Amalia Ciardi Dupré
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Da quanto tempo non andate all?isola d?Elba? Suggerisco di tornarci prestissimo e, comunque, entro il prossimo 30 ottobre per non perdere l?evento della stagione elbana: la mostra della scultrice fiorentina Amalia Ciardi Duprè.
Al Centro Culturale De Laugier, situato all?interno del suggestivo scenario delle antiche fortezze medicee, ben 42 sculture di cui 5 grandi bronzi e 27 studi grafici, voluta e condivisa con l?Artista dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e dall?Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che hanno reso possibile un allestimento che vanta inediti e la quasi totalità delle opere anche se alcune di queste, come la Donna etrusca (1980), non appartengono alla produzione più recente che, tuttavia, adeguatamente rappresentata con pezzi fra cui Sogno, con cui Amalia ha vinto l?edizione 2005 del "Fiorino d'Oro".
Attraverso lo scenografico allestimento dei bronzi mitologici: Orfeo ed Euridice, Demetra e Persefone, La Venere di Castiglione, La Grande Madre, Giuditta ed Oloferne, ?lo spettatore è introdotto alla scoperta della sensibilità dell?artista, alla sua raffinata bravura ed è ?avvolto in un alone di sensazioni risvegliate dagli antichi miti rivolti a valori eterni a sottolineare un senso di intimo raccoglimento.
Nell?armonica fusione di scultura antica e moderna, spontaneità creativa e profondo studio senza la ben che minima traccia di vano virtuosismo riconoscerete la capacità narrativa dell?artista, la sua ?versione del mito?, quello greco classico.
Quelle fiabe moderne, dimostrano continuità di spazio-tempo, attualità e contemporaneità dove la sensibilità femminile muove la sua mano a solcare il foglio, a modellare la creta o scolpire la pietra per interrogare, e interrogarsi, sull?attualità dei miti, da quelli universalmente noti ai più nascosti o forse difficilmente raggiungibili.
Un colloquio serrato con interrogativi fondamentali alle radici dell?io che si esplica in una ricerca scultorea nella quale si riconosce nella tensione lineare e volumetrica della corporeità di inquietudini, ansie, desideri. Plasma e domina materiali come l?argilla che si converte in terracotta, lavora il refrattario bianco patinandolo, realizza opere in bronzo e cemento fuso, con resa tattile e vibrante delle masse sotto la potenza della sua gestuale vena costruttiva e lirica, fedele alla genesi primaria e spirituale di ogni opera.
Negli anni ?80 dà corpo ad un Naturalismo mitologico di sapore arcaico e pacificante di grande respiro, per un ritorno primordiale alla positività della vita nelle sua genesi universale, optando per soggetti primigenei: Madre-terra, l?Amore, la Nascita, la Rinascita, il Sogno, l?Attesa, la Maternità la Fecondità il Riposo, gli Amanti. Il serbatoio di forme, a cui l?artista attinge per le scelte iconografiche, è da ricercarsi nelle cultura Italica, con riferimento all?ascendenza etrusco-romana, traendo canoni di primitiva fattura ancestrale; oppure è individuabile nella sintonia cercata con il simbolismo figurativo della Mitologia classica antica, da cui sono desunte emblematiche coppie mitologiche, interiorizzate e riproposte nelle loro spinte etiche, talora rivisitate secondo la visione umanistico-rinascimentale: Demetra e Persefone;
Orfeo-Euridice; Alfeo e Aretusa; Ambra e Ombrone; Bacco e Arianna. Congeniale per la scultrice è l?esplorazione epica di personaggi desunti dal Vecchio Testamento, trascinanti per la dimensione eroica del concetto di lotta: contro il male che alberga nel cuore dell?uomo ?Caino e Abele? e ?La morte di Abele?; nella contesa tra misura umana e quella divina, ?Giacobbe e l?Angelo?; nell?azione estrema per liberare dalla schiavitù il proprio popolo nel gruppo scultoreo ?Giuditta e Oloferne?.
Dotata di una magistrale perizia tecnica e grande sensibilità, l?Artista ci sprona a cogliere nel dramma umano la sede privilegiata di riflessione sul piano etico ed estetico di quei valori che si trasmutano in Trascendenza, quando l?esperienza del Sacro si dichiara apertamente.
Dal Mar
L?acqua, come flusso primordiale, rappresenta, in molti miti della creazione del mondo, la sorgente di ogni forma di vita. Questo elemento simbolico e i miti che ad esso si collegano, stimolano nella Duprè una creatività libera, che va da una rappresentazione della figura umana nell?acqua, alla ?nascita di Venere? dalla spuma del mare fino, nell?ambivalenza che ogni simbolo contiene, al dissolvimento nell?elemento liquido dell?innamorato pastore che aspira all?amore della ninfa (Lorenzo il Magnifico, al tempo in cui progettava di costruire la grande e fastosa villa di Poggio a Caiano compose il poemetto Ambra col quale intendeva arricchire con una mitica atmosfera quella bella località. Il poemetto narra le meste pene amorose del pastore Ombrone che, innamoratosi della ninfa Ambra, fu, per punizione di tanto ardire, tramutato in fiume, mentre la bella Ambra divenne un?isola irraggiungibile e solo lambita dal fiume Ombrone).
Potrei scrivere per ore, ma, oltre a tutti gli altri spunti di riflessione, ritengo chiave di accesso alla opera della Duprè, proprio la sua reale semplicità: ?la lettura è semplice perché le ho fatte con il cuore e sicuramente qualche altro cuore andrà all?unisono con il mio? e ancora ?? queste sono la ricerca della voglia di vivere e del coraggio per andare avanti?.
La mostra avviene in un momento di svolta con la scelta della scultrice, ultima erede della grande tradizione di famiglia, di lasciare alla sua Firenze, indiviso, il frutto di una vita del suo straordinario talento e sembrerebbe in rotta di arrivo la donazione delle sue opere più significative alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron che potrebbero essere accolte presso la Villa e il Giardino di Fontelucente vicino a Fiesole. In questa ottica ancora le parole dell?Artista: ?? anni fa, mi fu proposto uno straordinario lavoro in Giappone.. sarei dovuta restare là almeno due? anni ma, al momento della scelta definitiva, mi chiesi perché le mie opere dovevano andare lontano.. ho sempre sognato che i miei lavori restassero a Firenze.. sono in Patria e anche i miei figlio lo sono!?
(pubblicato Terra di Toscana agosto 2006 e riportato sul blog in data odierna)