Africani in Africa

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

Ammetto di soffrire di "mal d'Africa" e non posso stare oltre mille giorni senza rivivere quella irripetibile sensazione del ritorno alle origini, alla madre terra, che rappresenta sempre un nuovo viaggio, ma la mancanza di orientamento, con le stelle del cielo della fascia equatoriale, è stata, e rimane, una delle esperienze più inquietanti, e al tempo stesso esaltanti, vissute trovandomi in foresta.

Sensazione di immenso e dell'azzeramento di tutte le certezze, l'ho riprovata, dopo quasi un quarto di secolo, tuffandomi in quel caleidoscopio di colori e calori che è la proposta di questo mese: una visita, gratuita, allestita nel Museo di Storia Naturale dell'ateneo fiorentino, che, per nessuna ragione, vi dovrete far sfuggire.
Oltre 130 opere, di 20 artisti, arrivate da Senegal, Ghana, Togo, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Popolare del Congo, Kenya, Zimbabwe, Tanzania e Nigeria, hanno "messo in scena" la più grande storia africana mai rappresentata in Italia negli ultimi 40 anni, azzarderei anche in Europa: la mostra Africani inAfrica (Firenze, Palazzo Pazzi-Ammannati, 28 Borgo degli Albizi) dal 29 Dicembre 2004 al 6 marzo 2005 (orario 10.00-13,00 e 15,00-19,00, chiusa il lunedì).

Dal catalogo, nell'introduzione della storica Lara-Vinca Masini si legge: "Oggi queste popolazioni tentano la riscoperta della propria identità culturale, attualizzandola al contemporaneo, con un'arte che, mentre cerca nella ricchezza della propria tradizione la forza per liberarsi dall'omologazione che l'Occidente impone, viene strumentalizzata dallo stesso Occidente. Il quale, come sempre, trova un altro mezzo per cercare di trasformare questa ricchezza spirituale e poetica in un ulteriore strumento di sfruttamento economico. Una politica che in parte ha aiutato alcuni artisti già noti all'estero e già con quotazioni altissime, ma che risulta deleteria, con poche eccezioni, per quegli artisti che vivono le contraddizioni di un'urbanizzazione già al massimo della sua degenerazione. Degenerazione che in Occidente è frutto di secoli e qui, forse, di una sola generazione ".
La mostra, dunque, quale perfetta panoramica dei fermenti artistici che agitano la fascia centrale del continente che, dal periodo coloniale, comunemente viene detta Africa Nera, territorio vastissimo, carico di tensioni politiche e sociali, dal quale provengono molte delle ispirazioni che hanno segnato l'arte europea e nord americana, da Picasso a Warhol, e da dove stanno emergendo autori di diversa estrazione e rappresentatività, ma nei quali si riconosce una fondamentale radice etnica, un'impronta culturale che da un lontano passato conduce dritta al futuro.

Dopo l'esposizione romana del 1964, mai si erano viste opere tanto belle e importanti in cui si riflettono anche le tragedie africane dei nostri anni, guerre, carestie, epidemie, vicende di sfruttamento, di sopraffazione e di morte.
Curata da due affermati specialisti di arte etnica, Luca Faccenda e Marco Parri, Africani inAfrica (a cui dobbiamo la strabiliante rassegna dello scorso anno Aborigeni australiani) nasce con il patrocinio degli assessorati alla cultura del Comune di Firenze e della Regione Toscana (e di alcuni importantissimi sponsor senza i quali, oggi, è impossibile pensare di proporre "cultura" senza far pagare il biglietto di ingresso) e si avvale della collaborazione Brunetto Chiarelli, ordinario di Antropologia all'Università di Firenze, che firma, con Lara-Vinca Masini, la prefazione del catalogo, che vi suggerisco di comprare ai vostri ragazzi (Giunti, Firenze, 216 pagine a colori, versione italiana, francese e inglese, Euro 45,00)

Le opere hanno provenienza diversa: molte sono prestiti di musei, fondazioni, collezionisti privati, altre arrivano direttamente dagli artisti, tra i quali occorre citare Cheff Mwai (Kenya), l'ex militante Mau Mau i cui bassorilievi policromi in legno (compreso il celebre ritratto del presidente Jomo Kenyatta) inneggiano alla resistenza contro l'occupazione coloniale.
I mercati dipinti da Maurus Mikael Malikita (Tanzania), l'artista più noto del genere Tingatinga, e gli oli su carta telata di Peter Maurice Wanjau (Kenya), rappresentano invece le usanze tribal-sociali ancora in uso nei villaggi, vere e proprie denunce contro la morte per fame e l'infibulazione.
Dalla Repubblica Popolare del Congo, provengono le opere di Djesse che nel suo astrattismo figurativo riproduce raffinerie e miniere attraverso significati e maschere tribali della cultura Mbuia e delle tribù Fang.

Nella nemica Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, viveva invece Jean Michel Moukeba (detto Djambo), vittima giovanissima nella lunga guerra fratricida, di cui la mostra presenta un magnifico altorilievo dipinto, straordinario esempio di Pop Africano.
Da Kinshasa anche le opere del giovane artista Lukawu, le sue celebri mani protese che intimano l'Alt! all'Aids e all'uccisione della fauna selvatica.
Dal Senegal arrivano poi le straordinarie tavole Pop di Moustapha Souley, autentiche insegne pubblicitarie, e una rarissima scultura di Amadou Makhtar Mbaye ( Tita), un suonatore ricomposto con pezzi recuperati nelle discariche delle grandi periferie urbane.
Numerose opere di Benard Asante (Ghana), artista collocabile nella corrente neo grafitista, che secondo una tradizione della propria tribù disegna i grandi animali d'Africa cancellandone poi il tratto per proteggerne il corpo dalla vista degli spiriti negativi.
Sempre dal Ghana arriva un raro ritratto di un occidentale, del guaritore di Dio, Anthony Kwame Akoto (Almighty God).
Spettacolari le grandi istallazioni in legno policromo e traforato di Abdallah Salim (Kenya), prestito del Tobu Museum of Art di Tokio, e gli assemblaggi optical di tappi di bottiglia trovati nelle discariche della raffinata e rara Margareth Majo (Zimbawe).

Particolarissimi i piccoli quadri di Kristopher Atikossie (Togo) con i simboli della magia tribale, e quelli di maggiori dimensioni di Engdaget Legesse (Etiopia) dai significati criptati attraverso una segreta espressione di simboli copti.
Le grandi opere di Mandy's Meninwa (Nigeria) si rifanno invece alle maschere tribali delle culture Chamba, Kalabari Ijo e delle figure a mezza luna delle tribù Mama.
Particolare rilievo per le pitture su tela e vernice trasparente di Georges Lilanga (Tanzania), che ha ottenuto a Sotheby's Londra quotazioni record e che a Firenze è presente con alcune opere di misura eccezionale rispetto alle consuete configurazioni di cm. 30 x 30.

Il capitolo finale è dedicato ai grandi totem in legno dipinto di Solomon Uwuenwa (Nigeria) che ripropongono in chiave contemporanea gli stilemi tribali degli Yoruba, dei Mama, dei Mumuye e dei Chamba, tribù che hanno costituito la memoria etnica del suo Paese.
Africani inAfrica è il primo evento de L'Africa in Toscana, infatti sono in allestimento sempre a Firenze: il seminario Arte Africana Contemporanea il 27 e 28 gennaio 2005 alla Facoltà di Architettura, Via S. Verdiana, a cui seguiranno Quando Dio abitava a Ife, capolavori dell'antica Nigeria dal 4 marzo al 3 luglio a Palazzo Strozzi e il convegno Ragghianti e l'arte africana nella primavera 2005, la cui data non è ancora stata confermata, ma, siate certi, vi aggiornerò tempestivamente.

(pubblicato Terra di Toscana dicembre 2004 e riportato sul blig in data odierna)

 

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