Alla scoperta dell’Oro delle Apuane
di // pubblicato il 06 Agosto, 2007
Se siete in Versilia, o nelle vicinanze di Seravezza, non
potete perdere la particolarissima mostra allestita a Palazzo Mediceo, fino al prossimo 7 ottobre, dedicata alla "pietra degli Dei" dove sono protagoniste le cave di marmo e paesaggi apuani nella pittura italiana fra tra Ottocento e Novecento, ottantadue opere per raccontare vita e storia delle cave selezionate da Enrico Dei e Andrea Baldinotti.
Niente di simile era mai stato realizzato prima e, partendo dal 1910, con disegni di Saverio Salvioni, si arriva al 1999 passando per le grandi opere pittoriche del diciannovesimo e ventesimo secolo, in un percorso capace di analizzare tutti gli aspetti della mitologia apuana ed é proprio il titolo della mostra (dall’opera emblematica di Giuseppe Viner del 1906) a sintetizzare il valore della risorsa più importante delle Apuane.
Oggi, come in passato, é il marmo a rappresentare il polo centrale di cultura, tradizioni ed economia e l'allestimento ne osserva anche il rapporto della gente del luogo, maestranze specializzate con tutti gli artisti capaci di trasferire nelle loro opere l'interpretazione di certe atmosfere.
Il durissimo lavoro nelle cave, la presenza, nei secoli, dei più grandi personaggi e artisti di ogni tempo, hanno ispirato la realizzazione di opere di straordinario valore storico, bellezza e suggestione, palpabili in mostra e anche nel catalogo edito da Bandecchi&Vivaldi.
L'immaginario comune lega, al mito di Michelangelo, i gesti dei cavatori, quasi fossero alimentati dall’apporto passionale del Genio, forse rapito dall’anima pura e inquieta delle montagne.
Se la prima rappresentazione di cave e paesaggi apuani risale ai 55 disegni di un autore anonimo Seicento, conservati a Massa nell’Archivio di Stato, forse eseguite a scopo documentario, probabilmente su commissione del Marchese Cybo Malaspina, le 27 tavole mostrano “…vedute delle città di Massa e di Carrara e delle loro ville e dei possedimenti dei principi Cybo” e mostrano scorci dei Ducati di Ayello e di Ferentillo, immagini delle ville di Bedizzano, Miseglia e Torano.
Nel secolo successivo, Saverio Salvion esegue, a penna e acquerello, diciotto vedute delle cave di Carrara con particolari delle attività di estrazione, lavorazione e trasporto del marmo.
Dalla seconda metà dell’Ottocento il paesaggio apuano, i bacini marmiferi e i cavatori, ispirarono pittori italiani e stranieri: ambiente ideale per introdurre nei dipinti elementi compositivi e coloristici nuovi. Nascono le grandi tele romantiche di Antonio Puccinelli, dei fratelli Markò, di Nino Costa, di Adolfo e Ludovico Tommasi dove si coglie la bellezza degli scorci montani, la quotidiana fatica da cui anche il tema di denuncia nella pittura a sfondo sociale dei primi decenni del Novecento.
Seguendo l'esempio di John Singer Sargent (isolatosi per ben due mesi sulle Apuane, per approfondire, nel 1911, il lavoro dei cavatori per poi riportarlo in una serie di straordinari dipinti e acquerelli), artisti come Ettore Cumbo, Mario Puccini, Giuseppe Viner e Lorenzo Viani daranno vita a opere suggestive dove appaiono umili lavoratori, personaggi mai descritti così direttamente e solennemente.
Accanto a loro, Sergio Vatteroni, scultore e pittore carrarese, “…profondamente legato allo spirito dannunziano della cultura ligure e versiliese”, realizza acqueforti che sorprendono per forza evocativa e originalità compositiva.