Al Ristorante come a un ricevimento di Bardini
di // pubblicato il 25 Giugno, 2008
A Firenze mancava un locale così.
Adesso però è difficile pensare a qualcosa di paragonabile.
Nel 1913, l’antiquario Stefano Bardini acquistò il complesso del Palazzo Mozzi, della Villa Manadroa, con i giardini e alcuni terreni agricoli. Con una serie di interventi e modifiche, fra cui anche un viale per raggiungere la villa che verrà chiamata Villa Bardini, dotandola di un giardino con terrazza affacciata sul panorama di Firenze che divenne ben presto meta di ricevimenti per i ricchissimi compratori che giungevano da ogni parte.
Con l’intervento dell’Ente Cassa di Risparmio la villa e il giardino, abbandonati dopo la scomparsa dell’ultimo erede, sono tornati allo splendore e restituiti alla fruibilità della città e sulle nostre pagine avete trovato sempre tempesti viaggiornamenti di tutti gli eventi culturali ospitati nel Complesso Bardini.

Ieri sera, però, per la prima volta, la suggestione di quelle feste leggendarie del secolo scorso, è tornata palpabile durante l’inaugurazione del Ristorante del Complesso ed è durata fin quando il cielo si è illuminato e colorato con i tradizionali Fuochi di San Giovanni.
La magia di tanto fascino era reale e il rumore dei fuochi copriva ogni nota stonata.
Quando il tempo è tornato all’attualità, la constatazione di un contemporaneo altrettanto bello, di un ristorante che, seppure con una cucina strepitosa, è riduttivo definirlo tale perché Villa Bardini, per la sua collocazione e architettura, sembra naturalmente predisposta a contenere i più diversi aspetti culturali che la città esprime nel riassumere anni di storia, ma anche quelli che ne caratterizzano la sua continuità nel presente.
Accanto alla raccolta delle opere di Pietro Annigoni, che verrà allestita nel prossimo autunno, e alle geniali ‘architetture’ sartoriali di Roberto Capucci, proprio all’interno del Ristorante si apre un nuovo spazio riservato alla contemporaneità, per artisti italiani e stranieri che più si stanno impegnando ad innovare i linguaggi concettuali e performativi, rispondendo così alla ricerca internazionale in atto.
BardiniContemporanea si propone come uno spazio limitato, ma particolarmente attento, in grado di fornire un apporto costante all’Osservatorio per le Arti Contemporanee nella convinzione che è possibile individuare a Firenze una sorta di ‘museo diffuso’ della cultura contemporanea, molto attivo e capace di efficaci prospettive.

L’onore del primo allestimento è riservato alle fotografie Luis Molina- Pantin con una selezione di lavori che rimanda ad un’idea di paesaggio immaginifico, metafisico, legato al ricordo, all’idea di souvenir, dove ci troviamo di fronte la presenza dell’assenza di un luogo, di un oggetto, di una terribile storia di sfruttamento e arricchimento tramutata in una grottesca allegoria architettonica. Pantin ci conduce in una riflessione ancora più complessa sulla scomparsa, sulla trasmutazione, partendo dalla teoria di origine hegeliana della sovrapposizione tra soggetto ed oggetto, arrivando a Deleuze e alle sue riflessioni tra differenza e ripetizione, approdando infine a Bourriad e alla sua estetica della post produzione.
Alla base della fotografia dell’artista venezuelano, la sparizione, la dissolvenza dell’oggetto, dell’opera, dell’architettura come soggetti e la loro nuova connotazione con lo spirito archivistico, creatore di campionari che suppliscono alla reale esperienza, denudando l’incapacità e l’immobilismo umano di fronte alla seduzione dell’inganno scenico.
I temi da approfondire diffusamente sarebbero molti, argomento per un’intera serata, niente di meglio quindi che farlo cenando proprio fra le opere per osservarle nel dettaglio come ho fatto seduta con Umberto Montani, notissimo in città per gestire con successo altri ristoranti, che mi ha spiegato come sia stimolante... Beh, a questo punto che ne dite di vedere personalmente?