Alla scoperta di Valerio Castello
di // pubblicato il 29 Febbraio, 2008
Un'altra cara amica è venuta a trovarci e la cosa fa particolarmente piacere con l'augurio, adesso che conosce la strada, possa tornare con visite sempre più frequenti.
Diamo il benvenuto a Flavia Molinari che ha scelto di raccontare ai nostri lettori la sua avventura con Valerio Castello.
Ancora grazie Flavia e ... a presto!
Devo confessare la verità: quando mi à arrivato l’invito per andare a vedere la mostra “Valerio Castello 1624 – 1659. Genio moderno” ho frugato nella mia memoria (molto a gruviera!) per tirarne fuori un’immagine, un ricordo, ma non sono arrivata a niente. Così ho voluto andare a Genova “intonsa”, senza aver cercato notizie o guardato un’enciclopedia dell’arte, per pormi liberamente e senza influssi esterni davanti a questo artista per me sconosciuto: avevo considerato solo la brevità della sua vita (trentaquattro anni) e concluso che, forse, era meglio se non mi aspettavo gran che.
Ed invece sono rimasta entusiasta di avere avuto la possibilità di incrociarmi con un vero artista e sono convinta di quello che dico.

Questa mostra è nata dall’intento di fare conoscere sempre di più i genovesi che hanno lavorato nel campo dell’arte e che sono poco conosciuti e, quindi, oggetto di ricerche non approfondite.
L’esposizione è organizzata benissimo, i curatori (Marzia Cataldi, Luca Leoncini, Camilla Manzetti e Daniele Sanguineti) sono riusciti ad ottenere prestiti privati e pubblici tali da riunire moltissime delle opere di Castello ed in totale si possono vedere circa 130 quadri, compresi quelli di alcuni predecessori e di suoi famosi contemporanei.
Valerio Castello era figlio d’arte, visto che il padre Bernardo era anche lui un pittore colto e molto attivo ed in mostra c’è una pala d’altare creata da lui nel 1624, anno di nascita del figlio, che confessa chiaramente il suo fare manierista, legato al naturalismo di quel periodo.
La scelta del Teatro Falcone, lo spazio per le esposizioni temporanee del Palazzo Reale di Genova, come cornice della mostra è dovuta al fatto che Valerio ha affrescato in questo palazzo “L’allegoria della fama” sul soffitto di un salone. Questo affresco è davvero audace per la sua capacità di riuscire a condurci nel cielo, un cielo tale da dare, per la prima volta, l’idea di uno spazio illimitato: come sempre risulta essere caratteristico ed unico anche per il dinamismo che felicemente sgorga dalle figure che rappresenta.
Si riesce a capire meglio la grande carica innovativa di questo artista confrontando le sue opere con quelle eseguite da altri ed esposte con lo scopo di dare una maggiore vivacità culturale a questa esposizione. Per esempio il “Viaggio di Giacobbe” di Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova 1610 – Mantova 1665) ha degli azzurri splendenti e l’albero presente a sinistra serve a dare una maggiore profondità al panorama, ma finisce lì, non raggiunge l’infinito. Ed il “Ritratto di Caterina Balbi” eseguito da Antoine Van DYck, il pittore fiammingo che ha lavorato parecchio a Genova, mostra la sua eccezionale capacità di rendere preziosissimi i tessuti, ma di non riuscire a dar loro la morbidezza che Valerio, invece, infondeva loro caratterizzandoli.
Sono sicura che questo mio guardare le opere famose è un pochino particolare, ma mi hanno sempre attratto le diverse maniere di rappresentare le stoffe e la mia ammirazione non ha confini quando un pittore riesce a rendere sofficemente palpabili le vesti, soprattutto se chiare, grazie al sapiente, calibrato e, nello stesso tempo, spontaneo uso del bianco, uno dei colori più difficili da usare. Castello in questo campo è veramente un maestro.
Ho trovato insolitamente simpatica nella prima sezione, quella dei pittori genovesi aderenti al naturalismo, la madonna dell’”Adorazione dei pastori” creata da Giovanni Battista Carlone (Genova 1603 – Torino 1677) che ha un viso “chionzo e rubizzo” davvero diverso da tutti quelli che ho visto sinora. Valerio Castello è riuscito a dipingere con uno stile considerato addirittura trasgressivo, perché faceva delle scelte compositive e coloristiche molto diverse da quelle consigliategli dai suoi maestri e talmente personali da farlo considerare quasi un autodidatta. Ci sono voluti alcuni decenni per fare apprezzare le sue innovazioni, riprese con successo, alla fine del secolo, anche da Gregorio de Ferrari (Porto Maurizio 1647 – Genova 1726) ed Alessandro Magnasco (Genova 1667 – 1749).
E’ sicuramente obbligatorio notare che negli ultimi anni della sua vita (1650 – 1659) Castello ha dipinto vari ratti (delle Sabine, di Proserpina) e stragi degli innocenti, dando loro una nuova scansione fastosa per cromatismo e movimento, le persone ritratte stanno esibendosi in una danza (in un ratto c’è a sinistra anche un simbolico violino) per ricordare che nella sua epoca la musica e la fantasia erano due importanti fonti culturali. Anche qui gli spazi sono magistralmente ingigantiti da continue rotture ed interruzioni.
Per conoscere il più possibile questo artista conviene andare a visitare a Genova e lì vicino anche gli altri luoghi dove si trovano le sue opere, come la Basilica di San Francesco da Padova, con la Cappella delle Reliquie o, a Recco, nella Parrocchia di S. Giovanni Battista si trova il dipinto “S. Marco con i Santi Giorgio, Lorenzo, Giovanni Battista e Cecilia”, un esempio delle inconsuete capacità compositive di questo artista.
Come sempre sono stati organizzati parecchi eventi collaterali alla mostra, un convegno per approfondire la conoscenza di Castello, delle conferenze e delle visite guidate, oltre alle attività didattiche che condurranno i giovani “a bottega con Valerio ...”. I ragazzi che andranno “a bottega” parteciperanno automaticamente al concorso che premierà la migliore interpretazione delle sensazioni suscitate dall’avere conosciuto questo artista.
Naturalmente vale la pena di visitare anche il resto del Palazzo, sapientemente restaurato ed arredato per riportarlo ail’aspetto originale, diventato ora un’accattivante sede museale.

Il catalogo, edito da Skira, è sicuramente un interessante volume che prende in considerazione tutta la produzione artistica del nostro, riportandone le varie opere e presentandole con scritti critici e schede compilate dai curatori.
L’ultima considerazione che mi permetto di fare è: dove sarebbe riuscito ad arrivare se avesse vissuto più a lungo?
Flavia Molinari
mostra: Valerio Castello 1624 –1659. Genio Moderno
sede: Palazzo Reale via Balbi 10 periodo: 15 febbraio – 15 giugno 2008
orario: da martedì a domenica 9,00 – 19,00
per ulteriori informazioniwww.valeriocastello.it