Alla scoperta di un altro Fattori

di Amici in Visita // pubblicato il 29 Ottobre, 2008

di Daniela Vannini


Gesti intimi e milieu familiari, sguardi severi e figure impettite, volti sfuggenti e personaggi in posa. Questo è un altro Fattori.

Non è quello delle nature incontaminate, dei placidi buoi o dei cavalli al galoppo. Ce ne accorgiamo subito curiosando fra le sette sezioni allestite alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti nella mostra appena inaugurata “L’altra faccia dell’anima. Ritratti di Giovanni Fattori". Per la prima volta vengono esposte due opere che ritraggono alcuni membri della famiglia Pieruccetti che sono stati finalmente recuperati da collezioni molto distanti. E sono la piccola Emma, la madre Giulia Natali (che non è in mostra) e il padre Arcangiolo.



La rassegna ci porta alla scoperta di un Fattori inedito attraverso un percorso espositivo che comprende oltre sessanta ritratti di straordinaria bellezza e che ripercorre l’intero cammino artistico del pittore livornese dalla fase accademica e dai primi contatti con il suo primo insegnante fiorentino Giuseppe Bezzuoli e l’inevitabile confronto con Giovanni Boldini fino alla produzione più soggettiva degli anni Ottanta.

A cento anni dalla scomparsa di Fattori, questa esposizione - curata da Giovanni Matteucci e Carlo Sisi e promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il Polo Mussale della città di Firenze con la Galleria d’arte moderna, l’Istituto Matteucci di Viareggio e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze - lo vuole ricordare sotto una luce diversa offrendo al visitatore attento una rilettura critica dell’intera produzione dell’artista.



La mostra ci offre uno spaccato della società toscana della seconda metà dell’Ottocento. Un tuffo nelle pieghe dell’animo umano svelandoci il Fattori meno noto che un po’ ci sorprende e ci spiazza.

Qui il pittore livornese svela l’intimo, il segreto, l’umanità nascosta nelle espressioni di un volto o nella cadenza di un gesto. Cambia così lo scenario dell’atto creativo: dalle maremme contadine e soggetti militari si passa alla riproduzione di paesaggi interiori sempre dettata da un urgenza verista che questa volta vuole sondare in maniera rigorosa e analitica non tanto l’ambiente quanto la natura dell’uomo.

Fra le tele in mostra vale la pena ricordare il famoso Autoritratto del 1894, il ritratto della prima moglie, Testa di buttero, I fidanzati, La cugina Argia, ma anche Signore in giardino e Il bersagliere, vere e proprie perle della ritrattistica.



Ognuno è sorpreso dal pennello del pittore nella propria quotidianità come la splendida Trecciaiola toscana, l’Erbaiola.L’Etrusca, ma anche La prima moglie che scrive che sfilano in una galleria di volti e personaggi che ci raccontano un’epoca a partire dalla dimensione domestica più raccolta e aristocratica a quella più umile della vita contadina.

Eppure guardando questi ritratti si ha la percezione che un pizzico di romanticismo sia sfuggito all’intenzione dell’artista investendo le opere di una strana alchimia. La tensione verso il “vero” rimane, anche se in alcuni momenti sembra trascolorare nel ricordo e nella commozione di quell’attimo fuggente.

E’ pur vero che le vie dell’arte sono infinite, così insegna il postmodernismo, come smisurate sono le emozioni che queste sanno suscitare nell’osservatore.

Per scoprire la ricchezza di ogni personaggio in mostra è a disposizione il catalogo pubblicato da Sillabe.

       Daniela Vannini 


Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti Firenze
fino al 25 gennaio 2009
orario apertura: mar-dom, ore 8.15-18.50;
lunedì chiuso

 

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