Andrea Riccio

di Elena Pratesi - pubblicato il 10 Settembre, 2008 in Mostre

Un’estate all’insegna dell’arte nel capoluogo trentino: come ho già accennato nel mio precedente articolo pubblicato ieri che riguardava la mostra presentata al Castello del Buonconsiglio su Rembrandt ed i suoi contemporanei, sono due le esposizioni meritevoli di nota ospiti della stessa splendida cornice; ad accompagnare le note acqueforti del maestro Rembrandt, un evento dedicato alla scultura e alla pittura rinascimentale.
La grande mostra Rinascimento e passione per l’antico: Andrea Riccio e il suo tempo – che ha una sede anche al Museo Diocesano Tridentino – mette in luce quella straordinaria punto d'unione artistica venutasi a creare fra Padova e Venezia intorno al 15 nel momento in cui modelli elaborati da personalità come Donatello, Mantegna e Bellini cedono gradualmente il passo alle novità che si vanno affermando con il giovane Tiziano.

Non solo una esposizione di sculture ma anche dipinti, disegni, incisioni, marmi, bronzi e terrecotte, cristalli e oreficerie che fanno rivivere, nelle sale del Buonconsiglio, uno dei momenti più emozionanti del Rinascimento italiano.
Il Castello del Buonconsiglio, formato da diversi corpi di fabbrica addossati alle duecentesche mura cittadine, risulta essere la struttura architettonica tra le più adatte all’esaltazione di queste opere, collocate in due ambienti del piano terreno di Castelvecchio, il nucleo più antico del Buonconsiglio, sorto sulla cima di un dosso roccioso risalente alla prima metà del Duecento.
Le due sale medievali, coperte da volte sostenute da pilastri lapidei, presentano la singolare caratteristica di una pavimentazione direttamente scavata nella roccia, alle radici del dosso sul quale sorge il Castello ed ai margini di quella che fu in antico una cava di pietra da costruzione.
L’edifico nel tempo ha subito importanti modifiche , interventi costruttivi in epoche successive hanno ampliato e modificato l’edificio e ne hanno mutato l’aspetto severo in quello di una residenza: vi consiglio di ovviamente di visitarlo, ma per aumentare la vostra curiosità suggerisco di andare sul sito del Castello stesso
www.buonconsiglio.it sul quale potrete intraprendere un cammino virtuale attraverso le planimetrie della costruzione compreso il giardino.

La mostra di Trento presenta per la prima volta al pubblico una ricchissima selezione di opere dello scultore Andrea Riccio, uno dei maestri rinascimentali più affascinanti ma oggi meno conosciuti, almeno dal grande pubblico: esposta in questa occasione la sua produzione in bronzo e terracotta, con pezzi provenienti dall’Italia e dalle più prestigiose istituzioni straniere, dalla Ca’ d’Oro di Venezia al Museo del Bargello di Firenze, dalla National Gallery di Washington al Louvre di Parigi.
Testimonianze formidabili di quella “rinascita dell’antico” che fu la chiave di volta della cultura rinascimentale: per questo motivo la mostra, divisa in quattro sezioni, prende in considerazione non solo Riccio ma anche latri artisti che gli furono maestri, compagni di strada e seguaci.

 Nella sezione del Museo Diocesano la formazione di Riccio viene indagata soprattutto in rapporto alla cultura umanistica di Giovanni Hinderbach, principe vescovo di Trento dal 1465 al 1486 ma anche dei suoi successori: da Giorgio di Neydeck a Bernardo Clesio.
Le opere esposte, tra cui le portelle d'organo dipinte dal veronese Falconetto in occasione dell'incoronazione a imperatore di Massimiliano I (avvenuta a Trento nel 1508), offrono la possibilità di indagare anche le vicende, solo in parte sino ad oggi ricostruite, di quel complesso intreccio tra civiltà rinascimentale veneta e nordica che contraddistinse in quegli anni la storia dell'arte in Trentino.
La prima sezione è dedicata allo studio della Civiltà del Rinascimento a Padova da Donatello a Riccio: dopo la grande stagione di Donatello che porta nell’Italia settentrionale un linguaggio fervido di nuovi stimoli che confluiranno in quelle ricerche antiquarie di cui Andrea Mantegna concede una testimonianza altissima, ma non isolata la personalità artistica di Bartolomeo Bellano, primo maestro di Riccio e di cui si esporranno qui per la prima volta i due putti reggiscudo conservati nella chiesa di san Francesco di Padova, insieme a dipinti e incisioni di Andrea Mantegna e Giovanni Bellini.
La seconda sezione è riservata alla Devozione privata e al collezionismo antiquario: si analizza il rinnovato interesse per la tecnica della fusione in bronzo riscoperta nel Quattrocento,troveranno quindi spazio i bronzetti, un genere artistico pressochè autonomo di cui il più grande interprete nella Padova rinascimentale fu proprio Andrea Riccio; saranno esposte alcune tra le opere che meglio esprimono la personalità artistica di Riccio tra cui ricordiamo solo il bellissimo bronzetto, oggi al Bargello di Firenze, raffigurante il Pastore con la capra Amaltea.

Nella terza sezione si possono studiare i particolari rapporti istituitisi tra Umanesimo cristiano e cultura classica: gli umanisti infatti, non solo amavano circondarsi di oggetti dal forte sapore antiquario quali i bronzetti ma credevano in un’arte sacra dove anche i Santi (è il caso del magnifico Sant’Enrico proveniente da San Canziano a Padova e che sarà esposto a Trento) venivano raffigurati come eroi classici.
Centro di questa sezione sono le opere giovanili di Riccio: i rilievi con la Leggenda della Croce ora alla Cà d’Oro ma provenienti da Santa Maria dei Servi di Venezia e quelli, più tardi ed ora al Louvre, provenienti dal monumento Della Torre di san Fermo a Verona. Nella quarta sezione, infine, dedicata a Padova tra il 1515-1530 - Da Riccio ai Grandi - erudizione e classicismosi, prenderanno in considerazione le influenze reciproche tra i maggiori scultori attivi tra la fine del Quattrocento e il primo quarto del Cinquecento fra Padova e Venezia.
Dall’aulico classicismo di Antonio e Tullio Lombardo, che certo Riccio non mancò di meditare, fino alle esperienze padovane di Minelli nella terracotta e nel marmo, di Mosca nel marmo e del sofisticato Pirgotele, del quale si potranno ammirare preziose sculture non solo in marmo ma anche in cristallo di rocca come la bellissima Testa femminile del museo di Budapest.
In chiusura trovano spazio le opere di Vincenzo Grandi, veneto di nascita ma che eseguì le proprie opere più memorabili alla corte di Beranrdo Clesio a Trento, negli anni che precedettero l’apertura del concilio, che segnò una cesura definitiva con l’universo culturale preso in esame in questa mostra.
Proprio in vista di questo evento, molte opere sono state sottoposte ad impegnative operazioni di restauro, confermando così ancora una volta la proficua collaborazione con le strutture di tutela.

 Ulteriore omaggio allo scultore trentino Andrea Briosco, detto il Riccio, e alla generazione di artisti che insieme a lui hanno profondamente segnato le vicende artistiche del Rinascimento tra Padova e Venezia, un catalogo di oltre seicento pagine curato da Andrea Bacchi e Luciana Giacomelli che raccoglie tutte le immagini della mostra.
Diviso in più capitoli, dalle sculture alle celebri sculture in terracotta, dalla produzione artistica tra Quattrocento e Cinquecento all’Umanesimo e le arti figurative, il catalogo offre una vasta quantità di immagini con relative didascalie, e importanti analisi frutto di prolungati e complicati studi sulla figura di Andrea Riccio.

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