Anne e Patrick Poirier a ‘Villa la Magia’

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

?Villa la Magia?, voluta da Vinciguerra Panciatichi, al suo ritorno dalla Francia intorno al 1320, come residenza fortificata su un?altura in luogo con posizione geografica strategica, nel 1581 fu acquistata come tenuta di caccia dal Granduca Francesco I dei Medici per incrementare le proprietà del Granducato e per la posizione? favorevole perché confinava con quelle di Poggio a Caiano, di Artimino, dell'Ambrogiana e di Montevettolini, in un sistema di ville satellite attorno al Monte Albano. Ristrutturata dall?architetto di corte Bernardo Buontalenti che realizzò anche un lago artificiale (situato poco distante dalla villa, alla quale era collegato da un grande viale), l'edificio base aveva una pianta quadrangolare, con due corpi sporgenti a due angoli diametralmente opposti, senza giardino ma circondato da un ampio parco. Ferdinando I la destinò a Don Antonio nel 1645, figlio illegittimo di suo fratello Francesco e Bianca Cappello, successivamente Pandolfo d'Ottavio Attavanti ottenne il consenso di Ferdinando II all'acquisto e la fattoria fu gestita fino al 1688 dalla moglie di Pandolfo, Eleonora di Amerigo Marzi Medici che trasformò l?interno in un elegante stile barocco (gli affreschi del salone eseguiti nel 1715 dal pittore Giovan Domenico Ferretti che raffigurano Bacco e Arianna e Diana e Atteone); e tra il 1723 e il 1724, quando furono rialzate le facciate del cortile, furono aperti due nuovi accessi alla villa e fu creato lo stanzone degli agrumi e dei vasi, con le stanze per la servitù e la rimessa per gli animali. Con la morte di Pandolfo Attivanti si estinse nel 1752 il casato, i cui eredi nominati erano Bindaccio e Leone Ricasoli. I fratelli Ricasoli continuarono i lavori di manutenzione ordinaria e l'ampliamento della limonaia? finché nel 1766, trovandosi in grave difficoltà economica, furono costretti a vendere la proprietà a Giulio Giuseppe Amati che completarono la sistemazione del giardino romantico adiacente all'ala di levante della villa e l'ingresso al giardino. Nel 1853 Giovanni Tommaso, ultimo discendente degli Amati, nominò suo erede Giulio di Luigi Cellesi, con l'obbligo di assumere il doppio cognome.
Le proprietà di ?Villa la Màgia? sono poi rimaste nelle mani della famiglia Amati Cellesi, di cui ultima ereditaria è stata la contessa Marcella nata Pagnani, che alla fine del 1999 quando il Comune di Quarrata ha acquistato l?intero complesso con l?intenzione di conferirgli un carattere culturale distintivo e di riferimento, nell?ottica di riqualificare il territorio e il patrimonio storico locale. E? è stata proprio dell?attuale sindaco, Sabrina Sergio Gori, a ideare ?La Limonaia di Ponente - Arte Contemporanea Villa La Màgia?.
Il progetto del centro consiste, da una parte, nell?attività espositiva che si svolge presso la Limonaia (unico grande spazio di 50x5 metri), dall?altra, nella realizzazione di un parco-museo chiamato ?Lo Spirito del Luogo. Collezione d?Arte Contemporanea ? Villa Medicea La Màgia?, con opere create appositamente.
La prima opera acquisita dal parco è stata quella di Fabrizio Corneli ?Micat in Vertice? che ha esposto all?inaugurazione del 2005, installazione di luce e ombra sulla facciata della Limonaia di Levante, mentre la seconda opera della collezione è quella di Anne e Patrick Poirier ?La Fabbrica della Memoria?, realizzata proprio in occasione della mostra attuale che potrete visitare fino al prossimo 10 aprile 2007.

I due artisti francesi, compagni nella vita e sul lavoro da sempre, sono conosciuti in tutto il mondo, avendo partecipato alle più significative manifestazioni internazionali - da Documenta a Kassel alla Biennale di Venezia in varie edizioni - ed esposto nei più importanti musei e gallerie private. Il loro sodalizio artistico venne sancito ufficialmente nel 1967, all?inizio del loro soggiorno romano, a Villa Medici, dove arrivarono grazie al Grand Prix de Rome. E l?Italia, dopo la Francia, è stata la loro seconda terra, avendo scelto di vivere tra Parigi e Trevi, in Umbria. La loro attività artistica si annoda con fili speciali alla Toscana già dal 1981 con il Salone di Villa Romana a Firenze; loro lavori sono presenti al Museo Pecci a Prato, a Villa Demidoff a Pratolino, alla Fattoria Celle di Santomato a Pistoia e in numerose collezioni private.
I Poirier lavorano, da quasi venti anni, al tema della ?casa-cervello? (rappresentata già in passato attraverso la forma dell?ellisse), una biblioteca creata non per contenere, ma per indurre a riflettere sul funzionamento stesso della nostra mente e, nell?installazione realizzata appositamente per il parco, vicino al lago, la biblioteca lascia il posto a una ?fabbrica?, che richiama il luogo principe della produzione e dei processi creativi. Su un tavolo, al centro di una sorta di stanza, è inciso un grafico che stilizza la forma del cervello, suddiviso in settori indicanti le relazioni intellettive, che orientano alla lettura delle parole segnate sulle pareti dell?installazione. Ogni parola è distinta da un colore diverso, per differenziare le zone del pensiero e della memoria. Le pareti, in pietra serena, non sorreggono nessun tetto, in modo che il cielo possa penetrare nel silenzio della struttura. Al tavolo ci si può sedere, indagare sul significato delle parole proposte, oppure semplicemente guardare la natura, fuori dall?ingresso, e sull?isola al centro del lago le scritte ?Anima Mundi? e ?Memoria Mundi?, sommario del contenuto suggerito dalla stanza.
Quando i Poirier visitarono per la prima volta La Màgia, la villa era in restauro e, al suo interno, si trovarono di fronte a una delle sembianze che può assumere la loro idea di Memoria e di Oblio, elementi esistenti nella loro concezione creativa da sempre. Nei resti degli affreschi del piano nobile hanno ricevuto poi una suggestione particolare, che li ha guidati all?allestimento della Limonaia.

Ci si trova in un ambiente completamente rivestito, dalle finestre alle pareti, da grandi tende bianche di tessuto non tessuto, che innescano la curiosità e l?immaginazione dello spettatore. La presenza di oggetti dietro ai lembi di tessuto, porta alla scoperta di cose nascoste, di apparizioni, e introducono alla memoria dell?operato recente degli artisti, facendo scaturire collegamenti dall?inconscio di ognuno. Ogni lembo del tessuto è segnato in rosso dalla frase ?Sparire nel silenzio?: il rosso del sangue, morte e vita insieme, e il rosso della vitalità che possiede il ricordo.

Guardando fuori dalla Limonaia, sul prato, sono collocati due grandi ?Bruciaprofumi? realizzati nel 1997 da una fabbrica di terracotta dell?Impruneta, che sono stati pensati dai Poirier come elementi funzionali al significato di un giardino ideale e intendendo indirizzare il visitatore attraverso un aiuto sensoriale: non solo con la terracotta, ma anche con un?essenza che si effonde nell?aria, quella delle erbe del parco della villa.
??La Fabbrica della Memoria?, curata da Katalin Mollek Burmeister è accompagnata dal catalogo pubblicato da ?Gli Ori?, strumento che permette di comprendere pienamente il percorso artistico dei Poirier dal quale estraggo alcuni frammenti:

Rosalba Paiano: ? Guardando indietro al passato, ripensando al lungo percorso di Anna e Patrick Poirier, che con le tante immagini che si presentano alla mente, credo che emerga, in tutta evidenza, come nessun altro lavoro sia incentrato sulla fragilità degli uomini e delle culture: come se i temi che la loro ricerca ha sviluppato fossero filtrati attraverso la riflessione sulla precarietà che tanti anni frequentano con la mente, con il cuore? e con l?anima, con tutte le loro facoltà, come una sorta di ammonimento o premonizione.
Il tempo ha evidenziato motivazioni più profonde del loro lavoro, facendo giustizia della lettura superficiale che appuntandosi sull?aspetto estetico, lo vedeva ancorato alla fascinazione per le rovine e per i miti della classicità, scoprendo invece tutto lo spessore e la complessità di una poetica rivolta alle problematiche contemporanee? che ha introdotto precocemente l?interesse per l?architettura e la memoria. Anche l?accostamento ad alcuni artisti del movimento concettuale che in certi anni sembrava fondato andrebbe oggi ripensato: c?è infatti in loro, più che il senso di una bellezza e di una integrità non più possibili, la proiezione verso il futuro e una pronuncia forte sul mondo, non solo quello dell?arte?.

Doris von Drathen: ?Il paradosso fornito dal sicomoro, vale a dire quello di essere basso, ma abbastanza alto per servire da piccolo osservatorio in grado di aprire lo sguardo, potrebbe valere come metafora per il raggio di azione del nostro cervello; poiché, infatti, il nostro cervello è troppo piccolo per intendere il suo funzionamento, ma grande a sufficienza per scoprire questo limite.
Tuttavia, proprio in questo interspazio risiede quella determinata capacità che caratterizza l?essere umano, vale a dire quella di utilizzare la nostra testa come osservatorio, quella di realizzare carte del cielo, non solo del cosmo fuori di noi, ma anche del cosmo che risiede in noi. Non siamo capaci di scandagliare entrambi, micro e macrocosmo, allo stesso modo e per questo motivo ci appaiono come infiniti; e proprio qui, in questo oscillare tra una condizione ?confinata? e uno sguardo sconfinato si schiude il campo di azione di Anne e Patrick Poirier che, a partire dagli anni Sessanta hanno iniziato a scandagliare la fragilità dell?Identità fin nelle sue pieghe più recondite e nelle sue più piccole terminazioni nervose, nelle più nascoste stratificazioni del passato e nei contorni più estremi del futuro?.

(pubblicato Terra di Toscana ottobre 2006 e riportato sul blog in data odierna)

 

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