Ancora Garibaldi

di Cinzia Colzi // pubblicato il 24 Novembre, 2007

Tenendo conto della specificità della Wolfsoniana e della peculiarità dei materiali esposti la mostra presenta manifesti, cartoline, materiali grafici e memorabilia che si concentrano sulla figura di Garibaldi e di altri eroi del Risorgimento nei primi cinquant?anni del Novecento. Attraverso prestiti provenienti da istituzioni pubbliche e private (tra cui la Raccolta Salce di Treviso, il Museo del Risorgimento di Milano, il Comune di Vigevano, alcuni archivi privati di artisti, ecc.) con l?aggiunta di alcune opere della Collezione, verranno esposti una trentina di manifesti realizzati dai principali artisti e illustratori del periodo (Mario Borgoni, Aurelio Craffonara, Leonetto Cappiello, Plinio Nomellini, Filippo Romoli ecc.) in occasione delle numerose celebrazioni pubbliche e istituzionali (ricorrenze di imprese garibaldine, inaugurazioni di monumenti, ecc.), inserendo anche alcune interessanti testimonianze del dopoguerra, con riferimento soprattutto alla accesa campagna elettorale del 1948.

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6666666666666666Concentrandosi poi la Wolfsoniana sull?arte di propaganda nel periodo compreso tra i due conflitti mondiali, la mostra intende riflettere su come la figura di Garibaldi è stata utilizzata all?interno dello scontro ideologico e politico tra fascismo e antifascismo. Sarà interessante mostrare alcuni materiali che si riferiscono al tentativo di appropriazione della figura di Garibaldi da parte del fascismo, tentativo che vide protagonista proprio un suo nipote diretto, Ezio, figlio di Ricciotti. Ezio vide nel fascismo il naturale erede della tradizione garibaldina, per cui ne appoggiò l?ascesa al potere, pubblicando già dal 1925 il periodico ?Camicia rossa?, cui collaborarono personaggi di primo piano del panorama culturale del periodo, e il testo dal titolo alquanto significativo Fascismo garibaldino. Lo stesso Mussolini, in particolare nei discorsi dei primi anni, si pose volentieri come ideale continuatore dell?operato di Garibaldi, indicando nel volontarismo garibaldino il migliore anticipatore di quello della prima guerra mondiale, di quello dei legionari di Fiume e infine di quello fascista. Non va dimenticato che nel 1932 si tenne la solenne celebrazione del cinquantenario della morte dell?eroe dei due mondi, che segnò l?apoteosi del rapporto tra camicie rosse e camicie nere. Nello stesso anno si tenne a Parigi la manifestazione promossa dalla Lega francese e italiana dei diritti dell?uomo, in cui Garibaldi veniva commemorato come uno dei più autentici continuatori dei principi della rivoluzione francese, cioè di quegli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità che il fascismo si gloriava di calpestare. Garibaldi diventa, per i democratici italiani, esiliati e non, il simbolo del riscatto dell?Italia. Non è un caso che, nel 1936, gli antifascisti italiani recatisi in Spagna in difesa della libertà repubblicana costituirono nel suo nome unità di combattimento, tra cui il ?battaglione Garibaldi? e la famosa ?brigata Garibaldi?. 6666666

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7777777777777777E? poi l?ultimo fascismo, quello della Repubblica Sociale Italiana, a tornare con rinnovata insistenza sulla figura del Nizzardo. Nel tentativo di creare consenso intorno al nuovo stato, lo spirito risorgimentale viene additato come strumento di identità, come il passato in cui riconoscersi. Eliminato giocoforza ogni riferimento ai Savoia ?traditori?, Garibaldi, con Anita, Mazzini e altri eroi risorgimentali, diventa la figura chiave per esprimere quell?ispirazione antimonarchica e repubblicana che si voleva alla base della RSI in lotta contro gli alleati angloamericani che avevano occupato il suolo italiano. Contemporaneamente, ma con segno diametralmente opposto, è la Resistenza a concentrarsi sull?eredità rivoluzionaria di Garibaldi, ?primo partigiano d?Italia?, e sono i comunisti a fondare nel 1943 le note ?brigate d?assalto Garibaldi?.Saranno inserite nel percorso della mostra le quattro sculture in marmo (1896) di Giuseppe Carnevale che già si trovano nell?ingresso della Wolfsoniana e che raffigurano Garibaldi, Mazzini, Cavour eVittorio Emanuele II. 77777777777

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888888888888Garibaldi. Il mitoGenova garibaldinaGenova, Museo del Risorgimento, 17 novembre 2007 ? 2 marzo 2008A cura di Leo MorabitoLa mostra allestita nel Museo del Risorgimento di Genova mette in luce, attraverso scritti originali, giornali, documenti, cimeli, fazzoletti e bandiere, alcuni conservati nell?Archivio Storico del museo e attualmente non esposti, il ruolo che la città di Genova ha avuto all?origine e nello sviluppo del mito di Garibaldi in città e nel mondo.Scritti autografi del grande eroe, giornali genovesi, mazziniani e uruguayani, pubblicati dal 1847 sino alla sua morte, testimoniano ancora una volta come la diffusione delle sue gesta abbia incantato i giornalisti dell?epoca, per i quali egli rappresentava un?immagine mitica fin dalle agitazioni in Uruguay.Genova è la città da dove parte e dove arriva dai sui viaggi oltreoceano, dove amici e sostenitori lo aiutano dopo il ritorno del 1854 per la realizzazione della casa a Caprera, è il luogo dove prepara la partenza dei Mille nel 1860, è la città dove la sua immagine di uomo con grande passione per la libertà, con capacità di coinvolgere e trascinare, di lottare per forti ideali si costruisce e consolida.

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Garibaldi. Il mitoIl monumento equestre di Augusto RivaltaGenova, Accademia Ligustica, 17 novembre 2007 ? 2 marzo 2008A cura di Giulio SommarivaIn questa sede il bozzetto in bronzo, preparatorio del monumento equestre a Garibaldi, è posto in relazione visiva, da un punto di osservazione privilegiato, con la statua che dal 1893 domina la piazza De Ferrari la più prestigiosa della città.Documenti d?archivio e vedute ? dipinti, incisioni - illustrano la genesi del monumento e l?evoluzione dell?ambiente urbano dalla medievale Piazza di San Domenico all?odierno Largo Pertini.Altri bronzetti equestri, opera di Davide Calandra, Paolo Troubetzkoy e Eugenio Baroni, documentano infine l?evoluzione del tema tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento.

 

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