Alberto Sughi. Il segno_e_l’immagine

di Cinzia Colzi - pubblicato il 17 Febbraio, 2007 in Mostre

Interprete del realismo esistenziale, uno maggiori pittori italiani contemporanei in una sorprendente, nuovissima, stagione creativa, promossa dall?Assessorato alla Cultura, la Galleria Comunale d?Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo, fino al 21 maggio, Alberto Sughi con una personale che si aggiunge alla lunga serie di manifestazioni brillantemente curate dallo storico dell?arte Giovanni Faccenda a cui, Arezzo, deve il forte rilancio della? contemporanea.

48 opere inedite su carta intelata, in parte dell?autore e in parte provenienti da collezioni private, realizzate negli ultimi anni rileggendo il passato alla ricerca di spazi inesplorati di un maturo viaggio intorno all?uomo, alla quotidiana solitudine, all?incomunicabilità che attraversa i nostri contesti urbani, all?impossibilità di afferrare il senso e la misura delle nostre vite precarie.

?Rigore stilistico, eccezionali sfumature del colore, superbe linee del disegno? per i ?personaggi anonimi e ordinari di queste nuove opere. Hanno occhi e gesti privi di espressione, fissano il vuoto, assorti, negati al dialogo, forse alla ricerca di significati. Sughi stesso dichiara di aver imparato a dipingere al cinema: scene nell?attimo fuggente, come fotogrammi di un film bloccati nel fermo immagine, isolati dal contesto: attese silenziose, nervose partite a carte, mozziconi di sigarette che si spengono lenti, fra indice e medio, come le illusioni che hanno alimentato tante labili esistenze.
Per il Maestro è una rilettura critica, un?immersione nelle profondità della propria identità personale. Nuovi cocktail costruiti a colpi di immaginario, disegni, colori, materiali, pittura, alla ricerca di nuovi significati. ?Nel Naufragio che dipinsi nel ?68?, ricorda, ?l?acqua che sommergeva il salotto minacciava le comodità piccolo borghesi. In quello del 2006 è l?anima che affonda?.

Ma i caffè di Sughi, sostiene Giovanni Faccenda, ?non sono i locali in penombra di Rosai. Sono luoghi dell?immaginazione, ribalte ideali su cui si muovono figure che rappresentano la storia sentimentale e intellettuale dell?autore. Siamo a metà tra Schopenauer e Kirkegaard, tra Sartre e Camus, tra Antonioni e Fellini. Attraverso queste immagini riviviamo l?incertezza e la provvisorietà della nostra esistenza, di cui abbiamo preso tutti coscienza dopo l?11 settembre?. E ancora: ?Cospicuo, il bilancio. L?impegno creativo mostrato da Sughi in questi mesi ha infatti dato frutti aristocratici, significativi ed esaustivi. Non eravamo noi ad attenderlo a questo traguardo: lui se lo era imposto e tante interne e intense esortazioni lo avevano incalzato. Ha pure fatto i conti, il maestro, con varie avversità, e anche la salute non gli è stata benevola, ma il ?viaggio intorno all?uomo? è continuato, e continua, curioso, in questa notte della dolce vita. Fra via Veneto e la Romagna. La terra che ne ha salutato le ansiose partenze, accolto i febbrili ritorni. Il luogo dal quale, in verità, egli non si è mai allontanato. Se non altro con il pensiero. Certo con quel sentimento che ancora rabbrividisce? nel suo animo?.
Benché grave, annota Faccenda nel catalogo, il tono della descrizione non implica il senso del travaglio o dell?angoscia: ?Affiora semmai un genere di oppressione, di ansia dovuta a fatti rimasti irrisolti, dubbi che continuano a non avere spiegazione, al fondo dei quali la mente torna, talora, con malinconia e rimpianto, quasi fosse richiamata da una lontana eco?.

Studi classici, artisticamente autodidatta, riceve i primi rudimenti dallo zio e il Maestro racconta: ?Il mio incontro con l’arte è stato senza dubbio favorito da uno zio pittore e dalla passione di mia madre che, con intelligenza, ha stimolato la mia inclinazione per il disegno. Posso quindi convenire di avere seguito una strada che proprio in famiglia mi è stata suggerita; ho cominciato a disegnare all’età di sei anni e non ho più smesso?.
Alla Biennale di Venezia, resta molto impressionato da una natura morta di André Fougeron. ?Ne parlammo appassionatamente?, scriverà più tardi, ?Non ci sfuggiva che Fougeron si proponeva di guardare con veemenza in faccia alla realtà?.
Dopo tre anni a Roma dove frequenta vari artisti, torna a Cesena nel 1951 e in quegli anni nasce il realismo esistenziale e ai critici che considerano angosciante la sua pittura di quel periodo risponderà: ?Fin dalle prime personali tenute a Roma, negli anni ‘50, feci una curiosa scoperta: sembrava d’obbligo, a proposito del mio lavoro, parlare di tristezza e di solitudine?Ma io non ho mai adoperato un colore grigio per sembrare più triste od uno più rosa per alludere alla speranza. Quando si dipinge, la mente e la mano procedono con altra determinazione e fermezza. Il fine della pittura non è quello di commuovere, ma piuttosto quello di rappresentare?.

Quando nel 1963 emerge anche il tema della pittura sociale, Giorgio Bassani su una collettiva alla Galleria Gian Ferrari di Milano (con Sughi, Banchieri, Ferroni, Giannini, Leporini) scrive: ?Tutti insieme? si? ritrovano a dire di no alla? pittura? del? Novecento? italiano? fra? le due? guerre: al suo lirismo, alla sua purezza, alla sua esemplarità emblematica: puntando per? converso sul? contenuto, sui valori ieri così spregiati del ?racconto?, dell??illustrazione?. ? dunque una pittura sociale, la loro? Anche. ? comunque una pittura che chiede la diretta partecipazione emotiva e psicologica dell’astante?? e di Sughi espressamente annota: ?Come gli altri, si è opposto fin dal principio alle sublimi poetiche novecentesche: e lo ricordiamo, dieci anni fa, immerso fino al collo nella cronaca nera del neorealismo postbellico. Più tardi ha sentito evidentemente il bisogno di decantare i propri contenuti, di fare bello e grande anche lui. Ed eccolo, infatti, in questi suoi ultimi quadri, risalito alle fonti più vere del proprio realismo: a Degas, a Lautrec: classicamente maturo, ormai, per accogliere e far sua perfino la lezione di Bacon, tenebroso stregone nordico ??.

All?inizio degli anni ‘70 Sughi si trasferisce da Cesena città alle non lontane colline di Carpineta e inizia a lavorare al ciclo La cena, evidente metafora della società borghese in cui si ritrova un certo realismo tedesco avvolto da atmosfere quasi metafisiche che isolano ogni personaggio congelandolo all’interno della scena. Secondo Giovanni Amendola sembra proprio trattarsi di ?un’ultima cena?, di un congedo immaginario della borghesia dell’Italia del miracolo economico. Sono gli anni in cui Sughi partecipa attivamente alla vita politica come consigliere comunale.

E? il febbraio del 1993 quando Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente del Consiglio, lo nomina presidente dell’Ente Autonomo Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte di Roma, e il gennaio del 1994 quando Sughi si dimette dall’incarico, non ravvisando la possibilità di operare fruttuosamente e seguendo, in fondo, un istinto profondamente ribelle. Nel 1996 dipinge il ciclo Indizi e frammenti riconnettendosi, per citare Antonio Del Guercio, ?ai luoghi della urbana solitudine?, o alla ?solitudine pubblica? se si preferisce la definizione di Giorgio Soavi. Indizi e frammenti anticipa in qualche modo Notturno, l’ultimo dei cicli dipinti da Sughi nel ‘900.

Attualmente Sughi scrive per Absolutearts.com, la grande directory d’arte del Columbus (Ohio), e sul suo blog mensile si occupa prevalentemente del tema artista e società. Il 28 novembre scorso, ancora Carlo Azeglio Ciampi, stavolta come Presidente della Repubblica, lo ha insignito del prestigioso Premio Vittorio De Sica

(pubblicato Terra di Toscana aprile 2006 e riportato sul blog in data odierna)

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