il patrono di Mantova, Sant'Anselmo.
- Memorie della dicesi è una sezione che raccoglie testimonianze di vicende dicesane.
A. Un dipinto raffigurante il Concilio di Trento, il cui ultimo
presidente fu il cardinale Ercole Gonzaga, vescovo di
Mantova.
B. Ritratti dei vescovi succeduti al titolare del Museo, il
Venerabile Francesco Gonzaga.
C. Segni delle principali devozioni mantovane (il
Preziosissimo Sangue di Gesù, il patrono
Sant'Anselmo, San Luigi Gonzaga),
con altri relativi a devozioni private.
- L'ultima sezione, Giuseppe Bazzani, maestro del Settecento europeo, il maggiore degli artisti nati a Mantova (dove ha trascorso l'intera vita: 1690-1769) affrescando palazzi nobiliari e dipingendo tele di soggetto sacro e profano. Qui la maggiore collezione delle sue opere, che consente di ripercorrere per intero l'itinerario artistico e comprende capolavori quali L'Assunta, la Deposizione della Cattedrale e la Visione di San Romualdo. Tra gli altri suoi dipinti ammirabili in città, si segnalano quelli nella chiesa di Santa Maria della Carità e nei musei di Palazzo Ducale e di palazzo D'Arco.
Perfettamente collocata con pannelli rossi che la denotano dalla permanente, la mostra temporanea curata da Roberto Brunelli è dedicata alla figura emblematica di Anselmo da Baggio (1035-1086) che fu per Matilde importante consigliere spirituale e politico in un momento quando fede religiosa ed impegno riformatore andavano di pari passo.
Il percorso espositivo è sviluppato nelle seguenti sezioni:
- Testimonianze scultoree della città di Mantova visibili al
tempo del vescovo Anselmo
- Una selezione di opere pittoriche, tra queste anche la
Madonna col Bambino di Domenico Fetti, che presentano
i volti del santo protettore di Mantova.
- La devozione testimoniata da medaglie, ex-voto, codici
pergamenacei e oggetti liturgici.
Le tre rassegne mantovane sono tra loro contemporanee e compongono un trittico unitario, il cui rilievo è manifestato dalla misura della loro incidenza nella storia europea dell'XI secolo, mentre, in ambito locale, costituiscono, ciascuna a modo proprio, punti di riferimento su cui si è definita la città attuale.
Figura di Patrono forse più riconosciuta che conosciuta in quanto, nove secoli di devozione, attestano la rildevanza di Anselmo, ma pochi, anche tra i suoi devoti, lo conoscono davvero motivando le ragioni per cui è collocato tra i santii o perché venga venerato il vescovo di Lucca nato a Milano!
www.mostramatildedicanossa.it
L'articolo sarà integrato da altre immagini non appena ci perverranno dalla Diocesi